Opificio delle Pietre Dure sempre più nel caos, critiche al «piano Marcucci» e pericolo di accorpamento tra la Nazionale e tre biblioteche cittadine (Marucelliana, Laurenziana e Riccardiana) come denuncia Learco Nencetti, del sindacato Unsa-Beni culturali, citando un documento riservato del ministero. Intanto dopo la visita del sottosegretario Andrea Marcucci, ieri all'Opificio si è tenuto il sopralluogo della commissione Cultura della Regione. Ognuno la pensa in maniera opposta all'altro. Per risolvere il «caso» Opificio, Marcucci aveva proposto di trasformarlo in un «tassello» del Polo Museale; così non avrebbe cambiato neanche dirigente in quanto Cristina Acidini, (ex-soprintendente dell'Opificio e oggi alla guida del Polo) ha assunto anche l'interim per l'istituto di restauro. La trovata di Marcucci - ispirata da Rutelli - cela un trend di declassamento dell'istituto mascherato da soluzione epocale. E ad essere poco convinto sembra anche lo stesso Marcucci che ai lavoratori aveva detto: «se voi non accettate questa soluzione e prevarranno le vostre ragioni, la vostra sarà una vittoria di Pirro». Un ultimatum. Ieri la commissione Cultura della Regione (composta da Ambra Giorgi, Eduardo Bruno, Stefania Fuscagni e Severino Saccardi) si è recata all'Opificio. E se da una lato la presidente Giorgi ha affermata che «non si capisce perché si debba mettere mano a ciò che funziona, dal momento che l'Opificio rappresenta una struttura di eccellenza ed è conosciuto in tutto il mondo», dall'altra Stefania Fuscagni di Forza Italia ha sottolineato la «totale concordia tra le forze politiche» nel criticare l'idea di Marcucci definita «un modo per avvilire una struttura di ordine internazionale che rischia di diventare un luogo di restauro solo per Firenze. Il Polo Museale Fiorentino - ha proseguito Fuscagni - ha problematiche specifiche che male si accordano con i tre compiti di più ampio respirar formazione, consulenza e ricerca. L'Opificio in questi anni ha conquistato un alto valore tecnico che va conservato per questo giudichiamo provocatoria la proposta di Marcucci e le sue velate minacce. Contando i tagli apportati al settore, -45 all'Opificio e -4 all'Istituto Centrale del Restauro di Roma, è chiaro che si tratta di una strategia pensata e non di un errore». In seguito alla visita della commissione Cultura ieri è stata presentata una mozione in Consiglio Regionale (che sarà discussa oggi) per coinvolgere le istituzioni europee, affinchè il caso non resti limitato all'area toscana. É tornato sull'argomento anche il senatore di Forza Italia, Paolo Amato il quale ha detto che «L'ennesima rivisitazione dell'ormai famigerato "piano Marcucci" sul riorganizzo dei centri del restauro italiano, continua a penalizzare l'Opificio delle Pietre Dure nel tentativo di declassare il prestigbso istituto al rango di un qualsiasi laboratorio di ricerca. Marcucci, e il Ministro Rutelli non credano che la questione sia conclusa. L'Opificio delle Pietre Dure deve rimanere autonomo ed integro nel suo attuale assetto amministrativo e scientifico, non ci sono alternative», il «piano Marcucci», infine, non va a genio neanche ai lavoratori dell'Opificio che ieri si sono riuniti. Preoccupa soprattutto l'insistenza del sottosegretario sul legame tra Opificio e territorio toscano, col pericolo di veder cancellare in un attimo un'eccellenza acquisita in 30 anni di lavoro a livello mondiale. E poi, se davvero l'Opificio entrasse nel Polo Museale Fiorentino, come potrebbe «servire» gli enti che del Polo non fanno parte? E la scuola? Che senso hanno corsi di alta formazione nazionale se poi chi si diploma può agire solo a livello locale?
Opificio, bocciato il piano-Marcucci La Nazionale rischia l'accorpamento
Il sottosegretario Andrea Marcucci ha proposto di trasformare l'Opificio delle Pietre Dure in un tassello del Polo Museale Fiorentino, ma la proposta è stata criticata da diverse forze politiche e da lavoratori dell'istituto. La commissione Cultura della Regione ha espresso le sue preoccupazioni e ha presentato una mozione per coinvolgere le istituzioni europee. Il senatore Paolo Amato ha anche espresso la sua opposizione al piano Marcucci, che considera un tentativo di declassare l'Opificio. I lavoratori dell'Opificio hanno espresso preoccupazioni sulla possibilità di cancellare l'istituto e sulla sua integrità amministrativa e scientifica.
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