Prassitele, Plinio il Vecchio, i marinai di un peschereccio, i restauratori dell'Istituto Centrale per il Restauro e uno storico dell'arte antica ruotano intorno alla figura del Satiro Danzante, la statua di bronzo ricuperata nel Canale di Sicilia e ora esposta a Roma in Campidoglio, nel Palazzo dei Conservatori (sino al 6 luglio), dopo essere stata presentata al pubblico in anteprima presso la Camera dei Deputati. La cerniera tra i personaggi diversissimi, lontani nello spazio e nel tempo che ho ricordato è rappresentata da un passo (XXXIV, 69) della Naturalis Historia, che menziona tra le opere di Prassitele, il celebre scultore ateniese, un gruppo con «l'Ebbrezza e insieme il noto Satiro che i Greci denominano periboetos». Come va tradotto il termine periboetos? In genere viene reso con l'aggettivo famoso o con suoi sinonimi. Di conseguenza il Satiro ricordato da Plinio era riconosciuto sinora nel cosiddetto Satiro in riposo dove la divinità mitologica è raffigurata in un momento di serenità, mentre si appoggia armoniosamente al tronco di un albero. Paolo Moreno a questo punto entra in gioco lo storico dell'arte antica non è stato d'accordo e ha proposto di tradurre periboetos come infervorato, eccitato secondo un'accezione che è presente in Sofocle e in Platone. Se si accetta tale interpretazione diviene obbligatorio pensare che Plinio non menzionasse il Satiro in riposo, ma un altro, quasi un suo opposto realizzato sempre da Prassitele. Esso ancora a giudizio di Paolo Moreno va identificato con la statua di bronzo recuperata in due fasi dai marinai del peschereccio «Capitan Ciccio», che nel 1997 ne riportarono alla luce la gamba sinistra e nell'anno successivo il torso e la testa. Come doveva presentarsi in origine la statua? Un disegno ricostruttivo realizzato da Moreno e T. Semeraro ce la restituisce per la prima volta; il Satiro è in un movimento vorticoso e appare appoggiato al terreno solo sulla punta del piede destro, il busto, gettato all'indietro, sta ruotando, le braccia sono aperte nella gioia dell'estasi. Con la mano sinistra tiene un calice ormai svuotato del vino, mentre dal braccio pende scomposta una pelle di pantera; con l'altra mano impugna un tirso. A questo punto restano ancora domande fondamentali: quale fu la fortuna della statua nell'antichità? Noi ci troviamo di fronte a un'opera originale o ad una copia? Il successo della scultura in antico fu considerevole: lo ricorda lo stesso Plinio e lo suggeriscono artisti e artigiani che ad essa s'ispirarono: sono giunte sino a noi una sessantina di riproduzioni realizzate in materiali, scuole ed età diverse. Si possono ricordare almeno la gemma riconducibile all'incisore Sostrato conservata nel Museo Archeologico di Napoli, che si presume possa essere appartenuta in origine alle collezioni di Marco Antonio o di Cleopatra; il castone di un pendente d'oro ricuperato all'interno di una tomba nei pressi di Salonicco;cunackylixcattica di IV secolo a.C., la cui immagine è stata rintracciata nei giorni scorsi nell'Archivio Ceramografico dell'Università di Catania. Occorre ora tentare di rispondere alla seconda domanda. Gli elementi a favore dell'ipotesi che la statua sia l'originale realizzato da Prassitele sono numerosi. Innanzitutto la qualità dell'opera, poi il fatto che, seppure il Satiro danzante abbia avuto una fortuna notevole, non sono giunte fino a noi copie statuarie (questa sarebbe eventualmente la prima): era forse ritenuto difficile riprodurlo per la sua precarietà statica. Verso il riconoscimento di un originale spingono anche le indicazioni scaturite dal lavoro dei restauratori, che sono propensi ad escludere l'ipotesi di un calco in quanto l'esame attento della superficie non ha individuato tracce di difetti di un getto precedente. C'è un solo elemento che sembra giocare a sfavore: l'analisi della lega che risulta un composto ternario con un'alta presenza dì piombo. Una particolarità che, in genere, orienta verso l'epoca romana, ma dobbiamo tenere presente che conosciamo in maniera limitatissima la grande bronzistica greca. Resta da dire che la statua verrà trasferita presto verso il braccio di mare che l'ha restituita: troverà infatti collocazione definitiva nella cinquecentesca chiesa di Sant'Egidio a Mazara del Vallo.
Il vero padre del Satiro Danzante
La statua di bronzo del Satiro Danzante, recuperata nel Canale di Sicilia, è stata esposta a Roma in Campidoglio e Palazzo dei Conservatori. La statua è stata descritta da Plinio il Vecchio come un gruppo con l'Ebbrezza e il Satiro, noto come periboetos. Paolo Moreno ha proposto di tradurre periboetos come infervorato, eccitato, e ha identificato la statua con la statua di bronzo recuperata dai marinai del peschereccio Capitan Ciccio. La statua originale è stata realizzata da Prassitele e ha avuto una fortuna notevole nell'antichità, con numerose riproduzioni realizzate in materiali diversi.
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