Bacoli. A rischio il parco sommerso archeologico di Baia. L'Sos parte dalla capitaneria di porto di Baia e dalla sovrintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta , l'ente gestore dell'area. Sotto accusa una condotta fognaria del Comune, regolarmente autorizzata dalla Provincia, che scarica le acque nere nello specchio marino protetto. Ogni volta che si verifica un guasto o un blackout elettrico, le pompe di sollevamento si bloccano e la condotta fognaria defluisce in mare. «Questo accade spesso - dice Gennaro Bosone, comandante dell'ufficio Locamare di Baia - Quando c'è un'avaria, le acque non giungono direttamente all'impianto di Cuma e sono scaricate nel parco archeologico sommerso. Questa è un'assurdità poiché l'area è tutelata». E lo specchio acqueo, oltre a prendere un colorito nerastro, è maleodorante. Al riguardo anche l'assessore provinciale alle Aree Protette Francesco Borrelli interviene. «È un fatto gravissimo che bisogna seguire e risolvere - dice - interverremo immediatamente per bloccare questo canale, probabilmente autorizzato prima che il parco diventasse area protetta». Sono stati effettuati anche esami dall'Arpac per evidenziare la presenza di agenti batterci. Secondo l'esito conseguito non sono superati i limiti previsti dalle norme vigenti, quindi non è stato riscontrato un grave inquinamento del tratto marino. Nonostante ciò, la capitaneria di porto e la sovrintendenza chiedono che la condotta venga chiusa. Qui sui fondali sono custodite le strutture di epoca imperiale. Ed è una grossa contraddizione in vista dell'ingresso del parco sommerso di Baia (con quello della Gaiola e l'area bradisismica di Pozzuoli) nel patrimonio naturalistico dell'Unesco. «Anche in vista delle verifiche sul territorio per l'entrata nell'Unesco, bisogna intervenire e ristabilire una tutela completa dell'area sommersa», conclude l'assessore provinciale Borrelli. Lo scorso 25 settembre la firma del protocollo d'intesa, mentre il parco è stato istituito nell'agosto del 2002 dal ministero ai Beni Ambientali di concerto con il ministero per i Beni e la attività culturali e la Regione. L'area, compresa tra il limite meridionale del porto di Baia e il molo sud del lido Augusto, è suddivisa in tre zone: riserva integrale (A), generale (B) parziale (C). Ed è un esempio unico al mondo per lo sprofondamento dell'antica fascia costiera e la successiva trasformazione del territorio. Ma con la condotta fognaria che vi scarica le acque nere si rischia di compromettere il prestigioso sito archeologico conservato sui fondali. Soprattutto alla luce dei recenti interventi di restauro subacqueo, promossi dall'Unesco e affidati dalla soprintendenza all'Istituto Centrale del Restauro. «Gli interventi finora hanno interessato le strutture di un ambiente con mosaico pavimentale della "Domus con ingesso a protiro" - dice Roberto Petriaggi - archeologo subacqueo. Ora sono in fase di restauro le strutture sommerse del Portus Julius, nella zona B di riserva generale».
Una fogna minaccia il parco marino di Baia
L'Sos ha iniziato un'indagine per verificare la condotta fognaria del Comune di Baia, che scarica le acque nere nello specchio marino protetto del parco sommerso archeologico di Baia. La condotta è stata autorizzata dalla Provincia, ma la sua presenza è considerata un problema poiché le acque scaricate possono danneggiare l'area archeologica e il suo ambiente. L'assessore provinciale alle Aree Protette Francesco Borrelli ha interpellato l'Arpac per verificare la presenza di agenti batterici nelle acque, ma non è stato riscontrato un grave inquinamento. Tuttavia, la capitaneria di porto e la sovrintendenza chiedono che la condotta venga chiusa.
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