Le nomine di nuovi dirigenti del ministero dei Beni culturali finiscono sul tavolo del presidente della Repubblica. Nei prossimi giorni arriverà una lettera al capo dello Stato, firmata da alcuni vincitori della prima parte del concorso (attualmente bloccato) per la nomina dei dirigenti, che si sentono scavalcati dalle decisioni del ministro Francesco Rutelli e da un diabolico articolo del collegato alla Finanziaria. Nella lettera si farà riferimento, in modo provocatorio, a una precisa domanda: in Italia esiste ancora l'imparzialità della pubblica amministrazione? E si può fare carriera, ai vertici dello Stato, per meriti e non per spinte politiche? Ricordiamo i fatti. Il concorso per 11 posti di sovrintendenti è stato sospeso, dopo la prova orale, dal ministro, in attesa di un verdetto del Tar del Lazio, previsto per il 24 ottobre. Intanto, Rutelli ha promosso, con un suo provvedimento, alcuni candidati bocciati. E in Finanziaria ha fatto inserire un articolo che riserva 20 dei 40 posti di dirigenti del ministero da mettere a concorso, a persone «già in molo presso il ministero». Dietro l'anonimato dell'articolo, come accade spesso in Italia, ci sono dei nomi e cognomi. Per esempio, Rossella Vodret, reggente per il patrimonio artistico e storico di Roma; Lorenza Mochi Onori, reggente nelle Marche. Poi alcuni architetti: Francesco Paolo Cecati (attualmente in servizio in Calabria), Anna Maria Affanni e Maurizio Galletti (Lazio), Alberto Artioli (Milano) e perfino due ex amministrativi, Gaetano Biandini e Salvo NJastasi. Chissà, a questo punto, quale sarà l'opinione, sulla strana procedura, di Giorgio Napolitano.