Domenica, 8 Ottobre 2006 Al convegno nazionale della Federazione italiana Amici dei Musei la sezione padovana svela i programmi "Promuovere la cultura della valorizzazione, tutela, conservazione non solo del patrimonio storico-artistico del Paese, in collaborazione con musei, enti pubblici e privati, soprintendenze, ma anche di quello umano. Questo è il nostro obiettivo". Parole di Mauro Del Corso, presidente della Federazione italiana degli amici dei musei, che tiene in questi giorni il XXI. Convegno nazionale nel Salone del Palazzo della Ragione, "cuore pulsante della città" come lo ha definito Irene Favaretto, presidente del comitato scientifico, che ha aperto i lavori. Per la scelta felice del luogo e del momento, che coincide con la Mostra sul Mantegna, si è complimentata Carla Bossi Comelli, presidente della Federazione mondiale degli amici dei musei, nata nel 1967 e presente con i suoi membri in trentaquattro Paesi del mondo. Nella giornata centrale dell'assise su "Musei, monumenti, mostre e gestione del patrimonio culturale: quale il ruolo degli amici del Musei oggi?" è stato disegnato un mosaico di esperienze, messe a confronto sulla didattica museale (ha presieduto la sessione Aurora Di Mauro dell'ufficio Musei della direzione Beni culturali della Regione Veneto), sul rapporto tra "Amici dei musei" e sponsor (Davide Banzato, direttore dei Musei civici di Padova) e Musei e istituzioni (Anna Maria Spiazzi, soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico del Veneto). Il museo dev'essere una realtà viva che dialoga con il visitatore, come ha osservato Angelo Tabaro, segretario regionale alla cultura. Ed è l'obiettivo anche degli "Amici" di Padova, associazione fondata nel 1973 dal conte Alvise Emo Capodilista che, per l'impegno e la dedizione dimostrate durante la presidenza del sodalizio (1991- 2004) ha ricevuto due riconoscimenti, tanto che il conte ha osservato "di non aver fatto in un sol giorno una così ricca raccolta neppure nelle mie campagne". A lui è succeduto Vittorio Tabacchi, imprenditore, amante dell'arte, ma soprattuto straordinario mecenate. Tabacchi ha spiegato che l'associazione patavina, che conta più di cinquecento volontari e opera a fianco dei Musei civici, dopo aver finanziato il restauro degli Angeli del Guariento si appresta a farlo per gli affreschi della casa del Petrarca ad Arquà, la Pala del Romanino ai Musei civici e il "Ritratto del Petrarca" nella sala dei Giganti, opere che sono state illustrate ai convegnisti da Elisabetta Saccomani e Irene Favaretto.A chiusura del convegno si è tenuta una tavola rotonda presieduta da Antonio Finotti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio. Prima di tutto si è chiarito che le Fondazioni vogliono diventare soggetti attivi ed autonomi di progettazione culturale, ma continueranno a sponsorizzare le iniziative altrui. Finotti ha scelto come interlocutrici le Fondazioni che si sono distinte per originalità di realizzazioni: quelle bancarie di Firenze, Bologna, Perugia e quelle private a carattere industriale, "Ferrero" di Alba e "Centro studi Tiziano e Cadore" di Pieve. Viva curiosità per un moderatore d'eccezione: Philippe Daverio, profondo conoscitore dei rapporti tra pubblico e privato. "I contributi delle Fondazioni bancarie - si è chiesto - saranno a pioggia o dati con l'innaffiatoio, cioè solo alle piante che ne avranno bisogno? E' tutto da vedere, comunque giocano un ruolo potentissimo, sono l'unica espressione di autonomia erogativa, mentre gli altri sono alla frutta". E ha proposto una riflessione: "Il nostro Paese sta cambiando scheletro. Un tempo i suoi due pilastri erano l'oratorio e la cellula del Pci. La nuova Italia si costruirà sui grandi aggregati: produttivi e di identità culturale".