VILLA SAN PIETRO. Il caso della diga di Monti Nieddu finisce in Parlamento. L'annunciata ripresa dei lavori dell'invaso da 35 milioni di metri cubi e 125 milioni di euro ha scatenato la reazione delle associazioni ambientaliste Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, che già nel 1996 riuscirono a far ridimensionare il progetto, considerato di "pesantissimo impatto ambientale". Adesso che le ruspe si sono rimesse in movimento con la risoluzione della vertenza fra il committente Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e Ati Dragados-Fincosit, gli ecologisti hanno ripreso la loro battaglia contro la diga di Monti Nieddu-Is Canargius. Le due associazioni ecologiste, che definiscono "scandalosa" la vicenda relativa all'invaso nei territori comunali di Villa San Pietro, Pula e Sarroch, avranno cassa di risonanza alla Camera e al Senato con le interrogazioni parlamentari presentate dal deputato verde Camillo Piazza e dal senatore comunista Francesco Martone ai ministri dell'Ambiente Pecoraro Scanio, per i Beni e le Attività culturali Francesco Rutelli, dell'Economia Padoa Schioppa e delle Politiche comunitarie Bonino. Gli interroganti chiedono agli esponenti del Governo «quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale e alla rigorosa spesa pubblica, posti in pericolo da un'opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico». Gli stessi gruppi ambientalisti hanno recentemente inviato, subito dopo la notizia dell'avvenuto accordo fra Consorzio di Bonifica e Ati per la ripresa dei lavori e il completamento dell'opera, una richiesta di rescissione del contratto fra le due parti e la predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzione delle vallate di Monti Nieddu e Is Canargius al presidente della Regione Renato Soru, agli assessori competenti (Ambiente, Lavori pubblici, Beni culturali), al commissario straordinario del Consorzio di bonifica Dino Dessì e al direttore generale per i Beni paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini. «Oggi, nel silenzio dei tanti "padri" di questa vergogna istituzionale - afferma il presidente del Gruppo di Intervento giuridico Stefano Deliperi - e di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un'unica soluzione razionale: la rescissione del contratto e un progetto di recupero delle vallate di Monti Nieddu».