Prodi e Rutelli all'inaugurazione. Museo gratis per 20 giorni Il capo del governo e il vicepremier presenti, fianco a fianco, al taglio del nastro. Non capita a molte mostre un sigillo d'inaugurazione così prestigioso. Ma la festa che porta in scena nelle sale del museo romano di palazzo Massimo, aperto gratuitamente al pubblico per venti giorni, da ieri fino al 29 ottobre, tredici capolavori d'arte antica restituiti all'Italia, da cui erano stati trafugati, dal museo di Boston, è davvero evento che fa storia. Mai prima un museo degli Stati Uniti, incontrastata terra d'approdo per decenni del traffico clandestino di cimeli rubati nel nostro paese, aveva riconsegnato un numero di tesori così consistente, riconoscendo senza resistenze la legittimità delle rivendicazioni e la fondatezza delle prove degli esperti italiani che hanno condotto la trattativa, chiusa con successo pochi giorni fa. «Un precedente e una breccia preziosa - spiega sorridente il ministro della cultura Francesco Rutelli - che dovrebbero spianare e accellerare l'esito di analoghe azioni in atto o in gestazione in America e in altri paesi. La più importante? Quella in corso con il museo Getty di Los Angeles, che dovrebbe, mi auguro entro breve tempo, riportare in Italia, la Venere di Morgantina, una scultura di Lisippo e almeno una cinquantina di altri pezzi di eccezionale valore, esportati e venduti da una combriccola che faceva capo a Giacomo Medici, un trafficante d'arte recentemente condannato dal tribunale di Roma». Giusto e significativo dunque che un avvenimento di così grande rilievo venga sancito dalla presenza del presidente del consiglio Romano Prodi, e sigillato dai suoi calorosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita dell'operazione e ora sfilano e si mettono in posa con orgoglio davanti ai tredici preziosi reperti. Ecco il generale Zottin, comandante del nucleo tutela patrimonio sttorico dei Carabinieri, cui va il merito delle indagini che hanno smascherato la gang dei trafficanti, ecco il sostituto procuratore Paolo Ferri che ha inchiodato Giacomo Medici e i suoi complici, ecco l'avvocato Maurizio Fiorilli che ha chiuso l'accordo con il museo di Boston, ecco i soprintendenti e gli archeologi che hanno compilato i dossier per la restituzione. Ma ecco soprattutto i tredici gioielli recuperati. Tutti capolavori. Impossibile stilare una classifica. Ma particolare risalto merita la statua Vibia Sabina, nipote di Traiano e moglie di Adriano, sicuramente rubata dalla villa dell'imperatore alle Porte di Tivoli. Un esemplare rarissimo, scolpito subito dopo la morte, che la raffigura con tratti divinizzati. Non meno raro il vaso, dipinto da un grande artista della Magna Grecia, che ricostruisce nella fascia più alta, la vendetta di Oreste contro Egisto, l'usurpatore che aveva ucciso Agamennone, suo padre. O l'anfora a figure nere, modellata nel 520, con al centro quattro cavalieri in fogge orientali, quasi un prologo dell'imminente invasione persiana. Sabina sarà restituita a villa Adriana. Due vasi di botteghe italiche torneranno in Puglia, uno in Basilicata. Gli altri saranno affidati al museo etrusco di Villa Giulia o ad altri centri antiquari dell'Etruria. Ma prima per qualche mese veranno esibiti in tournè in varie citta italiane.