La neo-soprintendente del Polo Museale: «Cercherò di fare del mio meglio ascoltando tutti. La fusione con l'Opificio potrebbe essere la soluzione giusta per mantenere a Firenze il centro direzionale». «Isozaki? Un caso politico» Anche se i «segni» visibili del suo predecessore non ci sono più, sarà difficile cancellare il profumo del suo sigaro toscano che aleggia nell'ufficio al primo piano di via della Ninna 5. Dopo Paolucci, ecco Cristina Acidini. É lei il nuovo soprintendente speciale per il Polo Museale Fiorentino. Ieri è arrivata presto in soprintendenza. Ha varcato la soglia alle 8,30 in tailleur blu, maglia bianca, trucco leggero. «Avrei voluto arrivare ancora prima, mal'autobus ha trovato un intoppo». Quella che le si prospetta è «una grande mole dì lavoro», dice dopo la cerimonia di passaggio di consegne al museo degli Argenti di Palazzo Pitti, «è la pesante eredità di Paolucci, che ha saputo cambiare il ruolo di soprintendente, abbinando le conoscenze scientifiche al dialogo con la società, sviluppando la missione di aprire i nostri musei a tutti coinvolgendo fece sociali che prima non sarebbero venute. Sarà impossibile eguagliarlo. Ma forò del mio meglio». Ha già fatto dei cambiamenti? Alcuni: ad esempio è arrivato il computer, una presenza che farà tremare gli scaffali che ha lasciato Antonio Paolucci per la novità che introduce. Senza, non me la sarei sentita di iniziare una stagione di lavoro nuova. E poi sto riprendendo confidenza con uno studio che ho lasciato dieci anni fa, che però è rimasto uguale a se stesso. A cosa darà priorità? In 30 anni di lavoro ho imparato che non c'è una priorità. Tutte sono priorità. L'unica cosa che adesso posso fare è essere disponibile ed ascoltare tutti e con un principio che è molto usato nel mondo anglosassone: chi arriva primo è servito per primo. E dell'idea del sottosegretario Marciteci che accorpa il Polo museale all'Opificio che ne pensa? Non le sembra confezionata ad hoc per lei che resta alla guida anche dell'Opificio? Ne sarei lusingata, ma voglio credere che sia una soluzione per mantenere a Firenze il centro direzionale di questo istituto che non può essere semplicemente delegato ad un'autorità di provenienza diversa. C'è comunque un percorso da compiere e da studiare per rendere possibile ciò. Ho già fatto presente ai miei superiori che se c'è da assumersi questa responsabilità aggiuntiva lo faccio nell'interesse dell'Opificio, perché una soluzione fiorentina mi convince di più, anche se un po' mi spaventa il carico di lavoro che si preannuncia già impegnativo per il Polo Museale... La presenza di un soprintendente all'Opificio è sempre la formula che meglio sintetizza il suo ruolo? Secondo me l'Opificio dovrebbe mantenere il suo dirigente staccato e autonomo dal Polo e dall'istituto che venga a formarsi a Roma. C'è un problema di opportunità: un Opificio che rimane se stesso in tempi che cambiano, e che vedono crearsi un Polo importante a Roma, potrebbe essere condannato ad una marginalità che non merita. Quindi si tratta di pervenire ad una soluzione che garantisca anche contro questo rischio. Sono convinta che il mantenimento di una dirigenza dedicata all'Opificio sarebbe il modo migliore per farlo funzionare. E la situazione dei precari? Al momento non ci saranno assunzioni e non possiamo illuderci di aumentare il personale. Il discorso dei precari andrà affrontato con i sindacati e con rappresentanti del personale. Come si comporterà con il "caso Isozaki? Dovrò capire quali direttive politiche verranno emesse. Direi che siamo al di fuori dell'ambito tecnico poiché questo aveva una sua linearità. Adesso stiamo a vedere come evolveranno gli eventi. Che importanza avranno le mostre? Credo che la mostra sia un'occasione per valorizzare aspetti che il visitatore in genere non percepisce. Si tratta quindi di un momento interpretativo e di valutatone che ha un suo significato. Non ci dimentichiamo tra l'altro Palazzo Strozzi e Forte Belvedere che possono essere una cassa di compensazione per esigenze culturali acuii musei non fanno pienamente fronte. Lei è anche nella Fondazione di Firenze per la cultura. I rapporti con l'Amministrazione? Rappresento il Comune, uno dei soci fondatori a livello di consiglio di amministrazione che sì ha capacità decisionale ma rispetto a scelte fatte da altri. Quindi il mio compito è di agevolare le iniziative che verrano programmate. Paolucci ha sempre detto che la poltrona da soprintendente è la più importante della città dopo quella del sindaco. É dello stesso parere? Non mi è mai capitato di soffermarmi sulla graduatoria di importanza, perché la città ha tanti programmi e tutti vanno sostenuti al meglio. Certamente per Firenze il ruolo di città d'arte è più importante rispetto ad altre meno fortunate. Tuttavia come tutte le altre componenti, nulla è decisivo nel destino della città. Fare per Firenze subito qualcosa? Beh, il mio primo desiderio è quello di presentare al meglio la figura dell'Elettrice Palatina che sarà protagonista di una grande mostra a Palazzo Pitti il 21 dicembre. Perché si capisca, una volta per tutte, come questa sola persona, ovviamente affiancata da valenti consiglieri, abbia indirizzato il destino della città. Mi sembra un doveroso omaggio a questa figura. Vorrei si capisse, attraverso questo grande esempio, che ci sono momenti storici in cui si stabilisce il destino di una città e di una comunità e si fa fronte adeguatamente alle situazioni. E come donna si sente? Un po' Elettrice Palatina? Mi sento suo indegna erede nel carico di responsabilità che lei ha affidato a noi che siamo i custodi del suo patrimonio. Quindi la sento una figura particolarmente vicina e anche un modello che sarei onorata di poter considerale mio. É stata una che non hai amato apparire, è rimasta all'ombra dei granduchi, rigorosamente maschi, ma al momento buono ha preso la decisione giusta. Quindi spero di avere lo stesso grado di lungimiranza e tempestività.