La recente e sconcertante vicenda dell'Ermitage è indicativa di una deriva della politica locale che necessita di una riflessione più ampia, che esca dai confini angusti del singolo episodio. Vista da lontano appare, infatti, quasi del tutto incomprensibile: c'era l'accordo, c'erano i soldi e c'era anche la sede appropriata, ma, con il cambio del sindaco e con la rottura di equilibri consolidati all'interno della sinistra mantovana, tutto questo è stato rimesso in discussione. Come era facile prevedere, la controparte russa ha interpretato questa revisione di accordi già presi come il segnale di scarso interesse verso l'iniziativa e ha cercato interlocutori più attenti, trovandoli, guarda caso, in realtà del tutto simili a Maritava. Le dichiarazioni del sindaco e di alcuni intellettuali locali, che, per indole o per scelta, sono sempre fedeli alla, linea, di chi comanda in quel momento, non convincono. Se davvero l'arrivo dell'Ermitage sarebbe stato una iattura per Mantova, occorreva dirlo prima e rompere senza indugi la trattativa, motivando davanti ai cittadini questa scelta. Insinuarlo dopo, suona un po' come la favola della volpe e l'uva e fa poco onore a chi lo dice. Peggio ancora, il comportamento del sindaco assomiglia a quello del bambino che se non si fa come vuole lui, si porta via il pallone e così nessuno può giocare. Alcuni sostenitori del fallimento dell'operazione gongolano perché a detta loro «dietro alla vicenda si nascondevano interessi poco chiari». E' naturale che dietro ogni attività umana si nascondano o si palesino interessi, non solo economici e non credo che su questa, vicenda, nessuno non volesse o potesse ricavarne dei benefici. Gli interessi non vanno demonizzati bensì gestiti perché è compito della politica tendere al bene comune, governando anche l'interesse particolare. In taluna sinistra salottiera, non solo mantovana purtroppo, impera invece ancora un concetto demagagico per cui un'azione politica è buona solo se è pura nella sua fase di ideazione e progettazione, scevra cioè dai compromessi acuì deve andare incontro, interessi privati compresi, quando la si deve realizzare concretamente. Ma. come dicevo questa vicenda apre uno squarcio sulla, polìtica culturale a Maritava e, vorrei dire, sulla politica locale in senso ancor più generale. L'impressione che si ricava, infatti, è che la politica culturale corra spesso il rischio di trasformarsi in una semplice distribuzione nemmeno troppo ragionata di risorse pubbliche e, come tale, diventare un terreno di scontro quasi del tutto privo di progettualità. In altre parole, stiamo assistendo a una guerra tra gruppi di potere contrapposti, per cui le idee non valgono in quanto tali, ma valgono solo in relazione di chi le presenta. Per essere ancor più espliciti: un progetto che è nato nell 'epoca di Burchiellaro non piace agli amici della Brioni a prescindere da qualsiasi altra considerazione. Ferrara ha raggiunto l'accordo con l'Ermitage non perché più attrattiva di Mantova, ma, semplicemente perché ha saputo coinvolgere nel progetto una pluralità di istituzioni (enti locali, università, banca, musei, ecc.) che si sono coordinate. A Mantova tutto questo non è successo e, anzi, si è cercato in tutti i modi lo scontro tra le diverse istituzioni culturali della città, fino ad arrivare allo sgarbo, da parte del Comune, di non partecipare alla com-memorazione di Maria Bellon-ci (cittadina onoraria di Mantova), solo perché l'organizzatore dell'evento non è simpatico a chi di dovere. Ma, in questo modo la città, non cresce, forse l'Ermitage a Mantova non sarebbe stato un avvenimento di portata epocale, ma sarebbe stato qualcosa in più e se la giunta in carica ritiene di poterne fare a meno, dovrebbe esplicitare il proprio progetto di sviluppo culturale della città, che, ovviamente, nonpuò essere una semplice e ottusa contrapposizione a quello della giunta precedente. Alberto Grandi
MANTOVA: DOPO L'ERMITAGE 2)DOPO L'ERMITAGE 1) Se c'è un'alternativa, la giunta la spieghi
La vicenda dell'Ermitage a Mantova è stata segnata da una serie di eventi che hanno portato alla rottura degli accordi con la Russia. Il sindaco e alcuni intellettuali locali hanno cercato di giustificare la decisione di non procedere con l'operazione, ma le loro dichiarazioni non sono state convincenti. Il comportamento del sindaco è stato descritto come simile a quello di un bambino che se non si fa come vuole lui, si porta via il pallone. Alcuni sostenitori del fallimento dell'operazione hanno suggerito che ci siano stati interessi poco chiari, ma gli interessi non devono essere demonizzati, ma gestiti. La vicenda apre uno squarcio sulla politica culturale a Maritava e sulla politica locale in senso più generale.
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