Sembrava un successo, c'era chi aveva accolto con giubilo la notizia dell'integrazione dell'Opifìcio delle pietre dure con il Polo museale fiorentino diffusa dal sottosegretario Marcucci. Sembrava scacciato il rischio che il glorioso istituto fiorentino finisse sotto la direzione romana del costruendo Istituto superiore per il restauro. Ma forse un rischio più grande appare all'orizzonte: e se l'accorpamento al Polo fiorentino privasse l'Opificio non solo della sua autonomia ma ne declassasse addirittura la funzione? Lo afferma Giorgio Bonsanti, docente di Storia e tecnica del restauro all'Università di Firenze e per ben 12 anni a capo dell'Opificio, dopo Paolucci e prima di Acidini: «Inserito all'interno del Polo a capo dell'Opificio non ci sarà più un dirigente, ma un direttore, come avviene per ognuno dei musei statali fiorentini». Si tratta dunque di un declassamento puro e semplice? «Non dimentichiamo che l'Opificio dal '75 ha lavorato per tutto il territorio nazionale e inevitabilmente nel Polo fiorentino vedrà ridotto il suo bacino di competenza - continua Bonsanti - la verità è che viene cancellato come istituto a carattere nazionale. È o non è un declassamento? Io superai un concorso come dirigente per guidare l'Opificio, solo un dirigente stabilisce la politica dell'istituto, non un direttore». E la scuola che da anni prepara i futuri restauratori? «Sarà ridimensionata, naturalmente. Resterà soltanto quella presso l'Istituto centrale per il restauro, a Roma. D'altronde le intenzioni erano già abbastanza chiare, basti pensare che all'Opificio sono stati tagliati i fondi del 45, per gli istituti romani i tagli vanno dal 4 al 7-8, vorrà dire qualcosa?». Queste scelte sono da imputare al precedente governo? «Non solo a quello: il sottosegretario Marcucci è della Margherita, e Giuseppe Proietti era capo di tutti i dipartimenti del Ministero prima e lo è ancora. Il problema non è per niente risolto e mi spiace che il sindaco di Firenze non abbia con decisione detto la sua sull'argomento».