Il Ministero dei Beni culturali stanzia 400mila euro: saranno disponibili nei prossimi tre anni Si avvia verso la fase finale il restauro della prestigiosa chiesa di Sant'Agostino di Cittaducale grazie al finanziamento di quattrocentomila euro ricevuto dal Ministero dei Beni Culturali e girato alla Soprintendenza regionale ai beni monumentali. Non arriveranno in un'unica tranche perché la cifra è stata "spalmata" in tre anni: 100mila entro l'anno, 150mila nel 2007 e il residuo di 150mila l'anno successivo. «L'importante è che siano stati finanziati - spiega don Ferdinando Tiburzi - È un passo che attendevamo da tanto tempo. I lavori più onerosi erano fermi da oltre due anni, sono da terminare i sei altari laterali, la messa in sicurezza secondo le norme dell'Unione europea sull'impiantistica, dobbiamo recuperare completamente il pavimento e l'arredo seicentesco». La cittadina angioina per eccellenza sta vivendo nell'ultimo decennio una sorta di neorinascimento. Dopo il recupero delle mura duecentesche e delle due torri civiche, il centro storico sta ricevendo sostanziosi finanziamenti da parte di diverse istituzioni per diverse chiese: la cattedrale, la Madonna dei Raccomandati e ora Sant'Agostino. Chiesa austera, ad un'unica navata e senza ingresso principale, che ha subito nel tempo diverse manomissioni, alcune purtroppo traumatiche come quelle dovute ai terremoti che hanno duramente colpito la zona, l'ultimo del 1996, nei tempi passati quelli del 1605 e del 1703. Nata come chiesa dell'attiguo convento agostiniano, sorto, secondo la leggenda, per volere del predicatore francescano San Bernardino da Siena, in transito a Cittaducale nel 1437, oggi è priva dell'ingresso principale. Una porta risulta sulla parete di via Duca Roberto, un'altra dal chiostro interno del convento, che oggi è utilizzato come caserma dei carabinieri, mentre il portale principale in uso, seppur monumentale, che dà sulla piazza principale, è collocato sulla parete laterale della chiesa. Di stile tardo gotico, 1450 circa, dotato di colonnine ed archi finemente scolpiti come la porta lignea, opera di ottima fattura locale, risulta purtroppo appesantito dai sovrastanti finestroni realizzati nel rifacimento ottocentesco quando, a causa della soppressione napoleonica degli ordini monastici, l'edificio venne trasformato da parte del re di Napoli, Gioacchino Murat, in sottoprefettura ed adibita ad uffici statali. Fortunatamente, dell'epoca antica resta in piedi l'alto campanile gotico-romanico a più piani con numerose bifore. «A restauro ultimato - conclude don Tiburzi - contiamo di ricollocare sugli altari le quattro tele seicentesche di notevole valore artistico oggi nei depositi della Soprintendenza».