ALESSANDRA Mottola Molfino, ex direttore centrale della Cultura a Palazzo Marino, perché quei manifesti andavano tolti? «Il finanziamento di un restauro che costa due milioni di euro si può trovare anche nelle risorse normali del Comune in conto capitale. Non vale la pena di fare una caduta di stile così grossa. Io l'avrei evitata» Quindi il Comune ha fatto bene. «Certo, il valore storico e artistico di quelle mura va rispettato». Anche se si tratta solo di pubblicità temporanea? «Anche in una famiglia normale non si fanno queste marchette. Non è bello mandare la nonna sul marciapiede. Per dirla con una battuta, sono cose che più che far perdere la facciata fanno perdere la faccia». C'è chi sostiene che non c'è altro modo per finanziare un restauro. «Se la spesa è grossa si possono sempre trovare degli sponsor e trovare il modo per dare a loro il giusto merito. In ogni caso, non la metterei mai sul Duomo». E invece ancora oggi c'è. «E infatti non condivido la scelta della Fabbrica del Duomo, che tra l'altro, non so che cosa ci guadagni. Non ne vale mai la pena di fare un gesto di così cattivo gusto». A favore. Dorfles: "Coi cartelli città più vivace" GILLO Dorfles, critico d'arte e docente di estetica, è d'accordo con la decisione del Comune? «No, io quei manifesti pubblicitari li avrei lasciati. Questa sollevazione popolare non l'ho vista. Parlare di oltraggio lo trovo esagerato». Perché? «Non mi pare che ci sia da allarmarsi per una cosa del genere. Oggi come oggi delle mura spagnole e di porta Romana non si vede quasi nulla. Non è mica la facciata di una chiesa romanica. Quei cartelloni non nascondono nulla, si tratta solo di un restauro». Quindi il Comune ha sbagliato a prendere questa decisione? «Sì, la pubblicità è uno dei grandi mezzi espressivi del nostro tempo, non è pericolosa. Anzi, serve a migliorare il panorama urbano e a renderlo più vivace. Il panorama notturno di una città come Tokyo è fatto dalla pubblicità». Anche sui monumenti storici? «Non la metterei sul Duomo, sulle chiese in generale, ma solo per rispetto nei confronti dei fedeli. In quel caso la motivazione della necessità di trovare finanziatori per i restauri non mi sembra accettabile». Qual è il limite, secondo lei? «Non è un limite di carattere estetico, è il rispetto della religione».
(Milano) Contro: Mottola Molfino "Storia da rispettare". A favore: Dorfles: "Coi cartelli città più vivace"
Il Comune di Milano ha tolto i manifesti pubblicitari che erano stati appesi sulle mura spagnole e sulla porta romana per finanziare un restauro che costa due milioni di euro. Il direttore centrale della Cultura, Alessandra Mottola Molfino, sostiene che la decisione del Comune è stata giusta, ma il critico d'arte Gillo Dorfles la critica. Dorfles sostiene che la pubblicità è uno dei grandi mezzi espressivi del nostro tempo e che serve a migliorare il panorama urbano e a renderlo più vivace. Egli non crede che la motivazione della necessità di trovare finanziatori per i restauri sia accettabile e che il limite sia il rispetto della religione.
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