A otto anni dalla morte di Federico Zeri, la Fondazione che porta il suo nome apre oggi i battenti a Bologna con la straordinaria fototeca dello studioso (300 mila fotografie, spesso impreziosite da annotazioni a mano) e la biblioteca (47 mila volumi, 37 mila cataloghi, 60 testate di riviste) che testimonia i mille campi di ricerca, interessi, passioni attraversati da un personaggio originale e inconfondibile. In questa giornata dedicata alla sua memoria - presenti il ministro Fabio Mussi, Pier Ugo Calzolari, rettore dell'Università di Bologna e presidente della Fondazione, Anna Ottavi Cavina, direttrice della Fondazione, Umberto Eco, Antonio Paolucci, Everett Fahy del Metropolitan Museum di New York e Pierre Rosenberg del Louvre - forse si porrà fine agli scontri, le polemiche, gli appelli che hanno agitato la nascita e la crescita della Fondazione. Zeri è morto il 5 ottobre 1998. Pochi giorni prima aveva fatto testamento. Aveva donato sculture, dipinti, arazzi ai Musei Vaticani, l'Accademia Carrara di Bergamo, l'Accademia di Francia. All'Università di Bologna lasciava la villa di Mentana (dove viveva circondato dai suoi libri, da opere di gran valore, pezzi d'arredo stravaganti, buffi souvenir), il parco di 10 ettari, 3 case coloniche, la collezione di epigrafi romane, la biblioteca e la collezione di fotografie d'arte. L'anno dopo l'Università costituiva la Fondazione Federico Zeri. Subito sono incominciati a soffiare malumori e sospetti. Perché venivano portati via dal loro luogo naturale i libri e le carte di Zeri? Perché si vuotava la villa che, lo sapevano in tanti, Zeri aveva immaginato come luogo di studio e di ricerca, meta di studiosi e specialisti? Perché si privilegiava Bologna e si tradiva il progetto secondo cui la casa di Mentana avrebbe continuato a vivere? Si è parlato di trasferimento momentaneo del materiale cartaceo, per ragioni di sicurezza e catalogazione. Si è parlato dei difficili collegamenti fra la campagna romana e i luoghi di studio non solo italiani, dei costosi spostamenti dì ricercatori da adibire all'inventario, il riordino, la conservazione, la catalogazione informatizzata dei materiali. Si sono alzati i toni della polemica. Dalla Fondazione si sono dimessi Fabio Roversi Monaco (l'allora rettore dell'Università di Bologna che di Zeri era stato l'interlocutore nel disegno della donazione, e che aveva costituito la Fondazione «con sede legale in Mentana»), Salvatore Settis, Antonio Giuliano. Adesso la «sede operativa» della Fondazione è in questo bellissimo convento rinascimentale, il Santa Cristina, dove sono stati sistemati i lasciti cartacei di Zeri, dove si trova il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università, e si coltiva il progetto di farne un centro di ricerca avanzata nell'ambito della storia dell'arte. Dal 2003 un gruppo di lavoro inventaria, scheda, digitalizza, trasferisce on line le immagini della fototeca. Più di 22 mila fotografìe sono consultabili in rete e oltre 40 mila sono in corso di immissione. Intanto la villa di Mentana, priva di arredi, mobili, libri, è diventata un guscio vuoto in cui «l'aura di Zeri» non si respira più. «La decisione non è stata facile né immediata» dice Anna Ottani Cavina, direttrice della Fondazione. «Parliamo di un grandissimo investimento, impraticabile lontano da Bologna. La donazione è stata un onore ma la morte improvvisa di Zeri ci ha spiazzati. Non era prevedibile che ci saremmo trovati davanti alla villa vuota, smantellata. Il comitato scientifico ha scelto di tenere vivo il ricordo di Zeri mettendo a disposizione del pubblico il suo lascito e in un luogo bello, nel cuore della citta, nel circuito delle Università del mondo. Ora ci auguriamo che l'inaugurazione sia il momento della pacificazione, dopo tante polemiche».
A otto anni dalla scomparsa Zeri trova pace (forse) a Bologna
La Fondazione Federico Zeri, fondata 8 anni dopo la morte di Federico Zeri, si apre a Bologna con la sua fototeca e biblioteca. La fondazione è stata oggetto di polemiche e controversie, in particolare riguardo al trasferimento della villa di Mentana, dove Zeri viveva, e della sua collezione di libri e fotografie. La villa è stata smantellata e la collezione è stata trasferita a Bologna. La direttrice della Fondazione, Anna Ottani Cavina, ha spiegato che la decisione non è stata facile e che la morte improvvisa di Zeri ha sorpreso tutti. La fondazione si augura che l'inaugurazione sia il momento della pacificazione dopo tante polemiche.
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