Il senatore azzurro torna sul caso del dipinto di Leonardo Pedretti: «Non mi sorprende. Sono i politici che decidono» L'archeologo Liverani: «La decisione mi lascia perpiesso» Mentre nelle sale del Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi è in corso l'esposizione di opere di Leonardo da Vinci, uno dei suoi dipinti più famosi - l'Annunciazione - è di nuovo al centro delle polemiche. L'altro ieri il ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, aveva detto che che non c'erano ripensamenti: l'opera di Leonardo partirà per Tokyo, in tempo per essere in mostra durante la «Primavera italiana» il prossimo marzo. Secondo il vicepremier il trasferimento in Giappone della preziosissima tela «è un sacrificio motivato» perché «Ci aspettiamo che questa mostra su Leonardo, che sarà imperniata anche sull'Annunciazione e gli Uffizi, sia una delle più visitate nella storia del Giappone. E questo credo che valga per Firenze e per l'Italia la pena di un eccezionale sacrificio». Le dichiarazioni di Rutelli, inevitabilmente, hanno suscitato un nuovo vespaio di polemiche. Il senatore di Forza Italia, Paolo Amato, in un comunicato ha detto di aver letto «le dichiarazioni del Ministro Rutelli che definisce il prestito dell'Annunciazione dl Leonardo da Vinci a Tokio, come un "sacrificio eccezionale ma necessario". Necessario per chi: per l'Italia o per Ruteffi? In ogni caso, i sacrifici per la promozione turistica e culturale non posso essere fatti mettendo a rischio l'integrità delle opere d'arte, a maggior ragione quando si tratta di un'opera unica come quella dell'Annunciazione di Leonardo da Vinci. Al Ministro chiedo pertanto di lasciare l'opera dov'è, e cioè, agli Uffizi. In Giappone, per aereo, ci mandi una copia». Torna sulla questione anche Carlo Pedretti, docente dell'Università della California e tra i massimi esperti mondiali di Leonardo da Vinci. «Le dichiarazioni di Rutelli non mi sorprendono - ha detto - così come sono sicuro che nonostante le proteste poi saranno i politici a decidere. Non serviranno proteste coreografiche né l'idea di mandare una copia. I giapponesi pretendono l'originale» ha concluso il professore. Più sfumato il giudizio di Paolo Liverani, docente presso il dipartimento di Scienze dell'Antichità alla Facoltà di Lettere di Firenze e membro della Comniissione prestiti opere d'arte nominata a fine agosto. «Non sono entusiasta della decisione di mandare l'opera di Leonardo da Vinci in Giappone, anzi è una cosa che mi lascia perplesso - ha detto il professore -. D'altronde io sono un archeologo che, insieme ad altri colleghi di diversi settori, sto lavorando in maniera proflcuaaun documento che detterà le linee guida future per i prestiti delle opere d'arte; Poi sarà il ministro che comunque deciderà quando renderle note». L'importante è che qualcuno informi Liverani C. che, qualsiasi linea guida essi dettino, poi sarà la politica, vero «gestore» dei beni culturali, a prendere decisioni.