TUTTO sta a formare un comitato prima che qualcun altro ti rubi l'idea, a buttar giù un programma suscettibile di pubblico finanziamento, a presentare l'istanza per la elargizione «Entro e non oltre il 31 marzo, a mezzo plico raccomandato o con corriere autorizzato o consegnata a mano (una via che ci sembra di gran lunga preferibile anche perché a tu per tu ci si intende meglio, ndr) e recante la dicitura "Domanda per contributo ai comitati nazionali per le celebrazioni e le edizioni nazionali"». La circolare, in data 10 aprile 2006, poco prima delle elezioni, porta la firma del ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione, in applicazione, peraltro, di una legge del 1997 in base alla quale ogni Finanziaria stanzia annualmente i fondi preposti per questo o quel centenario o bicentenario e via risalendo per i secoli (tralascio di occuparmi del capitolo delle "edizioni nazionali"). Or non vi è dubbio che lo Stato debba celebrare ricorrenze significative della storia e della cultura nazionale, ma quel che suscita perplessità sono le modalità e l'estensione che ha preso questo tipo di manifesta-zioni e le procedure escogitate che si prestano a ricordare cen-tenari quanto meno discutibili nonché a suscitare diatribe tra promotori in concorrenza fra loro. Infatti non è il ministero dei Beni culturali, in accordo, come sarebbe giusto, con gli assessorati regionali alla cultura, a stilare responsabilmente ogni anno l'elenco dei centenari da ricordare e, quindi, da finanziare, ma sono improvvisati comitati di ogni ordine e grado, talvolta in concorrenza, a caldeggiare la loro proposta. Ne sono venuto a conoscenza proprio in occasione delle divergenze sorte attorno al centenario della nascita di Altiero Spinelli tra un comitato promosso da un docente del Dipartimento di Studi storici della Sapienza, cui ora si contrappone la Rappresentanza dell'Ue a Roma la quale, in una istanza di ricorso, rivendica ad altri soggetti la titolarità della celebrazione: in primis la famiglia del grande europeista e gli organismi cui fece capo la sua esperienza politica: il Movimento federalista, l'Istituto Affari Internazionali, il Murino. La vicenda mi ha incuriosito e, ricercando su internet, ho scoperto che in dieci anni ben 143 comitati hanno fruito dei finanziamenti celebrativi, taluni senz'altro meritevoli ma altri, quanto meno, pleonastici ai fini dell'interesse pubblico. La legge, infatti, impone esplicitamente di escludere «iniziative di interesse non nazionale», anche se nulla osta a che se ne sviluppino altre sponsorizzate da privati, da organismi laici o ecclesiastici, da fondazione o ban-che in grado di offrire per loro conto i finanziamenti necessari. Ma, se guardiamo all'elenco delle manifestazioni, sorge più di un dubbio sulla opportunità di sovvenzionare il IV Centenario della beata Giovanna Maria Bonomo o i due comitati per Garibaldi (uno per il primo centenario della morte, l'altro per il bicentenario). Così anche mi sembra forse un eccesso di passionalità locale ricordare il centenario della nascita di Carmelo Ottaviano, un professore di filosofìa di Modica che «con le sue imbattibili tesi ha scosso la presunta superiorità di filosofi oggi ampiamente studiati come Benedetto Croce e Giovanni Gentile. .. i quali, anti cattolici e idealisti, fecero di tutto per attaccarlo moralmente e professionalmente». E ancora, quando non bastano i centenari, si ricorre ai centocinquantenari come per il dogma dell'Immacolata Concezione, in nome della necessità di«sensibilizzare l'opinione pubblica verso un secolo che ha avviato specie in Italiana anche nel resto del mondo, una nuova stagione politica, culturale e religiosa». Comunque, fra tante rimembranze, il più remoto centenario (in realtà bimillenario) risulta essere quello dedicato al «Viaggio dei Re Magi», cui fa da contrappeso «II viaggio tra mito e scienza e i viaggi naturalistici del '700», eccetera. Chi decide sui fondi è una apposita Consulta, istituita nel 1997, presso il ministero, dove accanto, ad alcuni alti funzionari, figurano «tre esponenti di chiara fama del mondo della cultura, di cui uno con funzioni di presidente». Carica oggi ricoperta dal prof. Tommaso Scarascia Mugnozza, emerito di genetica agraria all'Università della Tuscia, affiancato dal prof, Sergio Zoppi, ordinario di letteratura francese a Torino e dallo scrittore Mario Scotti, ignoto ai più ma autore di un testo sulla «Bibliografia delle Edizioni nazionali». Anche se la loro fama non sembra di tale riverbero da spiegare di per sé l'incarico, avranno, si presume, altri meriti.