La Regione chiama il governo e assicura: nessuna costruzione FIRENZE. La Regione pone lo stop alla vendita di Capo Bianco da parte del Demanio. Uno stop in due mosse. La prima: «Chiederemo al Governo di intervenire per sospendere il provvedimento per motivi di merito e di metodo», anticipa al Tirreno l'assessore all'urbanistica Riccardo Conti. Di merito perché la vendita di un bene così prezioso è «uno scandalo», tuona l'assessore. Che si dice d'accordo con il sindaco di Portoferraio Roberto Peria e con Legambiente: «La Regione si schiera dalla loro parte. La battaglia che stanno conducendo è anche la nostra». Tavolo Regione-Governo. Riguardo al merito l'assessore Conti ricorda che il 18 settembre scorso, nell'incontro pisano tra la giunta regionale e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta fu deciso - tra le altre cose - di aprire un tavolo tra Regione e Governo per definire il futuro dei beni del Demanio che si trovano in Toscana. «Nel momento in cui c'è un tavolo aperto tra Regione e Governo mi sembra scorretto procedere alla svendita di un bene del Demanio, per giunta del valore di Capo Bianco», argomenta Conti. Niente costruzioni. C'è poi una seconda mossa che la Regione ha in serbo di fare, nel caso in cui la sollecitazione al Governo di chiedere al Demanio la sospensione del provvedimento non andasse a buon fine. «All'acquirente di Capo Bianco mi permetto di dare un consiglio pubblico: desista dall'intenzione di acquistare. Sì, è vero che 64mila euro è un prezzo stracciato rispetto al valore del bene. Però sappia che saranno soldi buttati al vento perché la Regione a Capo Bianco non permetterà nessuna costruzione», conclude Conti. I furbetti degli scogli. Dunque, sulla vendita di Capo Bianco la Regione può intervenire solo per convincere il Governo a sospendere il provvedimento. Però sul futuro urbanistico del bene in vendita la Regione ha competenze dirette. E Conti fa sapere che lì, in quei scogli stupendi e in quel mare di incanto, non saranno possibili speculazioni immobiliari. I furbetti degli scogli elbani sono avvisati. 275 beni in Toscana. La storia della vendita dei beni del Demanio risale al governo Berlusconi che per fare cassa decise nel 2002 di trasferirli in una società apposita, la Patrimonio spa. Secondo un censimento di Legambiente in Toscana sono 275 i beni tra edifici, porzioni di territorio, spiagge, isole e fari demaniali. Ci sono caserme e immobili abbastanza anomimi, ma anche beni famosi come la Fortezza da Basso di Firenze, i penitenziari di Pianosa e Capraia, il carcere di San Gimignano, l'Archivio di Stato fiorentino, l'isola di Giannutri e così via. Martini: «Rischio degrado». Quando il centrosinistra era all'opposizione si oppose con una grande campagna nazionale contro la svendita dei beni demaniali. Ma ora che è al governo il semplice no alla svendita non basta perché, come ha spiegato più volte anche il presidente della Regione Claudio Martini, si tratta di un patrimonio prezioso ma che rischia il degrado. «Ha trascorso parte delle ferie proprio all'isola di Capraia e lì ho potuto rendermi conto dell'abbandono dei beni del demanio pubblico. Bisogna assolutamente intervenire». Da qui la decisione di aprire un tavolo tra Regione e Governo per definire il da farsi per i beni demaniali. E' possibile - ad esempio - che i penitenziari di Capraia e Pianosa vengano trasferiti ai comuni di appartenenza. Così come le caserme potrebbero essere vendute ai comuni. Ma le trattative sono ancora all'inizio.