Massimo Cacciari, che città è Venezia oggi? «Una città difficile, si può dire che sono tre o quattro città in una sola e soltanto insieme si completano. C'è un arcipelago, un grande centro storico-artistico e poi una normale città di terra ferma che è forse la città industriale più attiva d'Italia, e in più c'è un grande snodo di traffico. E poi ci sono molti problemi, dal centro industriale al traffico a Venezia». Che luogo è Venezia? «Ha un'esigenza di tutela e di rivitalizzazione enorme, altrimenti c'è il rischio che Venezia diventi solo un museo cessando di essere una vera città. Per salvarsi deve fare uno sforzo controcorrente per contrastare una deriva culturale e turistica. Certo è molto importante il turismo, ci sono venti milioni di turisti, produce ricchezza ma attenzione: il Comune non ci guadagna. Noi abbiamo solo i costi dei trasporti, delle pulizie, che poi ricadono sui residenti». Che soluzione propone? «La collaborazione tra le categorie che vivono di turismo. Anche lo Stato deve fare la sua parte». è un must di qualsiasi politico saggio? «Lo Stato deve occuparsi di Venezia, non lo sta facendo. Credo che il ponte di Messina tolga risorse a Venezia, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca». Con Rutelli. il ministro dei Beni culturali e del turismo ha un buon rapporto? «C'è stima e amicizia. Ha fatto bene a unire cultura e turismo. Il turismo è la prima industria italiana, una risorsa che non andrà mai in Cina o in India. Il nostro futuro sta nell'organizzare questa risorsa. A Firenze e a Venezia il costo della vita lievita, servono politiche che allevino la pressione». E il Festiva di Venezia? «La Biennale è il più importante marchio culturale italiano». Va dunque protetto? «Va da sé, la forza è che la Biennale contemporaneamente è musica, teatro, .architettura e non spio cinema. Bisogna interdisciplinare le forze della Biennale e potenziare l'Asac, l'archivio delle arti contemporanee e audiovisivi, dove in questo momento c'è un direttore molto bravo. Ecco una buona idea». Pensa alla Biennale permanente dì attività? «La Biennale permanente può diventare come la Triennale. E per quanto riguarda il Festival del Cinema di Roma: dato che Veltroni ha i soldi per farlo lo faccia. Al Lido non si può competere, dobbiamo mirare e scovare le nuove cinematografie. come si faceva un tempo con Bergman o film come "L'arpa birmana". Se poi il film che vince il Leone non va nei circuiti cinematografici, pazienza, James Bond andrà a Roma. Il marchio Biennale è dello Stato, Veltroni deve stabilire le date del suo Festival in concorrenza con Cannes non con Venezia. Lo faccia una settimana prima di Cannes, per dire. Su questo punto, sì, sarei severo». Riesce ancora a scrivere, a fare il filosofo? «Qualcosina si riesce a fare» Cosa occupa le sue riflessioni fìlosofìche oggi? «Cerco: di studiare le cose che mi appassionano in teologia e filosofia, oppure mi concentro, sulla 'filosofia dell'Europa e i tema dell'interculturalità e la filosofia della politica». Come vede il mondo? «Che piaccia o no la religione è intricata con le vicende politiche, è la riscoperta dell'uovo di Colombo. Solo uno sciocco poteva sostenere che la nostra fosse una pura e semplice secolarizzazione. Da sempre la religione e la politica in Occidente sono due facce della stessa medaglia: è sciocco parlare di strumentalizzazione della religione». Ma del Papa, del discorso di Ratisbona, cosa pensa? «è stato senz'altro frainteso. Tutta la predicazione di Papa Ratzinger è un confronto con gli altri, molto colto ma sempre nel presupposto che la verità sia quella che il verbo incarnato ha indicato. Essere cristiano vuoi dire che Gesù è il Cristo, non il Messia ebraico ma il figlio di Dio, lui stesso Dio». E la risposta violenta del mondo musulmano? «E' una risposta politica. Nulla di nuovo: il Medio Evo era pieno di diatribe del genere». Siamo nel Medio Evo? «Il nostro cervello è sempre lo stesso da 260 mila anni». Venezia è una città religiosamente tollerante? «Sì, perché ha un'antichissima tradizione, mori e turchi da sempre vivono con i patrizi veneziani. Mondi a confronto e a fare affari. Per esempio al fondaco dei turchi si commerciava anche durante le guerre più crudeli o le battaglie come quella di Lepanto». L'arma atomica, secondo lei, è una minaccia? «E' un formidabile deterrente, un mezzo di pace. Chi ha l'atomica non può né attaccare né essere attaccato». Perché tutti la vogliono? «Se Saddam avesse avuto la bomba gli americani non avrebbero attaccato, basta guardare la Corea del Nord. Se il tuo nemico ha l'atomica l'unica strada è politica-economica. Così gli Stati Uniti hanno vinto la guerra economica con conservatori intelligenti come Kissinger, altro che i Neocon. Mi auguro che tornino i Kissinger e la questione iraniana sia risolta per via diplomatica. In Iran o in Siria non odiano l'Occidente». E la politica americana? «Sì, ma quando l'Italia ha vinto il Mondiale a Damasco hanno festeggiato». Il suo impegno accademico al San Raffaele? «E' finito per incompatibilità. Oggi sono in aspettativa». Il suo terzo mandato di sindaco è il migliore? «Ormai sono vaccinato e anestetizzato e non sento più i mali». Cosa farà a Venezia? «Ci sono progetti avviati che avevo lasciato sulla carta cinque anni fa, adesso spero di portar li in porto».