L'università felsinea contro il «vincolo» posto sul Casale e i suoi beni. Tra un mese l'udienza al Consiglio di Stato È scontro tra Mentana e Bologna per una biblioteca di 100 mila volumi IL BENE VINCOLATO O NO? Il rettore Calzolari prefigura un accordo con la Regione Lazio per "dislocare" i libri d'arte a Bologna. L'assessore regionale: «Vediamo... » Renata la «prof» e Giulio De Santis se ne sono andati, Gina Fiorucci è in pensione, a Mentana nella villa Zeri tra i suoi ex collaboratori restano solo Marta la bibliotecaria e Mario Piorucci con un contratto co.co.co. Se lo avesse saputo il grande Federico, chissà che poesiola ci avrebbe costruito sopra... Casali di Mentana, mentre Bologna celebra i suoi fasti inaugurando in pompa magna la Fondazione Renato Zeri, qui nella grande villa che Zeri si fece fare da Andrea Busiri Vici si sta consumando invece la parte oscura del suo lascito testamentario. Otto anni fa, morendo, Zeri dette tutto all'università di Bologna. Rettore era Roversi Monaco, l'accordo verbale era di lasciare tutto il succo delle sue ricerche e delle sue proprietà a Mentana. Parola del rettore d'allora. Zeri non immaginava certo però che questo si sarebbe risolto in uno svuotamento progressivo del suo «buen retiro», una sorta di spoliazione in progress che, sotto un nuovo rettore, relega il casale a diventare un guscio vuoto privo di tutto. La formidabile fototeca di 290 mila foto infatti da tempo a Bologna, resta in bilico la ricca biblioteca di 100 mila tra volumi e opuscoli d'arte (40 mila) che non è stata ancora trasferita a Bologna solo perché «vincolata» a suo tempo sia dallo stato che dalla Regione Lazio. Ma ora contro questo vincolo è in corso una manovra di aggiramento che fa gridare allo scandalo la municipalità di Mentana retta dal sindaco Guido Tabanella di An. Bologna infatti ha appena annunciato un accordo con la Regione Lazio per la «dislocazione» dei volumi (insomma il loro trasferimento a Bologna), l'assessore della cultura della Regione Lazio Giulia Rodano diplomaticamente si trincera dietro un «Vediamo che accordo si può fare...». Il problema è riesploso dunque giovedì scorso a Bologna, quando durante il black-out della stampa italiana per lo sciopero dei giornalisti è stata inaugurata in grande pompa la Fondazione Federico Zeri, costola del dipartimento di Arti Visive, in piazzetta Morandi a due passi da casa Prodi. Nell'occasione il rettore Ugo Calzolari ha detto: «Oggi avremmo voluto avere qui anche la biblioteca, ma dovremo aspettare. È in corso una convenzione per la dislocazione con la Regione Lazio...». Ma come? Non c'era un vincolo sui beni librari posto dalla giunta Storace? E non c'era in epoca precedente, dal 24 luglio 2003, un altro vincolo ancor più rilevante posto dal Ministero dei beni culturali attraverso la soprintendenza regionale retta allora da Ruggero Martines? Il vincolo, soprattutto quello ministeriale, c'è eccome. Tant'è vero che l'università bolognese ha fatto ricorso al presidente della repubblica invocando il giudizio del Consiglio di Stato, il quale in una prossima udienza (15 novembre) deciderà se ammettere o no il ricorso. Da questa udienza dipende dunque il futuro della biblioteCa e del casale di Mentana, utilizzato finora da Bologna solo per un palo di brevi seminari all'anno. Ecco allora come nasce il «pour parler» annunciato da Calzolari con la regione Lazio retta ora dalla giunta Marrazzo, pare dimentica dei propri vincoli. Ma che cosa stabilisce il vincolo voluto dal soprintendente Martines? Stabilisce che «l'immobile denominato Villa Zeri di Casali di Mentana, descritto nell'allegata relazione storica, è dichiarato d'interesse particolarmente importante e viene quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela. La planimetria e la relazione storica fanno parte integrante del presente decreto...». La relazione spiega che lì a Mentana Zeri aveva riunito un «unicum», cioè «la villa, il parco di 10 ettari, tre case coloniche, la collezione di epigrafi romane, la biblioteca d'arte e e la fototeca». Prosegue la relazione: «La biblioteca è composta da oltre 50 mila volumi, a cui si aggiungono 40 mila cataloghi d'asta. La sua consistenza può competere con quella delle maggiori biblioteche specializzate italiane e straniere (una delle più importanti conosciute, la Biblioteca Berenson, conta circa 16.000 titoli)...»