Dopo la sollevazione di tutto il consiglio comunale la rotta è un po' cambiata. "Vedremo, non c'è niente di certo, gli accordi non sono ancora definitivi', ma la sostanza non cambia: il Teatro Nuovo, la storica istituzione culturale milanese, rischia lo sfratto per far posto all'ennesima sfilza di negozi. La data è fissata per il 30 giugno prossimo, ma viste le prese di posizione indignate di politici e intellettuali, i giochi non sono ancora chiusi. Tutto è iniziato con una lettera arrivata a Gemma Ghizzo, vedova di Franco Ghizzo patron del teatro, in cui la proprietà dell'immobile di piazza San Babila avvisava senza toppi preamboli: «Vi informiamo che non intendiamo rinnovare il contratto di locazione avente scadenza il 30 giugno 2007 e vi manifestiamo la nostra volontà di disdettarlo. Vi invitiamo pertanto a lasciare l'immobile libero da persone e cose entro e non oltre la predetta scadenza. Nella missiva non è specificato, ma a quanto pare, la proprietà, una piccola società che fa capo al colosso immobiliare di Giuseppe Statuto, è in trattativa con i grandi magazzini Harrod's (la catena del lusso che fa capo alla famiglia Al Fayed). E' stata la stessa signora Gemma, qualche giorno fa, a spiegare: «Ho parlato con il dottor Statuto, mi ha fatto vedere la piantina del teatro e mi ha detto che nei 4000 metri quadrati del Nuovo potrà realizzare 50 negozi. Insomma, un affare. Peccato che il Teatro Nuovo sia un pezzo importante della storia e della cultura milanese Nato nel 1938 e affidato a Remigio Paone, amico di Luigi Pirandello, sul suo palcoscenico è stata scritta la storia del teatro non solo milanese: in scena, solo per fare qualche nome, si sono succeduti Walter Chiari, Edoardo De Filippo, Totò, Macario, Alberto Sordi, Liza Minnelli. E infatti alla notizia che l'istituzione rischia di sparire per far posto a qualche negozio la Giunta e l'intero consiglio comunale si sono sollevati. Il sindaco Letizia Moratti ha annunciato che «Il Comune si muoverà per impedire la chiusura del Nuovo, vedremo in che forma agire» e anche Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura. ha detto chiaro e tondo: «Giù le mani dal Teatro Nuovo», mentre Maurizio Cadeo, assessore all'Urbanistica annuncia battaglia: «Non bisogna mollare, bisogna continuare a far sì che la gente si mobiliti contro la volontà di annientare la cultura. Il "movimento", come detto, ha coinvolto tutti i partiti, con la Lega in testa, sia «perché - spiega il capogruppo e europarlamentare Matteo Slavini - da sempre ci battiamo per valorizzare i locali storici della città, sia perché per il Carroccio il Nuovo ha un valore "sentimentale, «se si pensa ai comizi della Lega e di Umberto Bossi a Milano, si pensa proprio al Nuovo. Ma a parte questi motivi "di parte", il Nuovo è un'istituzione che ha fatto la storia del teatro, un luogo al quale i milanesi sono affezionati e che fa parte della stessa identità della città, è impensabile che al suo posto vengano messi dei negozi, che alle sette sarebbero già chiusi. Vista l'ampia convergenza politica sul salvataggio del Nuovo, quello che resta da capire è la reale possibilità di impedire la cancellazione del teatro da parte della proprietà dell'immobile. «Credo - spiega ancora Salvini - che spazio di manovra ci sia. La volontà politica è emersa chiaramente ora bisogna far seguire atti concreti. Come Lega faremo tutto quanto è legalmente possibile per fermare l'operazione. Settimana prossima presenteremo in consiglio una mozione, se riceverà l'appoggio di tutti, l'amministrazione avrà uno strumento in più per garantire la sopravvivenza del Nuovo. A parte le prese di posizione la via più efficace, e in qualche modo già annunciata dalla Giunta, è sottoporre la struttura a Vincolo: in pratica il Comune stabilisce che in quello stabile deve esserci un teatro, qualsiasi cosa ne pensi il proprietario. La vicenda del teatro di piazza San Babila segue di pochi giorni quella di altri storici locali meneghini. l'ultimo in ordine di tempo è il bar Taveggia, a rischio chiusura a causa dei progetti delle società immobiliari che, in pratica, stanno ridisegnando la città con un unico obiettivo: guadagnare. «I privati - è sempre Salvini che parla - fanno il loro mestiere. Nel Dna degli imprenditori c'è il profitto, è naturale che sia così, è compito dell'ente pubblico mettere dei paletti dove, come nel caso del Teatro Nuovo, devono essere messi.
Milano unita: il Teatro Nuovo non si tocca
Il Teatro Nuovo di Milano, un'istituzione culturale storica, rischia di essere sfrattato per far posto a negozi. La proprietà dell'immobile, una società di Giuseppe Statuto, ha comunicato di non voler rinnovare il contratto di locazione e di dismettere il teatro il 30 giugno prossimo. La Giunta comunale e il sindaco Letizia Moratti hanno annunciato di agire per impedire la chiusura del teatro, mentre politici e intellettuali si sono sollevati contro la decisione. La Lega ha annunciato di presentare una mozione per fermare l'operazione e di sottoporre la struttura a vincolo, per stabilire che in quell'immobile deve esserci un teatro.
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