Anche se molte pagine sono state scritte sul fascino e la magia della Roma sotterranea, e anche se a livello specialistico era da secoli nota agli studiosi l'esistenza di vaste necropoli nell'area a nord-est del colle vaticano lambita dalla antica Via Triumphalis, tuttavia entrando dalle due porte dell'autoparco e del parcheggio nel cuore della Città del Vaticano l'emozione è fortissima e si ha la netta percezione di attraversare d'un colpo duemila anni dì storia: in due grandi ambienti ai lati la via moderna, lungo il pendio della collina si assiepano, l'una sull'altra, occupando anche i minimi spazi residui, oltre quattrocento tombe databili ad un periodo compreso tra il I ed il IV secolo dopo Cristo, ricche di corredi funerali, decorate con mosaici e stucchi. Sembra impossibile definire ì limiti delle sepolture, tanto sono vicine e spesso addirittura sovrapposte una all'altra; agli archeologi che per primi si sono apprestati ad eseguire lo scavo scientifico di questa area il lavoro è apparso subito di estrema complessità La scoperta del primo nucleo, al di sotto dell'edificio dell'autoparco, risale alla fine degli anni Cinquanta: si riconobbe nel ricco gruppo di sepolture un settore della necropoli pagana che si stendeva lungo il percorso della via che, fin da età molto antica conduceva da Roma a Velo. A perpetuo ricordo della conquista della città etrusca e della sconfitta di un nemico acerrimo ì romani vollero denominare Via Triumphalis il tratto della via più prossimo a Roma. Per secoli nel suo tratto urbano, tra il Ponte neroniano ed il Campidoglio si svolsero effettivamente i fastosi cortei dei generali trionfatori. Sul versante che dominava il percorso stradale si sviluppò nei secoli uno sterminato cimitero, i cui resti sono spesso stati rinvenuti nel corso di scavi occasionali o di campagne ar-cheologiche scientificamente condotte. Fin dal primo scavo del 1956, le autorità vaticane stabilirono, con una decisione lungimirante per l'epoca la conservazione totale sul posto degli edifìci, delle tombe singole e dei corredi che via via venivano riportati alla luce. Nel 2003, in occasione della costruzìone del parcheggio nel piazzale di S. Rosa , fu rinvenuto un nuovo settore della necropoli antica che, come gli studi della topografia antica facevano presagire. si rivelò ben presto una delle scoperte archeologiche più entusiasmanti degli ultimi anni. Un nucleo di circa duecentocinquanta sepolture in eccellente stato di conservazione permetteva di aggiungere mi tassello importante alla conoscenza non solo del territorio, ma anche della storia, della società, della religione e dei riti funerari dell'antica Roma. L'area cimiteriale è popolata da ricchi edifici sepolcrali a camera con più deposizioni che si alternano a piccoli sacelli ed a sepolture singole più modeste. Sono stati finora identificali una quarantina di sepolcri monumentali dislocati su più livelli lungo il pendio originale della collina vaticana e visibili in diversi casi fin quasi al soffitto. Due di essi conservano ancora sulle pareti i resti dei colori degli affreschi, cinque sono pavimentati con raffinati mosaici in tessere bianche e nere. Il sepolcreto si articola in due fasi principali, la più antica fino ad oggi individuata è riferibile al I secolo, e più precisamente all'età giulio-claudia, la seconda è collocabile tra il II ed III secolo dopo Cristo. Tra i sepolcri di maggiore impatto monumentale spicca la tomba a camera dei Passieni dalla quale provengono, tra l'altro, due are risalenti all'-età di Nerone o della successiva dinastia dei flavi con ricchissima decorazione figurata le cui iscrizioni ricordano vari liberti dei Passieni, famiglia che dobbiamo probabilmente collegare con il famoso Gaio Sallustio Passìeno Crispo, secondo, ricchissimo marito della celebre Agrippina Minore, madre di Nerone, che in terze nozze sposò l'imperatore Claudio. Le proprietà dì Passieno Crispo furono ereditate da Agrippina e da lei passarono nella proprietà imperiale. Questi legami familiari spiegano bene la presenza attestata da una delle are dì un personaggio di rilevanza storica: Tiberio Claudio Optato, liberto dello stesso Nerone e suo tabularius a patrimoniis, cioè archivista del patrimonio privato dell'imperatore. L'edificio funerario più ricco, tra quelli finora individuati, di circa due secoli più tardo, risale alla metà del III sec. d.C. Era costituito da una camera a pianta quadrata, decorata da uno splendido pavimento in mosaico bianco e nero al centro del quale un bellissimo Dioniso ebbro è sostenuto da un giovane satiro ed attorniato da puttìni vendemmianti. Una scena, dunque di inconfondibile iconografìa pagana che, tuttavìa, alcuni decenni dopo le prime sepolture, venne in gran parte, e forse volutamente, nascosta dal sarcofago di Publius Cesilius Victorinus, un cavaliere romano morto a diciassette anni. Le decorazioni della bella cassa del suo sarcofago, una figura di filosofo e una dì orante, suggerisco l'ipotesi di una deposizione cristiana avvenuta in un'epoca anteriore all'Editto di Milano del 313 d.C, con il quale l'imperatore Costantino il Grande, concesse la libertà di culto ai cristiani. Il sarcofago di Victorinus costituisce, dunque, una delle prime testimonianze cristiane in Vaticano al di fuori della necropoli lungo la via Comelia sotto la Basilica Vaticana. Accanto all'area monumentale, che occupa per lo più il pendio rivolto verso la via Trionfale, si trova una zona più povera, ma non meno interessante per i dati dì carattere storico-sociale che se ne possono ricavare e per la conservazione di elementi del rituale funerario che raramente si riscontrano in maniera così completa e dettagliata in altre necropoli coeve. Le deposizioni sono delle semplici fosse per l'inumazione scavate nel terreno o incinerazioni in anfore, in alcuni casi segnalate da are e stele iscritte; sono spesso conservati i «tubuli» in terracotta che venivano infìssi nel terreno per il «refrigerium», cioè la rituale offerta dì bevande (latte o vino) ai defunti. Come accennato anche il patrimonio epigrafico che è emerso dagli scavi è ricchissimo ed il suo eccezionale valore è accresciuto dalla loro conservazione nella collocazione originaria. I nostri Musei sono, infatti, gremiti da iscrizioni funerarie quasi sempre decontestualizzate, solo molto raramente, infatti, è possibile vedere l'iscrizione ancora legata alla deposizione, al monumento o all'anfora con le ceneri del defunto. Sullo stipite sinistro dì una camera quadrata di dimensioni assai ridotte è scolpita, ad esempio, una stele che raffigura un personaggio in tunica, circondato dagli strumenti del capomastro. L'iscrizione sottostante informa che si tratta di Alcimo, un servo dell'imperatore Nerone che era custos de theatro pompeiano de scaena; SI trattava dunque dell'incaricato della manutenzione della scena monumentale del più importante dei teatri di Roma, costruito da Pompeo e famoso tra l'altro perché nel suo complesso monumentale fu assassinato Giulio Cesare. Per la sua importanza il documento è destinato a. entrare, come molti altri di questa necropoli, nella storia dei monumenti di Roma antica. Tuttavia, al di là dell'interesse per ì singoli personaggi, lapidi ed iscrizioni ci padano di un mondo antico, lontano nel tempo, ma vicino al nostro nei sentimenti e nella dolorosa percezione del distacco. Il puntiglioso annotare degli anni, mesi e giorni di. vita dei proprì cari, il documentare sulla pietra i loro nomi, le gentes, i nuclei familiari, i mestieri e le professioni, tutto ci indica come fosse fortissimo, allora come oggi, il bisogno di sottrarre all'oblio quelle presenze, come si volesse ricordare a passanti e visitatori in quel momento e per i secoli futuri che lì, proprio in quel punto «hic situs est», giaceva «Tib(erius) Natronius Venu-stus vixit ann(os) IIII menses IIII dies X», il cui viso dai tratti finissimi scolpito nel marmo ci parla dell'insensatezza della morte di un bimbo, che di Cocceia Marciano., honesta foemina, si doveva lodare la «sanctitas»; che Tiberius Claudius Optatus, un uomo importante tabularius a patrimoniis dell'imperatore Nerone, piangeva la perdita della figlia Flora. E che uno schiavetto con il mantelline) ed il cappuccio sugli occhi avrebbe atteso per sempre, appoggiato alla lampada accesa ed addormentato nel marmo, il padroncino che non avrebbe più fatto ritorno a casa.
L'Osservatore Romano
8 Ottobre 2006
I sepolcri della Via Triumphalis: preziose pagine per approfondire la lettura della storia di Roma
FR
Francesco Buranelli
L'Osservatore Romano
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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