L'egittologo De Salvia traccia il profilo di Iside immagine delle divinità maschili e femminili Vuole sapere chi è Iside? Potremmo paragonarla, almeno all'inizio della sua storia, al genius loci, il genio protettore della casa, che a Napoli ha il suo eguale nella "bella 'mbriana"». L'approccio di Fulvio De Salvia, professore di Egittologia alle Università di Bologna e Trapani, a un simbolo religioso che ha quasi cinquemila anni di storia, avviene nella maniera più semplice e accattivante possibile. Difatti, subito dopo, Iside torna ad essere la figura straordinaria che Apuleio, nelle "Metamorfosi", definisce "la genitrice dell'universo, la sovrana di tutti gli elementi, l'origine prima dei secoli, la totalità dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti, l'immagine unica di tutte le divinità maschili e femminili". «Poi - continua De Salvia - terminata la fase di genio protettore del trono reale del faraone diventa un "vampiro" e inizia la sua scalata, crescendo a spese della altre divinità. E, fa la sua fortuna grazie ai sacerdoti del tempio di Eliopoli, situato laddove ora c'è l'aeroporto egiziano del Cairo. Si trasforma, così, da demone asessuato in figura femminile e sposa un altro dio, Osiride. L'operazione si completa associando ai due un figlio, Horo, il falco, anche lui divinità preesistente». Insomma una "sacra famiglia" in embrione? «Certo. Da allora, Iside inizia il suo cammino concentrando in se le prerogative di tantissime divinità. Attraverso Hathor, che ha acquisito, diviene dea dell'amore e della fertilità; si imparenta, e li assimila, con tutti gli dei stranieri: cananei, siriani, fenici, greci, ad esempio, diventando così la madre per eccellenza, la madre misericordiosa. In età greca sarà raffigurata come "madre che allatta" e verrà acquisita dal Cristianesimo attraverso l'immagine di Maria che allatta Gesù». Assorbirà anche gli dei romani? «Sì. Il culto di Iside arriva a Roma assai presto. Attraverso i commercianti campani che facevano affari a Delo, la dea sbarca a Puteoli, Pozzuoli, nel III secolo a. C. dove viene costruito il Serapeo, perché Serapide-Osiride, il marito, è ancora importante. Non sarà così per Pompei: Iside, in quella città diventa la dea per eccellenza, si installa nel centro politico e amministrativo cittadino - un'iscrizione recita: isiaci da per tutto - e il suo culto dilagherà in tutta la Campania, più che a Roma. Trasformando, col tempo, le sue caratteristiche generali in attributi prettamente locali. Un esempio per tutti, la statua del Nilo, a Spaccanapoli». Esiste un'egittologia campana? «Certo. Gli dei egizi, a Napoli, erano accolti senza problemi: digeriti, per così dire. Il grande "ventre di Napoli" ha napoletanizzato anche le divinità più esotiche». È avventuroso tentare di riconoscere un'Iside napoletana? «È possibile, dove ci sono sante che presentano caratteristiche particolari: Santa Maria di Portosalvo, ad esempio, che mostra una "Maria" dalle caratteristiche giudiache, avrebbe più senso se fosse letta come Iside protettrice della navigazione».