Facce distese, sorridenti, ottimiste. Sono quelle dei dirigenti dei vari settori di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, all'uscita da Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale. Ieri è stato deciso di aprire un tavolo con il ministro Rutelli per discutere del futuro dell'istituto salvaguardandone l'autonomia e cercando di ottenere anche quella contabile. Un'impresa, quest'ultima, che non è mai riuscita neanche a Cristina Acidini che ha guidato in maniera effettiva l'Opificio fino allo scorso 30settembre (e ora ne è responsabile ad interim). Le richieste fanno parte di una risoluzione votata all'unanimità dal Consiglio contro l'ipotesi di un trasferimento a Roma delle competenze dirigenziali dell'Opificio e di un accorpamento insieme ad altri istituti affini. L'atto e le sue motivazioni sono stati illustrati da Ambra Gioilli (presidente della commissione Cultura della Regione) che ha indicato come obiettivo «la salvaguardia e la valorizzazione dell'esperienza dell'Opificio che è una delle eccellenze della Toscana». Il presidente del Consiglio, Nencini, ha annunciato l'organizzazione di «una tavola» cui parteciperanno «i responsabili dei più grandi musei del mondo, coloro che hanno opere che sono passate dall'Opificio» e ha detto di «sperare che non ci sia nessuna forma di accorpamento», di difendere una posizione nota al ministero e di essere certo che il sottosegretario Marcucci terrà la risoluzione della Regione nella giusta considerazione. "La mia funzione - ha aggiunto Nencini - è difendere e tenere alta una posizione difendibile. Se allarghiamo lo spettro, le ragioni dell'Opificio sono nettamente superiori a quelle di altri enti e istituti che in giro per l'Italia vengono difesi da altri». Secondo la consigliera azzurra Stefania Fuscagni «il nostro Consiglio deve battersi perché i fondi per l'istituto non vengano ridotti, ma aumentati»; per il presidente della commissione Rapporti con l'Unione Europea e sulle Attività lnternazionali della Regione Toscana, Angelo Pallina (FI) la questione porterà al «coinvolgimento del Parlamento Europeo attraverso i deputati eletti in questa circoscrizione che presenteranno un'interrogazione a Bruxelles; non solo: organizzeremo una galleria fotografica con i più importanti restauri dell'Opificio che faremo vedere in Italia e poi al Parlamento Europeo»; e se Edoardo Bruno (Pdci) è «disposto a manifestare davanti a Palazzo Chigi come consigliere di maggioranza», i consiglieri di An, Giuliana Baudone e Marco Cellai, giudicano «bene la proposta di risoluzione bipartisan a favore dell'autonomia dell'Opificio delle Pietre Dure. Ora lavoriamo insieme a una proposta di legge a favore degli altri enti di rilevanza culturale sottoposti ai tagli del governo". Come si comprende, i buoni intenti ci sono tutti, ma la questione presto finirà nelle aule del Parlamento italiano. E allora saranno i deputati e i senatori toscani a doversi fare carico della faccenda. Opificio, biblioteche e tagli - Tuttavia c'è la netta sensazione che, nonostante gli sforzi degli enti locali (sindaco di Firenze escluso, il cui silenzio sulla questione imbarazza perfino chi lo ha votato), la partita si giochi a Roma. Il capo dipartimento, Giuseppe Proietti, non ha certo cambiato idea e continua nella sua politica di risparmio: la legge finanziaria prevede il taglio del 5 degli attuali dirigenti dei vari dipartimenti della cultura. Sono 1314 posti da cancellare, a cominciare dalle sedi vacanti. E, guarda caso, la guida dell'Opificio adesso è una sede vacante. Se l'Opificio vuol mantenere la sua autonomia (anche dirigenziale), secondo Proietti sarebbe la Biblioteca Nazionale a farne le spese. La direttrice Ida Fontana non vuol sentir parlare di accorpamento con altre biblioteche - come delineato da un comunicato della segreteria nazionale del sindacato Unsa-Beni culturali - bensì di nascita di un polo bibliotecario fiorentino in cui la Nazionale sarebbe leader. E dal momento che la prima biblioteca di Firenze non può contare, annualmente, sui fondi speciali che vengono assegnati alla Nazionale di Roma, l'autonomia amministrativa e finanziaria diventa non solo necessaria, ma addirittura vitale, li problema è che lo Stato sta andando nella direzione diametralmente opposta. Come denuncia Learco Nencetti della segreteria nazionale dell'Unsa-BeniCulturali, la finanziaria 2007 ha stanziato 5 milioni di euro per il faraonico progetto della Beic (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura) voluta nel gennaio del 2001 dall'allora ministro Melandri, la cui valutazione del costo totale nel 2004 ammontava a 240 milioni di euro. La Beic ancora non esiste (doveva esser pronta a Milano entro il 2011), ma sta già costando una montagna di soldi (almeno 15 milioni per i prossimi 3 anni). Quindi non si capisce che senso abbia, in nome del risparmio e della razionalizzazione, da una parte cancellare una serie di dirigenti e di autonomie (ed eccellenze), e dall'altra impiegare cifre ingenti per progetti di tale portata. Proietti vuol legare le sorti di Opificio e Biblioteca Nazionale, ma la nascita della Beic potrebbe costare a entrambe.