Istituti bancari e tutela del patrimonio artistico italiano, un binomio ormai diventato familiare grazie all'annuale appuntamento «Invito a Palazzo», in occasione del quale le banche per un giorno aprono al pubblico le loro sedi più prestigiose. Sabato 7 ottobre, infatti, 53 istituti di credito daranno la possibilità di visitare 110 palazzi storici in tutta Italia, offrendo per ogni sito visite guidate gratuite fra collezioni d'arte e saloni arredati e decorati da artisti sia del passato che del presente. La scelta è molto variegata, dai massicci palazzi medioevali e rinascimentali all'architettura ricca e leggiadra dello stile barocco, dalle dimore e villini settecenteschi immersi in parchi secolari alle più recenti costruzioni neoclassiche o contemporanee commissionate da architetti di fama mondiale come Marcello Piacentini, Giò Ponti e Renzo Piano, ed ancora musei e collezioni d'arte custodi- te dalle banche. Il tutto in 56 città coinvolte, di cui 5 per la prima volta. «Invito a palazzo è una nuova e diversa occasione di incontro tra banche e cittadini ha commentato il Presidente dell'Abi, Corrado Fissola, durante la presentazione dell'iniziativa. Tutti i luoghi visitabili durante l'evento sono solitamente chiusi al pubblico poiché destinati al quotidiano svolgimento del lavoro degli istituti stessi. Ciò sottolinea l'impegno costate delle banche a tutelare il patrimonio artistico nazionale e ad arricchirlo di nuove commissioni e acquisti. Ogni arino infatti complessivamente vengono investiti circa trecento milioni di euro in opere di restauro, progetti culturali ed editoria artistica al fine di tutelare e far conoscere il proprio patrimonio». L'iniziativa, nata nel 2002 in queste quattro edizioni ha già richiamato circa 300.000 visitatori, 80.000 solo l'anno scorso. Fra i palazzi più visitati vi sono state le numerose sedi centrali delle diverse banche, come quella a Napoli del Sanpaolo, commissionata dallo stesso istituto a ridosso della II guerra mondiale all'architetto Marcello Piacentini. Oppure i palazzi storici acquistati dagli istituti nel corso del secolo scorso come Palazzo Magnani a Bologna, sede dell'Unicredit, edificato nel 1577 su disegno dell'architetto Domenico Ribaldi per volere di Lorenzo Magnani. Dovendo essere questa la residenza principale della famiglia, simbolo dell'affermazione sociale raggiunta, i Magnani curarono anche le rifiniture e le decorazioni come il fregio de La Storia di Romolo e Remo dipinto dai Carracci nel salone d'onore. E poi anche Palazzo Frangipane a Licata (Agrigento), in stile barocco attualmente sede della banca Popolare Sant'Angelo, o Palazzo Strozzi a Firenze, della Banca Popolare di Milano, meglio conosciuto come il palazzo dalle cento finestre, e il rinascimentale palazzo Portinari Salviati della Banca di Toscana. E pel concludere Palazzo Thiene della Banca popolare i di Vicenza, una villa cinquecentesca del Palladio, con affreschi di artisti manieristi. Fra le dimore più antiche vi sono anche le sedi storiche dei Monti di Pietà, il primo monte di credito su pegno fondato nel 1537 e poi diffuso in tutta la penisola. Tutti edifici dal XVI secolo al XVII a Parma, Milano, Roma e Padova nati sin dall'origine per accogliere istituti bancari e ora appartenenti a diversi istituti di credito, che però mantennero le loro classiche architetture. Fra le sedi più moderne, invece, vi è a Torino il Palazzo della Fortuna, costruito alla fine del XIX secolo, che ospitò in origine la sede della prima società telefonica italiana, e poi quella della Rai-Radio Televisione, dove ogni anno milioni di italiani spedivano le cartoline della lotteria nazionale. E ancora la sede della Banca Popolare Italiana a Lodi, realizzata da Renzo Piano, un enorme complesso moderno di 90.000 mq, con annesso un auditorium per 800 persone, e la sede centrale della Banca Popolare di Milano, a palazzo Meda costruito negli anni trenta su progetto di Giovanni Greppi, dove viene anche custodita al centro di un salone una scultura alta 5 metri di Arnaldo Pomodoro. Singolari invece sono alcuni edifici che riecheggiano realtà ormai scomparse, come i Monti Frumentari di Mores, a Sassari, e di Santadi, a Cagliari, di proprietà dell'attuale del Banco di Sardegna. Questi facevano parte della rete dei monti introdotti dagli Spagnoli per proteggere i contadini dall'usura o per custodirci il grano, sostentamento base delle popolazioni rurali di allora. Numerose sono anche le collezioni esposte o musei acquistati dalle banche come la casa Barezzi a Busseto, vicino a Parma, abitazione di Antonio Barezzi, mecenate di Giuseppe Verdi. L'edificio fu successivamente prelevato dalla Banca Antonveneta e oggi è la sede dell'associazione culturale Amici di Verdi. Ed ancora le collezioni d'arte come quella custodita nel museo Amedeo Bocchi, sempre a Parma, di proprietà della Banca Monte di Parma, alla quale l'autore stesso, scomparso nel 1976, donò molte sue opere. E per concludere la collezione di Villa Zito a Palermo, sede del Banco di Sicilia, che ospita anche il Museo di Ignazio Mormino con la sua grande biblioteca storica-economica di oltre 60.000 volumi e un'imponente collezione archeologica proveniente dagli scavi della necropoli di Selinunte. Per quanto riguarda Roma, invece i palazzi visitabili sono 13 di cui 5 aperti per la prima volta. Accanto alle ormai consuete residenze nobiliari come Palazzo Altieri, sede dell'Abi e della banca Finnat, palazzo de Carolis sede di Capitalia, palazzo Verospi di Unicredit e palazzo Mancini, sede Banco di Sicilia, vi sono esemplari di architettura dell'inizio XX secolo, come Palazzo Dexia Crediop, l'albergo reale neorinascimentale progettato da Roberto Buti e trasformato da Pio Piacentini, oppure Palazzetto Cancelli, di proprietà BNL, progettato da Edoardo Negri durante l'espansione del rione Prati, e per la prima volta il Villino Casati di Carlo Pincherle, e il Villino Pignatelli dell'architetto Giuseppe Mariani, ambedue residenze di personaggi illustri di inizio '900 ed ora sedi di agenzie del Mediocredito Centrale.