NOME e cognome rubati a un romanzo d'appendice , o al protagonista di una novela televisiva. Invece Silvio Di Francia, ambientalista, già coordinatore della maggioranza in Consiglio comunale al Campidoglio e solo da un paio di mesi presidente di Zètema, l'ormai famosa (e potente ) agenzia romana di servizi e produzione culturale, ha «un passato gruppettaro», cinquant'anni portati da ragazzo e la voglia di infilarsi «ogni sera in un club di musica alternativa, magari perduto nella periferia romana». Tifoso militante della Lazio, ama «l'atmosfera che si crea attorno al calcio in certi momenti significativi», cita compagni di tifo quali «Portelli, Borgna, Curzi e Sinibaldi», sintetizza in uno striscione «memorabile» la propria passione sociosportiva: «Roma non è fascista, la Lazio nemmeno». Viene dai programmi culturali di Radiotre: «Dove ho imparato tanto, goduto molto, realizzato progetti incredibilmente belli e incontrato maestri come Enzo Forcella, capace di formare i giovani senza soffocare la loro creatività». Dice di rendersi ben conto di «quanto Zètema, più volte attaccata perché accusata di accentrare denaro e potere, sia invece diventata uno strumento da 600mila euro di utili l'anno». Sta dalla parte dell'Urbe multietnica, policulturale, madre e nutrice «di pubblici diversi, gente pronta a diramarsi in luoghi inusitati, o nuovi, per accogliere differenti offerte». Gli indici dei detrattori, puntati contro un organismo che ha al proprio attivo 700 dipendenti, li devia così: «Zètema è un coltello svizzero: lame, utensili, aggeggi per i servizi. Coordiniamo e smistiamo le idee (in questa Roma sono infinite, ndr ), assecondiamo le iniziative, le aiutiamo a diventare strutture o produzioni, comunque in sinergia». Ha obiettivi immediati e obiettivi a lunga scadenza. Fra i primi, «una mostramercato permanente di arte contemporanea: abbiamo appena cominciato, ma saremo pronti in un anno; trovo riscontri entusiastici, anche all'estero». Annuncia intanto «l'esposizione di opere di De Kooning al Museo Bilotti di Villa Borghese, dal 20 ottobre. Villa Borghese merita l'impegno congiunto di tutte le strutture che contiene, comunali e statali. Proprio domani presentiamo, assieme Giovanni Arnone, presidente del Bioparco, e a Giorgio van Straten del Palaexpo, il progetto di valorizzazione e tutela dell'intero sistema, che prelude alla creazione della Fondazione Villa Borghese». Poi, il potenziamento dei centri culturali polivalenti nelle periferire: «Collaborare con loro, attraverso i contratti di quartiere, ci darà enormi soddisfazioni». Ancora: «Due iniziative alle quali dedicheremo lavoro, persone e fondi: la creazione del parco-museo archeologico dei bambini al Celio e la realizzazione dell'area organizzata del Circo Massimo. Il secondo progetto comprende la chiusura di via dei Cerchi, il ricongiungimento del Circo all'area dei Fori, il recupero dei manufatti della zona e, proprio in corrispondenza dei Cerchi, la costruzione del grande ingresso al Foro Palatino». Gli piace Camus e lo adatta alla missione della Roma catalizzatrice in cui crede: «Esiste la bellezza ed esistono gli oppressi. Non è una contraddizione. Roma ha una sua potente identità che va preservata, nel modo più coerente ed omogeneo possibile. Ma le appartengono anche "popoli" disgregati che meritano di entrare come gli altri nel giro dell'offerta culturale. Zètema può fare molto in questo senso. Chi lavora da noi, nei vari settori, da quello museale a quelli di spettacolo, ha in media dai 30 ai 35 anni, preferisce la collaborazione all'accentramento, il servizio al potere». Lascia intravedere, per il 2007, cose turche legate alla celebrazione dei trent'anni dell'Estate Romana, in primis un Festival della Storia che distribuirà, nelle varie manifestazioni già esistenti, la rievocazione di eventi miliari del 1977, a cominciare dal leggendario festival dei poeti, alloggiabile a Massenzio: «Per quelli della mia età l'Estate Romana, quando nacque, fu un evento memorabile. Ci regalò un clima effervescente, una via d'aria là dove, da anni, stagnavano la paura e l'impossibilità di pensare al futuro. Attraverso quelle estati, a intere generazioni fu consentito risorgere e lasciarsi alle spalle la cupezza, il senso di sconfitta di fronte alla violenza che aveva piegato i movimenti. Logico progettare, per il prossimo anno, un'estate fantastica. Continuo a credere che la cultura possa cambiare la testa della gente più di quanto si pensi». E se gli chiedi dove stia per trascorrere la serata, non esita a rispondere: «Vado a cena dai miei genitori. Ma se non glielo avessi promesso, c'è un gruppo jazz, in borgata, di ragazzi che fanno lavori come l'operaio, il barista, il carrozziere...».