Il mercato dell'arte gira ancora intorno alla capitale. «Roma è la città chiave in Italia sia per gli affidamenti sia per alcuni importanti clienti che vi risiedono». Lo dice Filippo Lotti, ceo di Sotheby's Italia, tanto fiducioso nelle potenzialità del mercato capitolino da rafforzare la sede di Palazzo Colonna (attualmente solo di rappresentanza: quella operativa è a Milano, a Palazzo Broggi) aggiungendo due esperti ai dipartimenti di arte moderna e contemporanea e degli arredi. «In futuro - dice Lotti - vorremmo aumentare gli specialisti anche in pittura antica e in quella del XIX secolo». Ma nel momento in cui si tende a contrarre i reparti, non converrebbe ridurre le spese invece che duplicare i dipartimenti? «Il mercato italiano è storicamente uno dei più interessanti - spiega Lotti - e noi pensiamo che possa produrre nuovi collezionisti che vanno avviati e sensibilizzati ai mercato dell'arte. Succede spesso che un cliente giovane inizi acquistando un buon disegno antico per 1.500 o 3mila euro per poi passare, negli anni, ai dipinti che hanno certamente altre cifre». Intanto la sede romana, per Sotheby's Italia ha prodotto quasi tutte le single owner sale, quelle vendite provenienti da una stessa proprietà. L'ultima è del 2004, e riguardava gli arredi di una proprietà di piazza Farnese strettamente legata a un antiquario romano. Ha realizzato 7 milioni di euro. E il 18 ottobre a Milano Sotheby's replica con un'asta che ha già creato fermento nel mercato antiquario. Si tratta infatti della collezione di una signora romana raccolta con la consulenza di Fabrizio Apolloni, importante antiquario romano recentemente scomparso. Passeranno sotto il martello quindi 315 lotti di oggetti scomparsi dal mercato per almeno trent'anni e in più acquistati con il placet di un occhio esperto. Tra i capolavori una scultura genovese di Bacco in legno dipinto e dorato, realizzata tra il sei e il settecento, che potrebbe essere attribuita a Filippo Parodi, stimata 30mila-50mila euro e una coppia di specchiere veneziane del 1770 appartenute ai doge veneziano Paolo Renier, in stima a 50mila-100mila euro. E poi dipinti antichi che al momento rappresentano il più ricercato investimento in arte. Tra gli altri un olio su tela di Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro (Napoli 1612-1675) Mosé con le tavole della legge e l'adorazione del vitello d'oro stimato 120mila - 180mila euro. Ma l'aspetto interessante della vendita è l'attenzione mostrata per le cosiddette arti minori: dalle maioliche rappresentate da una collezione di piatti degli armigeri di Montelupo del XVII-XVIII secolo (i prezzi variano dai 3mila ai 7mila euro a lotto) alle raffinate figure in ceramica del savonese Giacomo Boselli (1744-1808) che racconta scene di vita popolare, acquistabili ognuna a partire da 2mila euro. E poi gli argenti, i tappeti, i vetri del Novecento tra cui un gruppo di sette vasi Gallé stimati 5mila-7mila euro. Anche i disegni potrebbero offrire qual che buona occasione di investimento. Lotti, esperto e appassionato di libri e disegni antichi non nasconde la curiosità per un disegno fiorentino della seconda metà del XVl secolo. Potrebbe trattarsi di una festa fiorentina - dice - una pagina dei libri con cui si illustravano a posteriori avvenimenti pubblici, visite di re, matrimoni: sono piuttosto rare queste illustrazioni. La stima è 4mila- 6mila euro.