Dagli studiosi un "assist" a favore dei comitati che da mesi si battono per fronteggiare l'avanzata di nuove costruzioni alla Castagna Gli archeologi: è un'area di grande interesse storico e ambientale Partiti con l'obiettivo di contrastare la costruzione di due palazzine in via Romana della Castagna e di difendere un antico uliveto dalle ruspe, i rappresentanti del comitato spontaneo hanno fatto una scoperta sorprendente: l'antico "Uliveto murato di Quarto" non solo è l'ultimo presente in quest'angolo di città, ma è persino un bene archeologico. Ad accertarlo e a confermarlo sono stati gli archeologi riuniti, l'altro giorno, a Palazzo Serra-Gerace, nell'ambito delle giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata e realizzata sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal primo relatore Tiziano Mannoni, presidente dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, a Diego Moreno, docente di geografia storica della Facoltà di Lettere, da Simonetta Peccenini, presidente della Società Botanica Italiana per la Liguria a Francesca Mazzino docente di architettura del paesaggio alla facoltà di Architettura, i vari relatori hanno confermato che il sito in cui si trova l'uliveto è sul tracciato dell'antica via romana Aurelia, dunque di eccezionale interesse sul piano ambientale, archeologico e storico. Fra l'altro è emerso che il salvataggio dell'uliveto murato consentirà di approfondire anche le ricerche su un importante segmento della storia di Genova mediovale molto poco esplorato. L'uliveto murato si trova infatti in una area che sempre fu considerata strategica, al quarto miglio da Genova sull'unica strada per il Levante e per Roma, che ospitò l'imponente complesso fortificato di Castel Perasso, distrutto dai Fieschi nel 1366, le cui sorti si intrecciarono con quelle del complesso rurale che ancora conserva reliquie delle sue rovine e che al tempo poteva assicurarne l'autonomia con le riserve d'acqua ed i prodotti agricoli. Proprio raccogliendo le firme contro il progetto di costruzione delle palazzine (da parte dell'impresa che fa capo al gruppo della famiglia Fossati), gli abitanti si sono imbattuti nelle tracce del passato: «Non sapevamo neppure noi che in quell'area esistessero ancora in segni del medioevo e forse di tempi ancora precedenti - racconta Enrico Vincenzo Dellachà, avvocato e uno dei responsabili del comitato - è chiaro che è stata una sorpresa per tutti. Per noi è anche un punto di forza nella battaglia civile contro la colata di cemento. Il fatto che anche docenti e archeologi abbiano scelto di appoggiare la nostra causa, non può che farci piacere». Il comitato propone una valorizzazione che rispetti e continui la coltivazione tradizionale dell'uliveto e degli orti, mantenendone l'aspetto precolombiano, come ha ribadito anche il presidente di Italia Nostra, Federico Valerio, che neppure troppo provocatoriamente ha annunciato che «Italia Nostra potrebbe anche chiedere all'Unesco di dichiarare l'uliveto come patrimonio dell'umanità». Da un mese anche l'associazione Finisterre ha lanciato una petizione on line per la salvaguardia dell'uliveto murato, sottoscrivibile nel sito internet (www.associazionefinisterre.it).