Stava nascosta nella cantina di una casa di montagna, quando Claudia Gian Ferrari l'ha trovata facendosi strada fra le ragnatele come in un film di Indiana Jones e, puntandole una pila addosso, l'ha vista emergere dal buio. L'amante morta di Arturo Martini era lì, con altre tredici sculture del maestro, date per disperse e di cui il proprietario aveva deciso di sbarazzarsi. «Era il 1985 ed è stata l'emozione più grande della mia vita» racconta Claudia davanti a uno dei pezzi migliori della collezione che ha messo in piedi in vent'anni di ricerche e che adesso ha deciso di donare al Fai. «L'ho destinata all'ultima residenza acquisita dal Fai, Casa Necchi Campiglio di via Mozart, a Milano, perché è il posto perfetto per questi capolavori del Novecento; una casa degli anni Trenta, costruita da Portaluppi». Gli accordi prevedono che, una volta conclusi gli interventi di restauro dell'edificio, una parte della collezione approdi subito a Casa Necchi, l'altra solo dopo la sua morte. In attesa che la ristrutturazione si concluda (pare nel 2008) la raccolta potrà essere ammirata da oggi nelle scuderie di Villa Panza a Varese, altra dimora del Fai. «Separarmi da lei sarà doloroso. Ogni opera racconta un momento della mia storia. Quando ieri sono venuti a staccare i quadri dalle pareti è stato come se mi avessero staccato il cordone ombelicale». Di fronte a tali bellezze non è difficile immaginarlo. Tanto più che alcune di esse, come L'uomo dal canarino di Gino Rossi o La nevicata a Rovetta di Tosi, Claudia le ha ereditate dal padre Ettore, fondatore nel '36 a Milano della prima galleria Gian Ferrari. Dal nucleo originario, costituito dalla famiglia, Claudia ha dato vita al proprio, cambiando certi pezzi e integrandolo con altri, per ottenere la "collezione perfetta". Da Carrà a Sironi, da De Chirico a Campigli, quello che emerge è un panorama in pillole dell'arte italiana della prima metà del Novecento, in cui ogni autore è rappresentato da una delle sue prove migliori. «Quando mi accorgevo di avere l'esemplare giusto fra le mani rinunciavo alla vendita. Come accadde per il Nudo disteso di Casorati; l'ho recuperato in corner, cedendone un altro con le uova, appartenuto a papà, ma che non ritenevo significativo quanto questo». È successo lo stesso per De Chirico: «Ho ceduto i suoi classici cavallini rampanti per inserire il Ritratto di Casella», che strega con il suo sguardo pungente. L'anima della collezionista ha prevalso, allora, su quella del mercante. «Io non vendo mai con piacere. A volte non riesco a separarmi dalle opere; altre volte sento un desiderio di possederle che è quasi una mania». Come quando, un paio d'anni fa, in un'asta a Roma, ha marcato stretta una serie di disegni di Sironi, fra cui il Bozzetto per il manifesto della prima mostra di Novecento (una rarità) : fogli quotati 3mila euro e che s'è aggiudicata per 30mila, bruciando i concorrenti. Sironi - il preferito fra tutti - valeva la spesa. Di suo, in mostra, si può ammirare anche la tela più grande mai realizzata: La famiglia del pastore, che da sola giustifica una visita. «Sopra al mio divano è il quadro ideale» ironizza. «In quest'immagine c'è un dialogo unico fra antico e moderno. C'è l'uomo primigenio che cerca l'acqua col bastone del rabdomante e, trovata la fonte della vita, nutre così la sua famiglia. Ma c'è anche un cavalcavia, che è il simbolo della contemporaneità». Fra i pezzi mozzafiato, una coppia di ipnotiche nature morte di Moranti e le Donne che si pettinano (o meglio, si tolgono i pidocchi) di Fausto Pirandello, «straordinario nel cogliere la realtà nella sua crudezza». Fra le curiosità, invece, Gli amanti di Martini, che nell'86 Claudia volle donare a Brera in memoria del padre. Peccato che la Soprintendenza non abbia mai risposto alla sua offerta. Perciò adesso passeranno al Fai.
"Vi racconto la collezione che ho regalato al Fai"
Claudia Gian Ferrari, amante morta di Arturo Martini, ha trovato una collezione di sculture del maestro nascosta nella cantina di una casa di montagna. La collezione, composta da 14 pezzi, è stata donata al Fai, un'organizzazione ambientalista italiana. La collezione include opere di altri artisti del Novecento, come Carrà, Sironi, De Chirico e Campigli. Claudia ha raccolto la collezione in 20 anni di ricerche e ha deciso di donarla al Fai. La collezione sarà esposta nelle scuderie di Villa Panza a Varese e, in futuro, nella casa di campagna di Casa Necchi Campiglio a Milano.
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