In letargo durante l'inverno negli scaffali delle biblioteche dedicati ai classici. Plauto è una collaudata risorsa per le scene estive e d'inizio autunno. L'autore è maggiormente a suo agio nei teatri all'aperto che frequenta rilassato insieme alla corte dei suoi personaggi: servi astuti, padroni stupidi, parassiti famelici, ruffiani avidi, negromanti truffaldini, soldati vanagloriosi, vecchietti arrapati, cortigiane bellissime, mogli bruttissime. Gli stessi che poi daranno vita alla commedia rinascimentale. Il ministero dei Beni culturali dovrebbe tutelare come un sito archeologico Tito Maccio Plauto, soprattutto nei confronti dei responsabili di quelle che nel gergo teatrale si definiscono affettuosamente le "plautanate", allestimenti un po' cialtroni che seguono due scuole di pensiero, per così dire: quella che attinge alle macchiette e alla comicità bonaria e greve del teatro vernacolare romanesco -magari allietata dagli stornelli del sor Plauto - e quella che invece si rifa all'avanspettacolo. Scelta, questa, individuata anche da Pier Paolo Pasolini nella sua traduzione e adattamento del "Miles gloriosus", ribattezzato "II vantane": "Qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante tra testo e pubblico, mi pareva di doverlo individuare forse soltanto nell'avanspettacolo". A parte Pasolini, questa tipologia di allestimenti spesso risulta irrispettosa non tanto nei confronti del commediografo latino quanto dell'avanspettacolo stesso, che da parte sua potrebbe essere giusto per attualizzare la comicità plautina, antica di ventidue secoli. L'equivoco sta piuttosto nell'idea e nel ricordo dell'avanspettacolo che sembrano avere traduttori, registi e attori, i quali se ne servono come di un alibi per far passare sulla scena cialtronerie senza i meccanismi collaudatissimi degli sketch, senza i tempi comici codificati da una tradizione di comicità popolare che è comunque assai ricca e preziosa, risalga o no a Plauto. Lello Arena, protagonista nel ruolo del mezzano Dordalo, e il regista Giovanni Anfuso nel mettere in scena "II persiano" ("Persa") hanno cercato un'alternativa all'avanspettacolo e al romanesco e l'hanno individuata piuttosto in una rievocazione della commedia dell'arte, musicata da Stefano Marcucci e rivisitata dal costumista e scenografo Riccardo Perticone con riferimenti figurativi che vanno dalla pittura, con citazioni cromatiche e volumetriche di De Chirieo nell'impianto scenico, al cinema comico del muto e al cartone animato. "Il persiano" è una delle commedie di Piatito meno frequentate e ha la particolarità di avere come protagonisti soltanto schiavi, ruffiani, parassiti mentre i padroni sono assenti. Il servo Tossilo è innamorato della bella Lemniselene e vuole riscattarla dal lenone Dordalo. Lello Arena disegna il carattere di Dordalo con amabile tratto caricaturale e rende persino simpatico il suo ruffiano regalandogli pittoreschi umori partenopei.
Il ministro Rutelli tuteli Plauto come un sito archeologico (intanto ci pensa Lello Arena)
Tito Maccio Plauto è un autore di commedie latine che è stato in letargo durante l'inverno. Le sue opere sono state utilizzate per le scene estive e d'inizio autunno. Plauto è noto per le sue commedie che rappresentano personaggi come servi astuti, padroni stupidi e parassiti famelici. Il ministero dei Beni culturali dovrebbe tutelare le opere di Plauto come un sito archeologico. Alcuni allestimenti teatrali che utilizzano le opere di Plauto sono considerati "plautanate" e sono spesso irrispettosi nei confronti del commediografo latino e dell'avanspettacolo.
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