PRIMO giorno di lavoro in via della Ninna per Cristina Acidini, nuovo soprintendente del Polo museale fiorentino. «Volevo arrivare in ufficio prima, per un sottofondo emotivo, invece sono arrivata in orario, alle 8.30. Ho predisposto l'organizzazione dell'ufficio e, cosa che farà tremare gli scaffali, ho fatto portare il mio computer. Senza, non mi sentirei di poter iniziare questa stagione di lavoro e studio». E gli scaffali hanno tremato davvero, perché per oltre vent'anni l'ex soprintendente Antonio Paolucci, tra pile di cataloghi e libri in pericoloso equilibrio, non ha mai ammesso un computer nel suo ufficio. Cambio della guardia ieri mattina, tra le prime riunioni e l'ufficio da ordinare e adattare alla nuova dirigente. «In verità rientro dopo 10 anni in un ufficio che già conoscevo - osserva Acidini - perché sono stata soprintendente vicario quando Paloucci è stato ministro. Conosco tutti i colleghi e credo che proseguirà con continuità il lavoro e gli impegni che mi aspettano». Sorridente, cordiale, con il consueto aplomb, Acidini ha affrontato i primi appuntamenti della giornata insieme a Paolucci: la presentazione dei disegni di Leonardo in mostra agli Uffizi, il passaggio di consegne celebrato al Museo degli Algenti. Acidini signora degli Uffizi il nuovo corso si vede dal pc "Paolucci un maestro,proseguirò il suo lavoro " PROGRAMMI, dichiarazioni d'intenti, quelle che per ora annuncia Cristina Acidini. Con presupposti di metodo di lavoro ben precisi: «Sono disponibile ad ascoltare tutti, senza preclusioni. Seguo il principio anglosassone che vuole che chi arriva per primo è servito per primo». Da soprintendente dell'Opificio delle pietre dure al Polo museale. Con l'ipotesi imminente, annunciata dal sottosegretario Marco Mar cucci, di accorpa-mento dell'Opificio al Polo museale. Un superlavoro che l'aspetta. E che un po'la spaventa, ammette Acidini. «E' un percorso lungo da capire, vedremo con quali strumenti giuridici sarà possibile. Certo se c'è da assumersi anche questa responsabilità, lo farò, mi convince, ma mi spaventa il carico di lavoro da fare. Era meglio se l'Opificio conservava un suo dirigente, ma rischiava la marginalità nel caso di un nuovo superi-stituto che nasceva a Roma e si doveva trovare una soluzione che sventasse questo rischio». Eccoci quindi alla doppia soprintendenza nelle sue mani, sembra un incarico pensato proprio per lei. Con quali priorità, urgenze, emergenze? «In 30 anni di mestiere - risponde sicuro il neosoprintendente - ho imparato che non ci sono priorità, lo sono tutte e vanno affrontate tutte insieme. Cominciamo dai custodi: la nuova Finanziaria non prevede nuove assunzioni. I precari? Vedremo come risolvere il problema, allungare gli orari di apertura dei musei? Lo sono già abbastanza, più che in altri Paesi del mondo che ben conosco. Se mai vanno incoraggiate le aperture straordinarie. I Nuovi Uffizi? C'è un cantiere molto ben impostato che procede. Si va avanti sulla linea predisposta. La Loggia Isozaki? Ci sarà un incontro tra l'architetto giapponese e il ministro Rutelli Tecnicamente lì c'è un concorso vinto e un progetto da realizzare. Ma sono emersi elementi nuovi, con gli scavi e le indagini. Diciamo che c'è un progetto da rimodulare». Cristina Acidini sulla linea della continuità con Paolucci, che lei chiama «maestro». Proseguirà anche il programma di mostre, eventi che in questi anni hanno contraddistinto la gestione del Polo museale? «Ci sono programmi già in pista e andranno avanti - prosegue il soprintendente - non si torna indietro. Le mostre nascono nei musei, per valorizzare studi, ricerche da comunicare ai visitatori. E'vero che Firenze rischia di avvitarsi sul patrimonio del suo passato. Ma ci sono altre sedi da dedicare ad esempio alla contemporaneità e magari articolando l'offerta e facendo gioco di squadra». Un gioco di squadra che si prefigura anche con Mario Lolli Ghetti, che rientrerà alla direzione regionale toscana, con Antonio Natali, direttore degli Uffizi, con Isabella Lapi Ballerini, alla Galleria d'arte moderna al posto di Carlo Sisi. Con Alessandro Cecchi, che tra un mese subentrerà a Litta Medri alla direzione di Boboli. «Si rinnovano i vertici - prosegue Acidini - conosco e stimo tutti i colleghi. E vedrò come vorranno assolvere ai loro mandati di direzione. Con Lolli Ghetti ho rapporti affettuosi ed eccellenti». Quanto poi airapporti con Palazzo Vecchio, Acidini ricorda che proprio il sindaco Leonardo Domenici l'ha voluta nella Fondazione per la cultura «come rappresentate della città, ma non mi spettano scelte di indirizzo, poiché sono nel consiglio di amministrazione». Un'ambizione, infine. Altissima e tutta femminile. «Presentare al meglio la figura dell'Elettrice Palatina, protagonista della prossima mostra del Polo. Mi sento sua indegna erede, ma è un modello, una figura vicina per me, perché all'ombra dei granduchi al momento opportuno ha preso la decisione più giù- sta, lasciando il patrimonio a arte alla città. Spero di avere la sua lungimiranza e tempestività». E sempre ieri, gran festa d'addio ad Antonio Paolucci. Con le sale del Museo degli Argenti gremite di funzionari della soprintendenza, rappresentati di università, editoria, banche, anti-quari. Tra doni, come il dipinto del '700 della Galleria Pratesi di Camillo Sagrestani offerto dai dipendenti del Polo, da Fabrizio Guidi Bruscoli e la Biennale antiquaria, una stampa dello Zocchi da parte dell'Ente Cassa di Risparmio e una stampa della Toscana, ricordo della soprintendenza al patrimonio storico-artistico. Una cerimonia degli addii calorosa per un Paolucci ancora protagonista.