La Tuscia ringrazia Hanno recuperato gratis la fontana e l'affresco che rischiava il degrado Poste le basi della nascita di una "Accademia dell'artigianato" unica nel Lazio e Centro Italia, sui modelli di Este e Thiene ----------------------------------- Gli artigiani di Vicenza lanciano un ponte verso Soriano. Palladio sposa la terra di papa Orsini. Nel segno del restauro. I restauratori del Carve, il consorzio artigiani restauratori veneti, hanno recuperato, come sempre tutti insieme appassionatamente, due fra le più rilevanti testimonianze di questa terra laziale fitta di storia, e le hanno donate gratuitamente al Comune di Soriano. L'idea è stata di Carmelo Rigobello, direttore dell'Assoartigiani e presidente del Carve, non nuovo a queste escursioni nel mondo dell'arte e a questi gemellaggi dei popoli. Rigobello è uno che le montagne, le campagne, i colli, i paesaggi, i paesini sospesi nel tempo e nello spazio, li vede sempre con gli occhi di quel fanciullino che porta sempre con sé e che riveste poi di poesia la notte quando nella casa sopra il fiume finisce di vergare i quaderni a quadretti con i nuovi progetti di una inesauribile vena, e si raccoglie nella penombra a tradurre nei versi sensazioni, sentimenti, nostalgie e immagini fermate nell'anima. Il passaggio dalla ragione al cuore gli riesce sempre perfettamente e in questo rito crepuscolare si colloca anche il suo entusiasmo per Soriano nel Cimino, paese di nemmeno 8 mila anime nel cuore della Tuscia viterbese, che si snoda con i suoi ampi quartieri rinascimentali e i suoi vicoli di pendio attorno a un piccolo borgo medievale. Di origine etrusca o fenicia, anche se reperti archeologici sono la prova che la zona fosse già abitata in epoche preistoriche, alcuni studiosi la identificano nella Surrina Vetus distrutta dai Romani. L'abitato, inserito tra i castagneti dei monti Cimini, è reso inconfondibile dalla poderosa sagoma del castello fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel 1278, che emerge dal nugolo di case del centro storico, al quale si accede da un'unica porta ad arco sovrastata dalla torre dell'orologio. Soriano assurse, infatti, a grande importanza quando i papi si trasferirono a Viterbo. Papa Niccolò - quello al quale Dante nel canto diciannovesimo dell'Inferno fa dire "e veramente fui figliuol dell'orsa, cupido si per avanzar gli orsatti" - accusò i signori di Soriano di eresia e conquistò la cittadina per darla poi a suo fratello Orso Orsini. E il ruolo svolto da questa inespugnabile fortezza nella difesa dello stato papale è dimostrata dagli stemmi dei papi Callisto III e Innocenzo VIII. È presente anche lo stemma del Cardinale Rodrigo Borgia a indicarne l'incarico avuto per circa 50 anni prima come vice cancelliere sotto 5 papi e successivamente come papa con il nome di Alessandro VI. Attorno ai torrioni di questa imponente residenza si coagula un meandro di stradine, vicoli, piazzette e slarghi che d'improvviso si aprono sulle piane sottostanti e sulla valle del Tevere. Nella piazza centrale s'affaccia la grande collegiata di San Nicola, che risale alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la chiesa di Sant' Eutizio di fronte alla fontana vecchia del XV secolo. Poi nella chiesa di Sant'Agostino, che ha una volta affrescata da Taddeo Kunds raffigurante l'Apoteosi di Sant'Agostino, è custodita una tavola di scuola senese del 1343 con la Madonna in trono e il Bambino. Quando ne parla, gli occhi di Rigobello si accendono, ed è la stessa luce che appare nel suo sguardo quando suona l'amato violino carezzando le corde con l'archetto e inseguendo le note apprese da sempre in una famiglia nata per la musica. È da queste parti che Pier Paolo Pasolini, in una lontana primavera del 1964, ambientò la scena del Battesimo di Gesù sul fiume Giordano nel film "Il Vangelo secondo San Matteo". Dopo aver visionato molti luoghi lo scrittore-regista scelse di fermarsi in una frazione di Soriano a Chia sullo sfondo di una valle dominata dai ruderi di una torre medievale e spezzata in due dal passaggio di un torrente "dove il sole indora le querce rosa e gli Appennini sanno di sabbia calda". Ma qui, fra i ricci verdi e spinescenti dei castagni e le monumentali distese di faggi, veniva a villeggiare anche Luigi Pirandello, che si incontrava con l'amico professore Ernesto Monaci o con lo scrittore Rosso di San Secondo, e che in "questo recesso eccelso a cui la maestà di tronchi immani una solenne misteriosa aria di tempio dà", scriveva novelle e storie sorianesi. E ci veniva pure spesso il cantautore genovese Fabrizio De Andrè, che soggiornava nella casa dell'amico Alberto Santini e vi portava anche altri noti nomi del mondo dello spettacolo come De Gregori, Venditti, Mia Martini, Villaggio, Beppe Grillo, la Vanoni. In questa terra, dai mille colori, l'uomo ha saputo ritrovare anche i tanti mestieri perduti della tradizione artigiana, con la secolare lavorazione del peperino, del legno, del ferro battuto, delle ceramiche artistiche e delle decorazioni su stoffa. E poi c'è la sagra delle castagne, una manifestazione popolare che rende omaggio al frutto dei Monti Cimini, una fra le più suggestive rievocazioni storiche d'Italia, che ha radici in una festa istituita dal consiglio della comunità alla fine del XV secolo per ricordare alcuni tragici fatti avvenuti a Soriano il 7 novembre del 1489, durante la battaglia del Buonincontro. Per dieci giorni, la sagra delle castagne fa immergere Soriano nel Cimino nell'atmosfera di quei tempi. La cittadina viene divisa in quattro contrade che si contendono premi ed onori confrontandosi negli addobbi delle vie, nell'allestimento delle rievocazioni storiche e soprattutto nella sfida per la conquista dell'ambito palio per il quale gli armigeri si cimentano nell'abile prova degli arcieri e dei cavalieri. È come tornare indietro nei secoli in questo paesino arroccato sui colli, imbevuto di natura e di un sapore antico che ammalia mentre i tamburi rullano e restituiscono vita ai secoli passati e a scene, personaggi, spade che improvvisamente si sciolgono dai lacci del tempo e si trasformano in duelli, bandiere, cortei, danze. Ecco la lotta fra S. Giorgio ed il mitico drago che aveva fatto prigioniera una giovane donna, ecco la vita di corte delle famiglie Madruzzo, Altemps ed Albani, ecco la decapitazione del prefetto di Vetralla Giacomo di Vico e i cruenti avvenimenti del 1489. Ed è in questo posto dove tutti vorrebbero vivere per il clima salubre ed i grandi panorami, in "quel fragore che a un oblio perenne di tutto invita, ombra e vento che va", Vicenza ha portato la traccia della propria cultura di arte e di lavoro, restaurando, del tutto gratuitamente, la preziosa fontana vecchia costruita nel secolo XV sotto il pontificato di Nicolò V e un affresco sacro, ponendo le basi e gli stimoli per la creazione in questo meraviglioso scorcio di antichità, che dista un'ora di auto da Roma e 15 chilometri da Viterbo, di un'accademia dell'artigianato e del restauro unica per il Lazio e per il centro Italia, sulla scorta di quanto Rigobello ha già inventato a Thiene e a Este. I due restauri sono un dono che gli artigiani vicentini vogliono fare a questa cittadina armoniosa e a tratti severa che conserva tesori architettonici e artistici figli di una storia millenaria e che ancora oggi nella spettacolare giostra degli anelli e nell'avvincente torneo degli arcieri sa vestirsi di echi medievali e di costumi rinascimentali. I bravi restauratori, Marino De Santis, Linda Faccin, Luigi Boron, con Gianluca e Andrea Fantin, che hanno provveduto a preparare il materiale, si sono recati a loro spese a Soriano e in una settimana hanno ultimato il lavoro. Come un sentiero amico costruito per unire due civiltà e due tradizioni, Vicenza e Soriano, in una sorta, appunto, di gemellaggio fondato sul restauro e sull'identico medesimo linguaggio culturale. «E l'accademia dell'artigianato e del restauro - dice Rigobello, che crede molto in questo impegno per il futuro - può diventare il motore per dare pulsioni creative ai giovani e recuperare altri monumenti». Tra i più recenti interventi del Carve, nato nel 1988, ci sono l'interno della chiesa dei Proti, la casa del Palladio, l'arco delle scalette, la balconata del piazzale della Vittoria, il campanile di Colzè e la facciata del municipio di Montegalda. Soriano, con la sua fontana e il suo affresco, è l'ultima tappa in ordine di tempo di un'impresa che ha fatto scuola.