ISERNIA - «Chiusi o a rischio chiusura archivi, biblioteche, musei e aree archeologiche». Questo secondo la Uil, coordinamento regionale ministero Beni e attività culturali, è il quadro della situazione attuale nello stivale e anche nella regione Molise. La colpa, si legge in una nota, è tutta da imputare alla legge finanziaria, che «conferma i tagli per il funzionamento degli Istituti pari 3478 milioni di Euro per il 2007, 3395 per il 2008, e 3732 per il 2009. Nulla è cambiato con il governo di centrosinistra - tuona la Uil. - Tutto era cominciato con il decreto "tagliaspese" del 2002 con un decremento del 19 per cento, poi nel 2003 con un ulteriore 10 per cento e con la manovra del 2004 che riduceva mediamente del 40 per cento le spese. Infine Bersani con il suo recente decreto ha ulteriormente ridotto tali spese, inginocchiando definitivamente la cosa pubblica». Ad essere in pericolo o in assoluto stato di degrado, sarebbero anche molti monumenti, musei e aree archeologiche della provincia di Isernia. Ad esempio, scrive la Uil: «il castello di Venafro è chiuso e apre solo se qualcuno bussa con insistenza e ottiene "udienza" grazie alla buona, ma responsabile volontà, dell'unico custode rimasto. Il complesso di Santa Maria delle Monache di Isernia annaspa paurosamente, spesso aprendo tutto lo stabile con un solo custode e quindi senza garanzia alcuna e senza assistenza alcuna. Il museo del Paleolitico langue vergognosamente nella quasi totale dimenticanza e nella totale inerzia, perdendo occasioni su occasioni e consensi univoci. San Vincenzo al Volturno con la sua favolosa area abbaziale è di fatto chiusa senza personale, con infinite querelle. Il Verlasce di Venafro fermo all'anno zero. Il teatro di Venafro, fermo a meno zero. Il personale poi, è sceso di oltre 3500 unità nel corso degli ultimi 5 anni e nel prossimo triennio continuerà inesorabilmente a scendere. La risposta a tutto questo è la conferma del blocco delle assunzioni a fronte dei numerosi pensionamenti. I Beni Culturali sono cadaveri viventi. In questa situazione resta impossibile dare risposte a chiunque. Ai lavoratori (pochi rimasti), retribuzione da fame e prospettive sempre più nere; ai precari che saranno sempre più precari; ai fruitori dei beni che vedranno sempre più compromessa la possibilità a godere degli stessi beni appartenenti alla collettività. Vogliamo dire che nemmeno il semplice rapporto con l'utenza si riesce a garantire? Questa organizzazione sindacale - conclude il comunicato -per non rimanere insensibile a tale tragica situazione ha indetto già una mobilitazione a carattere nazionale, favorendo assemblee per porre l'attenzione sul "baratro culturale" e per sensibilizzare l'opinione pubblica sul futuro nero dei beni artistici».