Il gruppo consiliare non è soddisfatto della risposta arrivata dalla Soprintendenza Insieme per Castelleone sulla realizzazione di capannoni nell'area archeologica CASTELLEONE DI SUASA - Il gruppo consiliare "Insieme per Castelleone" torna sull'ipotesi di realizzazione di capannoni industriali nell'area di Pianvolpello, un'area molto ricca dal punto di vista archeologico. "Per rispondere alla nostra interrogazione - si legge in una nota - il sindaco ha posto questi interrogativi alla Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche, e ci ha fornito la risposta scritta al Consiglio Comunale del 29 settembre scorso firmata dal soprintendente Giuliano de Marinis. Nella lettera la Soprintendenza risponde che nel corso del monitoraggio effettuato dalla ditta incaricata si è constatata nell'area interessata la presenza di strutture e materiali archeologici riferibili a resti di un insediamento agricolo romano a carattere probabilmente stagionale, comprendente anche una zona per la cottura di laterizi e ceramica da mensa, inquadrabile fra il I sec. a.C. e l'età tarda imperiale. Questo parere non ci ha sicuramente stupito, visto che il movimento Insieme per Castelleone si è sempre dichiarato assolutamente contrario alla realizzazione di nuovi capannoni industriali nell'area di Pianvolpello. Ciò che ci stupisce invece è come la Soprintendenza, nella lettera del 22 settembre, dichiari che è ancora in corso la completa ricognizione dell'area direttamente interessata dai manufatti progettati alla quale potranno eventualmente seguire altri saggi ed accertamenti anche all'esterno dell'ingombro dei capannoni stessi ove se ne ravvisi l'utilità per acquisire ulteriori dati scientifici. Ma nel frattempo i lavori di realizzazione dei capannoni, pur se a periodi alterni, proseguono. Quando si terminerà la completa ricognizione dell'area? Ed eventuali modifiche del progetto? Rischiamo forse di veder completati i capannoni senza che nulla di concreto sia fatto per tutelare i reperti ritrovati? Oppure, peggio ancora, ci ritroveremo con una piccola area di tutela archeologica in mezzo a degli enormi impianti produttivi?" "Non ci sembra pensabile - conclude la nota - che queste due realtà possano convivere, sarebbe uno scempio per i reperti e un intralcio per chi in quei capannoni ci andrà a lavorare, con l'unico risultato di non avere né un'area archeologica degna di questo nome, né un'area artigianale funzionale. Quindi, secondo noi, è il caso che venga affermato che se i ritrovamenti sono importanti essi hanno la priorità su tutto ed i capannoni non devono essere costruiti, oppure se i ritrovamenti sono di scarso valore storico-artistico si deve procedere nella costruzione dei capannoni lasciando perdere i reperti. Ci auguriamo che il sindaco sappia adottare ogni misura consentita per evitare che effettivamente si compia uno scempio dell'area archeologica".