Due anniversari in uno, ma non si tratta di un accostamento formale. L'Istituto del Restauro compie sessantacinque anni: lo fondò Bottai nell'ottobre del '41 e, malgrado l'epoca infausta di quella nascita, è diventato negli anni una realtà di vitale importanza per il nostro patrimonio artistico e un punto di riferimento internazionale. La prima direzione, che coincise con la sua precisa definizione, fu affidata per vent'anni a Cesare Brandi, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita. Nelle giornate ottobrine (il 18 e 19 a Palazzo Poli) che ricordano insieme le due date si stabilisce un nesso tra il luogo e il suo primo direttore che non è soltanto celebrativo. Lo studioso infatti fu non solo un eminente storico dell'arte ma, in tutto l'arco della sua attività, un instancabile combattente per la salvaguardia dei beni artistici e territoriali italiani, di cui era formidabile conoscitore. Basta scorrere la nuova edizione di «Terre d'Italia», da poco pubblicata da Bompiani, per rendersi conto della qualità dello sguardo di Brandi sul Bel Paese. I luoghi sono legati alla loro storia, ai sentimenti di chi li abita, alle idee che li hanno fatti esistere, sono osservati nel loro splendore ma anche nella desolazione che la loro distruzione ha provocato. C'è, in questi racconti di viaggio che sono insieme una verifica sul campo, l'affermazione di un legame preciso tra urbanistica, architettura, ogni espressione estetica, e il suolo con la sua storia. Ogni tassello del mosaico, il grande mosaico artistico che l'Italia rappresenta, è vincolato all'altro, non basta un buon museo o un monumento eccezionale a compensare gli scempi edilizi, l'incuria, la mancanza di rispetto per l'ambiente. In questo la posizione di Brandi a favore di un restauro conservativo, che rispettasse cioè il corso del tempo senza l'arroganza del ripristino e l'arbitrio delle manipolazioni, non fu soltanto un'innovazione destinata a fare scuola e a produrre tecniche migliori, ma anche una lezione morale e storica oggi più valida che mai, soprattutto per la nostra regione, dove la speculazione e il dissesto del territorio hanno prodotto guasti gravissimi. Brandi, avvocato-detective contro i delitti compiuti sul corpo vivo del paesaggio, ci ha insegnato che l'amore per il bello è prima di tutto impegno culturale, politico, civile, istituzionale e che il vero restauro non è soltanto quello che cura la malattia ma quello che la previene.
L'avvocato del bello
L'Istituto del Restauro compie sessantacinque anni. Fondato da Bottai nel 1941, è diventato una realtà di vitale importanza per il patrimonio artistico italiano. La prima direzione, affidata a Cesare Brandi, è stata caratterizzata da un impegno per la salvaguardia dei beni artistici e territoriali italiani. Brandi è stato un combattente per la protezione del patrimonio italiano, con un'attenzione particolare per l'urbanistica, l'architettura e l'ambiente. La sua posizione a favore di un restauro conservativo è stata una lezione morale e storica, che oggi è più valida che mai, soprattutto in una regione come la nostra, dove la speculazione e il dissesto del territorio hanno prodotto guasti gravissimi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo