Passa una risoluzione dell'Unione: l'opera non si realizzerà. Priorità alla Salerno-Reggio Calabria Stop della Camera al ponte sullo Stretto di Messina. Almeno per ora, non si farà. Le risorse destinate all'opera saranno in parte utilizzate per i collegamenti viari in Calabria e Sicilia. E verrà data «priorità all'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e al miglioramento della rete stradale e autostradale siciliana, e investendo sul potenziamento dei collegamenti ferroviari». Non è una grossa sorpresa, considerato che nel programma dell'Ulivo si diceva chiaramente che il ponte non rientrava tra le priorità. E a settembre il vicepremier, Francesco Rutelli, lo aveva ribadito. Ma la risoluzione approvata ieri dalla Camera lo mette nero su bianco. L'atto che ha fermato (con 272 voti contro 234) l'iter avviato dal precedente governo è una mozione presentata dal capogruppo dell'Uovo Dario Franceschini, sulla quale sono confluiti i voti dei contrari ad oltranza, come Verdi e Rifondazione comunista, e quelli di chi invece, pur favorevole o almeno disponibile, ritiene che si debba dare priorità ad altre opere. Un voto accolto dalle proteste dell'opposizione che, con l'eccezione della Lega, astenuta, contesta una decisione considerata il frutto dei veti incrociati nell'Unione e del cedimento dei moderati ai radicali. Sono state respinte le mozioni dell'Udc e di Forza Italia, che chiedevano di andare avanti con il ponte. Si dichiarano soddisfatti, anzitutto, i partiti contrari all'opera per ragioni ambientali. Così i Verdi che, con Massimo Fundarò e Grazia Francescato, rivendicano di aver cominciato da soli una battaglia conclusa ieri con una «grande vittoria». Mentre il presidente del Sole che Ride Alfonso Pecoraio Scanio, sottolinea l'unità della coalizione nel sostenere quelle opere che siano «davvero utili». E il Prc, con Francesco Forgione, che rivendica il risultato al movimento «No ponte». Assai diverse le posizioni di coloro, come l'Italia dei Valori e la Rosa nel Pugno, che non sono contrari all'opera ma ritengono che in periodo di ristrettezze si debbano perseguire altre priorità. E simile è il parere di Tino Iannuzzi, della Margherita, che contrappone le «scelte coerenti e costruttive» del governo Prodi alla «campagna di annunci e promesse demagogiche del governo Berlusconi». Di segno opposto i commenti nell'opposizione, dove (a parte la Lega), si punta il dito contro i deputati siciliani (come fa il presidente regionale Salvatore Cuffaro, per il quale le visioni ideologiche hanno prevalso sugli interessi dell'isola) e contro i moderati della maggioranza. La delusione è molto forte fra le fila di Forza Italia, che ha visto fermare un'opera che il governo Berlusconi aveva elevato quasi a simbolo di una politica del fare. Una politica che ora, si lamenta Maurizio Lupi, responsabile infrastrutture degli azzurri, viene ribaltata dalla maggioranza attuale in una «cultura politica del non fare niente». Tuttavia, avverte per An Domenico Nania, la battaglia non è finita. Promette ancora battaglia anche Giampiero D'Alia, dell'Udc, che mette sotto accusa «l'imbarazzato ni» dei moderati dell'Unione. Intanto, che cosa succederà rispetto alla complessa macchina guidata dalla Stretto di Messina, la società concedente? Nonostante i quattro contratti firmati, tra cui quello con Impregilo per il general contractor, il progetto langue da tempo. L'orientamento dell'esecutivo è ora quello di trovare un possibile accordo con Impregilo, la capogruppo della cordata di imprese vincitrici della maxicommessa da oltre 4 miliardi di euro, puntando a realizzare le opere collaterali viarie e ferroviarie sulle sponde calabrese e siciliana: una via d'intesa per salvare il contratto ed evitare penali. Resterà in piedi anche la Stretto spa, il cui azionista di riferimento diventa però l'Anas, al posto di Fintecna. E, a proposito dell'Arias, parte il riassetto. Il governo ha deciso di affidare le attività di vigilanza ad una funzione autonoma dell'Anas, posta alle dirette dipendenze del presidente, in coordinamento funzionale con il ministro delle Infrastrutture. Dunque, gestione vigilanza e controllo saranno separate. L'Anas rimane unica ma verranno costruite delle divisioni centrali, tre gestionali e una di vigilanza e controllo.