Mezza marcia indietro sulla tassa di soggiorno; il governo sta valutando una modifica sostanziale alla city tax che i comuni hanno la facoltà di applicare, anche se il gettito non dovrà variare. Lo ha detto esplicitamente il vicepremier con delega al turismo, Francesco Rutelli, intervenendo ieri a uri incontro con l'American chamber of commerce in Italy, organismo che promuove l'interscambio economico-culturale fra Italia e Usa e che vanta oltre 1.000 soci tra manager, associazioni, aziende e imprenditori, tutti opinion leader di prima grandezza. «Nei prossimi giorni presenteremo una rimodulazione della city tax», ha detto Rutelli. «e vorrei proprio che non la si chiamasse tassa, bensì contributo legato alla tariffazione dell'intera filiera e non vincolata ad alberghi e pubblici esercizi. Questo perché, se è vero che servirà ai comuni per la pulizia delle città e la manutenzione ordinaria dei servizi, è altrettanto legittimo pretendere che questo contributo sia rivolto non solo ai turisti che pernottano negli alberghi ma anche a tutti quelli che frequentano e visitano le nostre città senza soggiornarci, ma utilizzando gli stessi servizi». Sulle potenzialità del mercato turistico statunitense e sull'opportunità di raccoglierle attraverso l'appeal del nostro patrimonio artistico-culturale (era questo il tema del lunch meeting di Roma), il vicepremier ha ricordato che il turismo americano, con una spesa annua di oltre 69 miliardi di dollari, è caratterizzato da un traffico prevalentemente domestico: «Solo il 22 degli americani possiede il passaporto, ma si tratta comunque di volumi considerevoli se si pensa che ogni anno 12 milioni di turisti statunitensi viaggiano attraverso l'Europa e, di questi, 5 milioni si fermano in Italia. Si può e si deve fare di più». Già, ma come? Rutelli ha indicato alcuni passaggi chiave: innanzitutto un efficace web marketing (il portale Italia.it sarà pronto entro i primi mesi del 2007). «Poi occorre rivitalizzare il turismo etnico, o di ritorno, quello di seconda e terza generazione che conosce poco l'Italia, anche attraverso il sistema universitario americano, dove si studia il Rinascimento italiano. Questo può diventare uno straordinario incentivo a scoprire il nostro paese». Ci sono altre priorità, legate all'organizzazione del sistema ricettivo e, quindi, investimenti nelle catene alberghiere, un'accentuata personalizzazione dell'offerta, diversificata e orientata a target precisi, e, infine, l'ottimizzazione dei trasporti e dell'accessibilità. A questo proposito Ruttili non ha risparmiato una battuta velenosa all'indirizzo di Alitalia: «Un serio rilancio del nostro turismo non può prescindere dal supporto operativo di una grande compagnia aerea. E se la maggiore aerolinea nazionale, per bocca del suo stesso vertice, più vola e più perde soldi, vuoi dire che il modello di business di questa compagnia è fallimentare e va cambiato, così come va rivisto anche il suo management».