Dieci persone di Foggia, uno di Cesena e un cittadino tunisino arrestati dai carabinieri del Comando provinciale Avevano preso di mira il patrimonio dei beni culturali, dodici arresti Bel Paese, terra d'elezione per i predatori d'arte. I 12 arresti delle scorse ore racchiudono il racconto di un successo, un'operazione brillante, la cui valenza spicca a livello nazionale. Ma una battaglia non decide le sorti di una guerra. Su questo fronte oggi, purtroppo, siamo ancora perdenti. Per una semplice ragione: l'Italia possiede oltre il 60 per cento del patrimonio mondiale dei beni storici e artistici del pianeta, ma quasi il 50 per cento non è neppure catalogato, fotografato. Senza contare che per difendere un territorio che va dalla Basilicata al Molise, passando per la Puglia, c'è un solo Nucleo tutela dei carabinieri a Bari che dovrebbe aver sviluppato poteri sovrumani, simili a quelli di Superman, per tenere tutto sotto controllo. Gli arresti sono scattati tra Foggia, Lucera e Cesena. Protagonisti del blitz i militari dell'Arma del Comando provinciale di Matera, coadiuvati da quelli del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bari e Bologna, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Matera, Valeria Farina Valaori. L'operazione è stata denominata «Angeli e demoni», non tanto per parafrasare un noto best seller, quanto per i reperti presi mira e in gran parte recuperati, specialmente un gruppo di angioletti di varie epoche, quasi contrapposti a un'organizzazione per certi versi "diabolica", ben strutturata, anche su base familiare, e capace di agire in mezza Italia - Basilicata, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise - senza contare che tra loro c'erano tre donne e che in alcune circostanze sono stati impegnati anche minorenni. Nei loro confronti, a vario titolo, è scattata l'accusa di associazione per delinquere finalizzata a furti e conseguente ricettazione di opere d'arte asportate in luoghi di culto. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari, Angelo Onorati, a valle di una complessa attività investigativa partita a seguito di un furto avvenuto a Grottole il 10 aprile dell'anno scorso nella chiesa di San Pietro Martire. Oltre che dalla prontezza dei carabinieri della locale stazione, decisiva in questa circostanza è risultata la sensibilità dei cittadini nel notare e segnalare le targhe di due auto sospette. Le comunità sono il primo e concreto baluardo contro la spoliazione sistematica dei territori d'appartenenza. Tutto è partito da loro e nel frattempo è stato possibile scoprire, per esempio, una ventina di furti avvenuti da novembre 2004 ad oggi. Aspetto positivo sottolineato durante una conferenza stampa dal comandante provinciale, tenente colonnello Vito Pizzarelli e dal responsabile del Nucleo tutela, capitano Michele Miulli, che hanno potuto contare sulle investigazioni del reparto operativo le cui fasi salienti sono state illustrate dal tenente Francesco Antico. Classica la metodica d'intervento. Prima mossa un attento sopralluogo, magari fingendo di essere semplici devoti o turisti. Preferiti i piccoli centri abitati, i luoghi di culto sguarniti di sistemi di sorveglianza e altre tecnologie difensive. Vasto il raggio d'azione. Intense le misure di contrasto. Non solo pedinamenti, ma anche intercettazioni telefoniche, rivelatesi utili nell'individuazione degli obiettivi che si volevano di volta in volta colpire, nonché l'uso di tecniche satellitari per tenere d'occhio le auto di alcuni indagati. Un monitoraggio costante che ha certificato raid e spostamenti tra le provincie di Potenza, Foggia, Pescara, Avellino, Chieti e Benevento. I carabinieri sono entrati in azione nel momento in cui stava per avvenire la compravendita con persone del Nord e titolari di antiquariati. Numerose le opere poste sotto sequestro, comprese quelle ritrovate ieri mattina, quasi 130. Inestimabile il valore economico. Ma appare chiaro che in questi casi possono prevalere motivi di fede per i credenti e, in particolare, di opposizione al depauperamento del patrimonio culturale per tutti. Specialmente per la ragione non secondaria che molti oggetti erano destinati al mercato estero e che non tutti sono stati ancora recuperati, mentre per altri si è cercato di applicare ritocchi, restauri, piccoli cambiamenti per depistare l'identificazione e il possibile ritrovamento. In questo casi potrebbe scattare anche il reato di riciclaggio.