La difesa e il contrattacco del sindaco sono contenuti in una lunga nota sulla città II primo cittadino di Mantova ha chiarito le sue tesi, lanciato le sue accuse, delineato la sua idea di città, in questa nota. La Brioni ce l'ha spedita nel pomeriggio di ieri, dopo il rientro dal convegno a Viareggio. «Come tutti i mantoyani sono molto orgogliosa della nostra città. E non è l'orgoglio di appartenenza, ma piuttosto l'orgoglio che viene dalla consapevolezza di ciò che siamo, del patrimonio di bellezza, d'arte e di storia di cui disponiamo che fa di Mantova una città unica ed emblematica, un nucleo intenso e denso degli splendori del rinascimento italiano. La direzione del museo Ermitage ha perso un'opportunità. L'opportunità, appunto, di avere una location in una città straordinaria come la nostra, una città con capolavori inestimabili che sono stati ideati qui dai grandi maestri, capolavori che non si possono prestare, né possono essere acquistati, ma che solo a Mantova possono essere apprezzati, conosciuti, e studiati. Di questo dobbiamo essere consapevoli perché questo è un nostro punto di forza che mi fa dire che noi abbiamo una preziosità tale che stupisce e sta conquistando l'attenzione del mondo. L'Ermitage ha scelto Ferrara, città che in questi ultimi anni è un po' affaticata sul piano culturale. E allora, forse, si è combinata qui l'esigenza di Ferrara di avere un'occasione per rilanciarsi e forse c'è stato il timore dell'Ermitage di trovarsi a dover competere per avere attenzione in una Mantova che sta vivendo una stagione culturale scintillante. I nostri beni culturali, i nostri festival, i nostri eventi espositivi, come la Celeste Galeria ieri e la mostra del Mantegna oggi, che sta avendo un gran successo avendo superato in 15 giorni 100mila prenotazioni - mentre Verona e Padova ne hanno 30mila -, hanno una grande capacità di suscitare l'interesse del grande pubblico. Mi spiace per l'Ermitage che ha altre tre sedi all'estero, anche se nessuno lo sa, a Londra, Amsterdam e Las Vegas. Credo sia stata fatta un'offesa alla nostra città che è stata usata per aprire un vero e proprio mercato del "chi offre di più". Noi ci siamo proposti con convinzione, con un'azione corale di tutte le istituzioni territoriali, delle istituzioni culturali, degli imprenditori, delle fondazioni bancarie, mettendo a disposizione i beni più preziosi, come Palazzo Te, e non una palazzina qualunque. Ci siamo mossi tutti insieme con la volontà di un rapporto culturale non subalterno, ma paritario, per creare un vantaggio reciproco, perché Mantova è una capitale della cultura italiana e tale deve sentirsi ed essere considerata. Quindi, non subalterna, né provinciale, né da colonizzare. Nuovi orizzonti si aprono nel 2007: la promozione in Italia e all'estero del marchio "Mantova Città dei Festival"; le grandi mostre già in cantiere a Palazzo Te e non solo; il rilancio scientifico del Centro Internazionale di Palazzo Te che vedrà impegnate per la nostra città autorità culturali italiane ed internazionali, nonché i più prestigiosi musei del mondo; la riorganizzazione del sistema culturale mantovano grazie alla collaborazione sul territorio del professor Salvatore Settis. Stiamo inoltre lavorando per organizzare a Mantova un G8 della cultura che affronterà i temi della tutela dei beni artistici e architettonici e le politiche di relazione tra i musei in riferimento ai prestiti e al restauro. Buon ultimo, si sta proseguendo nel recupero e nel restauro del nostro patrimonio storico e artistico per arricchirlo, tutelarlo e restituirlo alla città, come sta già succedendo per il Palazzo del Podestà. Parallelamente procedono spedite le pratiche per ottenere dall'Unesco il titolo di "Mantova patrimonio dell'umanità" che riconosce in modo indiscutibile la nostra unicità».