A Iside, dea che agli antichi faceva sperare un felice aldilà, si sono dedicati con fervore anche gli addetti all'allestimento della mostra Egittomania. Iside e il mistero al Museo Archeologico di Napoli (dal 12 ottobre al 26 febbraio). Maria Luisa Nava, Soprintendente per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, spiega: "Non è stato un lavoro facile. Ci sono reperti giunti dall'estero e per la prima volta esponiamo il materiale dell'Iseo di Benevento, soprattutto straordinarie statue in porfido, in basalto. Già nell'antichità avevano fatto un viaggio per arrivare in Campania dall'Egitto. Abbiamo avuto qualche momento quasi di disperazione. Spostare una statua, che ha un peso consistente e una relativa fragilità, non è come spostare un vaso. E c'è stata qualche difficoltà di ambientazione. C'è voluto il massimo impegno, a partire dalla fase organizzativa. È stata essenziale la collaborazione del presidente della provincia di Benevento e del responsabile del Museo Provinciale. Ci hanno messo a disposizione il materiale senza obiezioni. Questo rinsalda i legami tra il Museo Archeologico di Napoli e gli altri musei della Campania, in vista di altre possibili iniziative comuni". Quali sono le novità essenziali della mostra? "Propone opere splendide, alcune di ritrovamento recente, offrendo l'importante possibilità di rileggere nel complesso la questione dell'arrivo in Campania dei culti provenienti dall'Egitto. Molti elementi ci fanno capire come già tra la fine del IX e l'inizio dell'VIII secolo a.C. c'era stato un contatto con il mondo egiziano. Ci sono i reperti di Cuma, di Capua, quelli più tardi di Pithecusa, l'Ischia antica, e di altre località. Però il momento clou della diffusione in Campania delle mode egiziane, se vogliamo chiamarle così, è il periodo romano. Il celebre tempio di Iside, eretto a Pompei nel II secolo a.C., si fa risalire ai contatti che i mercanti locali avevano con l'Oriente. Qui lo mettiamo a confronto con quello di Benevento. Ricostruiamo un completo arco geografico e temporale degli influssi egiziani, fino alle mode del 700 e dell'800, con prolungamenti al primo 900, derivanti dal ritrovamento del tempio di Pompei. Influssi visibili nell'arte, nell'artigianato, per esempio nelle ceramiche di Capodimonte. Mostriamo tra l'altro alcuni meravigliosi servizi di piatti. Gli influssi arrivano persino nella musica di Mozart, nel Flauto magico. Giustamente il curatore della mostra, Stefano De Caro, ha usato il termine "egittomania". In quale strategia della Soprintendenza si inserisce Egittomania? "La mostra è entrata nella nostra programmazione grazie alla disponibilità della Regione Campania, che ha accordato il finanziamento decisivo. Non è solo una mostra ospitata. Realizza un intreccio con materiali stabilmente collocati nel nostro Museo Archeologico. E serve a offrire un momento di interesse differente ai turisti che già sono stati a Napoli. All'intrinseco valore culturale si aggiunge l'obiettivo di creare un'occasione di richiamo internazionale, in coincidenza con le celebrazioni per il 250 anniversario di Mozart. Con le nostre iniziative, questa o la mostra degli argenti di Pompei, che ora è a Torino, cerchiamo di promuovere la bellezza. Puntiamo a far conoscere, anche a chi non abita qui, aspetti di Napoli diversi da quelli oggi tanto presenti, purtroppo, nelle cronache".