L'hanno capito, finalmente. Che la Sicilia deve vivere delle sue risorse paesaggistiche, artistiche e culturali. Mica deve tenerle sottochiave, quasi dovesse vergognarsene, o peggio, danneggiarle. E oggi le parole di Fabio Granata, assessore regionale dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, che dovrebbero essere normali, suonano straordinarie. Sì, l'hanno capito: «C'è un clima diverso sulle vicende che riguardano la nostra cultura. Tutti, a cominciare dal presidente Cuffaro, abbiamo la percezione del risvolto economico e sociale che l'attenzione a questo patrimonio nasconde», spiega Granata. Per carità, non vogliamo diventare la Svizzera, si sgola a ripetere l'assessore e, chi vuol fare della facile ironia, risponde che ci riusciamo benissimo. Per carità, muoviamo i primi passi in un mondo che da secoli abbiamo sotto gli occhi fingendo di non accorgercene. Cambiare atteggiamento non è facile, ma si può avere un avvio lento e recuperare alla distanza, come capita ai migliori fondisti. Sarebbe questo il vero evento e il governo siciliano ci vuol provare. A colpi di mostre, meeting, manifestazioni, riassetti e perfino... rifondazioni, come racconta Granata in questa intervista sul secondo semestre del 2003 che attende il suo assessorato. Tra tutela e fruizione, innovazione e tradizione. Satireggiando Il ritorno del Satiro a casa - anzi, in chiesa - è il clou dell'estate, previsto il prossimo 12 luglio, accompagnato da una serie di iniziative collaterali. A Sant'Egidio è stato costruito un percorso espositivo legato all'archeologia subacquea e al mare: «Questo ritorno consentirà di promuovere il territorio trapanese: il Satiro ha ormai acquisito una notorietà internazionale, tanto che ci è stato richiesto dal Parlamento Europeo, quale simbolo del semestre italiano». Se Berlusconi non s'offende... «Lo vorrebbero pure al Metropolitan Museum di New York: siamo lusingati ma andiamo cauti, la statua deve dare impulso al luogo che la ospita. Il primo anno prevediamo non meno di 500.000 visitatori: la Sicilia è investita da un grande flusso di turismo legato alla cultura, il segmento che più ci interessa. In questa operazione abbiamo stabilito una importante collaborazione con l'assessorato al Turismo». Il sud-est Logo comune, standard qualitativi ed estetici elevati, qui si gioca il futuro del primo distretto culturale d'Italia. «Nel frattempo dalle piazze degli otto centri coinvolti spariranno i fili elettrici volanti, una vera operazione di restauro che l' Unesco ci richiede». A proposito di Unesco «Ha voluto il nostro piano di gestione, iniziando proprio da Noto un nuovo atteggiamento nei confronti di tutti gli altri siti del mondo. Noi siamo in regola anche per la Valle dei Templi perché con l'istituzione della legge sul Parco, di fatto un piano di gestione già esiste. A Lipari abbiamo intimato alla ditta che produce pomice di sospendere l'attività estrattiva chiedendo all' Unesco una piccola moratoria, il personale potrà essere riciclato all'interno del Museo della pomice mentre è allo studio la possibilità di continuare l'attività estrattiva in modo non visibile». Il buco nero La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è patrimonio dell'Umanità ma non dei siciliani: «Qui siamo in grande ritardo, un buco nero vergognoso a causa di una gestione non adeguata e deludente da parte della soprintendenza e della direzione della Villa che mi porterà necessariamente, alla scadenza dei contratti, a rivedere l'intero assetto. Si sono determinate forti pressioni esterne che hanno paralizzato alcune attività innovative che avevamo individuato: non è stato ancora possibile insediare biglietteria e bookshop per non danneggiare chi fuori vende souvenir. Per questo, in raccordo con la procura di Enna, voglio accertare fino in fondo se ci sono responsabilità». La Villa del Tellaro «II 13 luglio, nella chiesa di San Domenico a Noto, esporremo, dopo 31 anni e un restauro complesso ma legato a vecchi e lunghi meccanismi, i mosaici della Villa Romana del Tellaro che ritorneranno entro l'anno nella loro sede originaria». Tutti in mostra Ancora due eventi espositivi: «La mostra prodotta in sinergia col Comune di Cagliari che arriverà a Palermo l'11 ottobre all'Albergo delle povere: 138 opere da "Da Tiziano a De Chirico. Sull' identità", dalla pittura rinascimentale all'arte contemporanea. Vittorio Sgarbi è il curatore dell'intera esposizione e di un'appendice tutta siciliana. A dicembre, sempre per assecondare un criterio di destagionalizzazione, il via a "Nobilis officinae", una mostra prodotta in collaborazione con l'Ars sulle produzioni delle officine federiciane. Ancora a dicembre si attiverà il circuito degli oratori serpottiani mentre, all' estero, partirà la seconda tournée legata al gemellaggio con San Pietroburgo, dove il Bellini di Catania rappresenterà la "Norma" di Bellini. In Russia approderanno anche le maschere della tragedia greca conservate al museo di Lipari; Mimmo Cuticchio e il Museo delle Marionette "Pasqualino" saranno presenti con un'esibizione». Festival di Ortigia «Anche quest'anno si riconferma una formula fortunata, quella legata al rapporto tra questo assessorato e i privati, Assindustria e Confcommercio della Fondazione Ortigia. Porteremo a Ortigia un secondo Caravaggio che sarà oggetto di una lezione di Sgarbi: verrà sistemato a Palazzo Bellomo che già ospita un Antonello da Messina e altre opere di rilievo. Il dipinto tornerà a Messina, dopo essere stato ammirato dai partecipanti al vertice europeo». E se non costruissimo più? «Alla conferenza dei ministri degli esteri ho visto grande attenzione verso la Sicilia da parte del corpo diplomatico e dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura all'estero. Stiamo facendo una grande operazione di marketing territoriale legato alla cultura: crediamo di avere un valore aggiunto rispetto ad altri Paesi dell' area mediterranea - l'offerta culturale, appunto - anche se a volte il rapporto qualità-prezzo non è ottimale. Puntando sulla qualità: abbiamo una domanda straordinaria, dobbiamo adeguare l'offerta, il che significa servizi, professionalità. Vogliamo affermare l'idea di una Sicilia che ha bandito per sempre il ricorso a nuove colate di cemento. Il presidente Cuffaro ha recepito questa filosofia, lo dimostra il "piano colore", con un governo che parla con gli architetti e con le università e non più con le ditte: una rivoluzione che vuole migliorare l'esistente per una rifondazione estetica delle città, che vuole porsi il problema dell' armonia e della bellezza per una concezione utilitaristica degli spazi non più vincolata agli affari. Considerata la crisi demografica, ho proposto a Cuffaro di incanalare per tre anni ogni energia economica destinata alla progettazione e alle imprese edili solo verso la ristrutturazione e il recupero delle aree urbane degradate, non soltanto dei centri storici. Un'indicazione politica e legislativa ambiziosa ma la posta in gioco è alta, il nostro territorio non è sterminato». Sicilia, questa sconosciuta «II prossimo ottobre vorrei lanciare una piccola campagna autarchica, che forse sa un po' di Ventennio e che susciterà un putiferio. Il motto è: conosciamo la Sicilia. Perché per le gite scolastiche bisogna portare i ragazzi a Chioggia e Todi e non a Ragusa Ibla e Mozia? Permettere ai nostri studenti di conoscere la loro isola produrrà un doppio risultato, culturale ed economico». Soprintendenze, si cambia «Stiamo lavorando a un disegno di legge che razionalizzi il passaggio dalla custodia alla valorizzazione, riscrivendo le funzioni e i ruoli delle soprintendenze e individuando nuove figure che avranno potere di gestione manageriali: mi riferisco ai direttori dei musei e dei parchi archeologici che lavoreranno in piena autonomia gestionale e finanziaria. Non escludo cambiamenti anche dal punto di vista numerico: le soprintendenze, svuotate da alcune funzioni, potrebbero essere ridotte a tre, una per il Val di Noto, una per il Val Demone e una per il Val di Mazara. Ad esse si potrebbero aggiungere due soprintendenti del mare, uno a est e uno a ovest, con giurisdizione sulle isole e l'archeologia subacquea. L'impressione è che noi corriamo veloci ma che spesso, per l'osservanza delle norme, si debba rallentare. Entro il 2006 dobbiamo spendere 660 milioni di euro e consegnare interventi di scavi, ricerche e restauri, quindi è necessaria una accelerazione nelle procedure e nelle progettazioni. Oggi i restauri non sono più interminabili, le ditte sanno che devono consegnarli in dodici, diciotto o ventiquattro mesi, le lungaggini e la vecchia revisione dei prezzi non esistono più. E i risultati si vedono». E l'arte contemporanea? C'è anche quella. «Crediamo molto nell'operazione Guggenheim». Ma se l'istituzione newyorkese è in crisi... «E che ci importa? I quadri li ha e a noi interessa che porti un flusso di opere e di eventi che, aggiunti a quelli semestrali organizzati da Wurth, il tedesco che si è assunto l'onere dei lavori alla Cappella Palatina, e alle mostre che si possono allestire dando spazio il nostro patrimonio, diano un segnale di dinamismo». Teatri, si apre «Dalla collaborazione con Francesco Giambrone e l'associazione Teatri Aperti creeremo le condizioni per piccole produzioni teatrali. Un discorso a parte merita il Vittorio Emanuele di Messina: c'è il mio impegno a reintegrare il finanziamento e dare nuova linfa a una situazione drammatica ma fare insieme lirica e prosa non regge in alcun teatro al mondo. Per questo la mia proposta è quella di spostare una stagione lirica di alto livello al teatro antico di Taormina. Non si può non considerare che si passerebbe da 800 a 6000 posti». ... E infine «È di Gianfranco Miccichè l'idea di mettere in relazione questo assessorato con la Biennale di Venezia e la Triennale di Lugano: in pratica, parti di queste manifestazioni verrebbero decentrate verso il sud. Un fatto rilevante». E inedito.
Giornale di Sicilia
20 Giugno 2003
Si chiama cultura la scommessa della Sicilia
AN
Antonella Filippi
Giornale di Sicilia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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