Ai primi di luglio la Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici aveva scritto al Magistrato alle Acque chiedendo lumi su alcuni cantieri del Mose aperti nelle bocche di porto, mai autorizzati. Interpellata dal Gazzettino, la presidente del Magistrato, Maria Giovanna Piva, aveva sostenuto che le opere contestate erano provvisorie, e che dunque non avevano bisogno di autorizzazioni, ma alla fine, dopo alcuni solleciti, ha risposto con una lettera alla Soprintendenza, che il direttore ad interim, Giuliano Monti, ha ora preferito girare all'Avvocatura distrettuale dello Stato, chiedendo chiarimenti, ma senza fermare i cantieri. Nella sua lettera, Maria Giovanna Piva ha fatto una serie di puntualizzazioni. Le aree di cantiere in questione, ha scritto prima di tutto, sono quelle considerate nello Studio di impatto ambientale e poi nel progetto definitivo, approvato in Salvaguardia, ma questa osservazione viene criticata dal Ministero dell'Ambiente, che sta verificando punto per punto la lettera del Magistrato. In particolare, le aree di cui ai documenti citati dalla Piva non sarebbero le stesse sulle quali ora sono aperti i cantieri. La Piva ha poi aggiunto che i cantieri di prefabbricazione dei cassoni di alloggiamento delle paratoie del Mose sono stati assoggettati a Valutazione di impatto ambientale, ma il Ministero sostiene che i siti sono diversi, e che la Via nazionale è stata corretta con una Via regionale, che infatti il Ministero ha contestato. E in ogni caso a Roma ricordano che tali modifiche avrebbero dovuto venire preventivamente autorizzate dalla Soprintendenza, dallo stesso Ministero, dalla Commissione di Salvaguardia. Da ultimo, il Magistrato alle Acque ha spiegato nel dettaglio che in bocca di Lido la "tura" di Treporti e la "piarda" di san Nicolò (aree di cantiere ottenute con dighe o imbonimenti) erano previste e hanno avuto la Valutazione d'incidenza ambientale, così come per la "piarda" a Malamocco (inizialmente prevista nel canale Spignon) e per un'area di stoccaggio a Chioggia (spostata nel canale di bocca). Ma anche qui al Ministero dell'Ambiente hanno storto il naso, ricordando che le Valutazioni d'incidenza ambientale sono state fatte a posteriori, dopo gli esposti delle associazioni ambientaliste veneziane e l'apertura di un procedimento d'infrazione europeo, mentre invece sarebbe servita una nuova Valutazione di impatto ambientale nazionale. Anche in questo caso, hanno sostenuto a Roma, non è stata fatta alcuna richiesta di autorizzazione, né alla Soprintendenza né alla Salvaguardia, ma ora almeno questa parte dell'eterno braccio di ferro tra i Ministeri dell'Ambiente, dei Beni culturali, delle Infrastrutture, verrà affrontata e si spera chiarita dall'Avvocatura dello Stato.