Erano anni che le trattative andavano avanti, poi nel 2000 la firma del contratto di vendita e nell'aprile di quest'anno la consegna vera e propria. Villa Salviati con i suoi 14 ettari di parco e giardini che dall'alto, fra via Faentina e via Bolognese, guardano sul Cupolone, viene acquistata dallo Stato per 16 miliardi delle vecchie lire; da dei privati, una famiglia svizzera: un affare dicono in Soprintendenza, anche se, presumibilmente, più del doppio della cifra sarà necessaria per adeguarla alla nuova destinazione. E' stata assegnata all'Istituto Universitario Europeo per accogliere gli archivi storici dell'Unione Europea, la cui gestione è per regolamento affidata proprio all'Istituto che dal 1972 ha la sua sede ufficiale a Firenze, presso la Badia Fiesolana. Gran parte di questi archivi dal 1985 sono "provvisoriamente" conservati, non lontano da qui, presso la villa il Poggiolo. Nel caveau di Villa Salviati, una volta conclusi i lavori di restauro - nel 2006 secondo il presidente dell'Istituto, Ives Mény - dovrebbero inoltre confluire altri archivi ancora a Bruxelles. E' di questi giorni la presentazione di un progetto preliminare che l'architetto Bruno Agates per conto dell'Istituto ha illustrato al soprintendente Domenico Valentino e al provveditore alle opere pubbliche della Regione, Giuseppe Controne. "Se vogliamo rispettare i tempi di consegna - dice Agates - i cantieri dovrebbero partire a primavera: gli archivi saranno ospitati in condizioni termo-igrometriche ottimali in una vasta galleria interrata già esistente, in grado di contenere e compattare i 10 chilometri lineari di scaffalature necessari ai documenti". Negli annessi e nella Villa di origini quattrocentesche invece, tra logge, sale a volte o con soffitti a cassettoni, camini in pietra serena, decorazioni - curioso l'antico rivestimento in cuoio dipinto a mano ancora alle pareti di una sala - troveranno spazio gli uffici dell'Istituto Europeo, per i professori e quelli amministrativi, sale per i ricercatori e per conferenze, oltre ad un servizio di ristorazione. "L'impegno assunto è notevole - dice il soprintendente Valentino - ma l'operazione fatta dal Ministero con l'acquisto di Villa Salviati e l'assegnazione all'Istituto è estremamente positiva, necessaria se vogliamo salvare beni di questa entità: vanno restaurati e vissuti per conservarli. Emblematico l'esempio di Palazzo Strozzi e la convenzione con il Comune". Ci sarà molto da lavorare anche per il parco, con i suoi laghetti e fontane prosciugati, il selvatico che avanza su giardini barocchi, all'italiana e all'inglese. Sarà riaperta una grotta che per dimensioni e ricchezza decorativa è tra le più significative di Firenze; e poi alberi secolari, quello che doveva essere un bel roseto... a villa Salviati la storia e coloro che l'hanno abitata hanno lasciato il segno: Lucrezia, la figlia di Lorenzo il Magnifico sposa di un Salviati, Papa Medici e ancora Salviati fino all'Ottocento, quando l'inglese Vansittard nel 1844 la acquistò per trecentomila lire con arredi e quadri (oggi peraltro dispersi) per poi cederla al Duca di Candia, famoso tenore, e a sua moglie, la soprano Giulia Grisi. In questo splendido contesto, fra bellezza architettonica e naturale, verrà conservata e messa a disposizione dei giovani la "memoria storica dell'Europa in costruzione", e allora sarà ancor più evidente che, come diceva padre Balducci, "il futuro ha un cuore antico".