Ieri una seduta del Consiglio Comunale ha commemorato l'archeologo protagonista di battaglie civili contro l'abusivismo. Visita al centro di documentazione a lui dedicato I nostri figli erano coetanei, e la domenica,muniti di colazione rigorosamente al sacco («Perché perdere tempo in trattoria?»),partivamo, Antonio Cederna con la moglie Maria Grazia e i suoi tre bambini, io con i miei due, verso mete allora pochissimo frequentate: Veio, le sue tombe etrusche, oppure l'Appia, regina viarum, minacciata dall'abusivismo. Alla cui salvezza, Antonio Cederna, archeologo lombardo emigrato a Romanel1949e poi attestato, come un mite combattente in prima linea, dietro una scrivania de «Il Mondo» di Mario Pannunzio, dedicava, settimana dopo settimana, molti dei suoi articoli, ironici e fiammeggianti, contro «I vandali in casa».Nel 1956 raccolse gli scritti in un volume, ora rieditato da Laterza. Sfogliando il volume mi imbatto nella strepitosa storia del progetto, regolarmente benedetto da Pio XII, di costruire sopra le Catacombe di S.Callisto, un nuovo stadio, «per le esercitazioni delle nazioni cattoliche». Il primo articolo di Cederna, che denuncia il caso, è pubblicato su «Il Mondo» del 18 ottobre 1955: ma, come scrupolosamente ne dà notizia, in seguito, l'Autore, «un comunicato d'agenzia del 22 ottobre afferma che 'informazioni attinte a fonte vaticana recano che Pio XII non avrebbe intenzione alcuna di insistere per la costruzione di uno stadio lungo l'Appia Antica'». E Cederna commenta: «A qualcosa, come si vede,serve protestare». Incomincia quindi dall'Appia Antica a cui lui mi aveva introdotta (avevo conosciuto Antonio nella redazione de «Il Mondo») la mia personale «giornata del ricordo», a dieci anni dalla sua scomparsa. Nel tardo pomeriggio di ieri in Campidoglio, nell'Aula Giulio Cesare,una seduta del Consiglio Comunale era dedicata alla commemorazione di Cederna - non soltanto archeologo e, sul campo, urbanista e scrittore, ma anche deputato indipendente del Pci, dal 1987 al 1992, Consigliere Comunale di Roma e Presidente della Sezione romana di Italia Nostra fino alla sua morte.Di lui hanno parlato Vittorio Emiliani,Adriano La Regina e Desideria Pasolini Dall'Onda. (La sezione romana di Italia Nostra non è stata invitata). Ma alle dieci del mattino io avevo un appuntamento, al numero 222 dell'Appia Antica, con la Soprintendente Rita Paris e la sua collega Livia Giammichele, per visitare (e credo di essere stata la prim acronista a farlo) l'ex casale di Capo di Bove, acquistato nel 2002, esercitando il diritto di prelazione, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su proposta della Soprintendenza Archeologica allora diretta da Adriano La Regina. L'ex casale (che era stato trasformato in una villa residenziale con piscina e sette bagni), è destinato, completati i restauri, ad ospitare il Centro di Documentazione dell'Appia: che ha il suo nucleo fondante nell'archivio di Antonio Cederna, donato dalla famiglia, ed a lui intitolato. È stata, quella di ieri mattina, una promenade dans Rome, che ha rovesciato di segno,in positivo, le pagine aspre e dolenti oggi raccolte nella nuova edizione de «I vandali in casa». Scriveva allora Cederna: «L'impudenza dei vandali è senza fine. Essi pretendono di apportare nuova bellezza, e trasformano la via Appia Antica in bastarda periferia». Sarà perché al 222 ci sono arrivata a piedi, ed ho camminato quindi con reverenza su un tratto superstite dell'antico basolato romano; sarà per la splendida sorpresa degli scavi delle Terme, che gli ultimi proprietari della villa avevano coperto con prati e piscina... ma tutto è stato bellissimo. E cominciamo dalle Terme: intravedo mosaici con decorazioni di pampini, le Soprintendenti mi parlano di frammenti di marmi policromi, lucerne e monete recuperate, e della lastra scritta in greco - la traduzione è «Ad Annia Regilla, luce della casa» - dedicata appunto alla moglie di Erode Attico, morta giovanissima di parto. (Gli scavi di Capo di Bove, iniziati nel 2002, hanno portato alla luce 34 ambienti, e possono essere visitati nei giorni feriali dalle 10 alle 16, e la domenica fino alle 18. Visite guidate, informazioni e prenotazioni: 06-39967700, www.pierreci.it). Con l'elmetto giallo in testa posso poi visitare l'ex casale, in pieno restauro, dopo avere ascoltato, da Rita Paris, la storia di questa proprietà, che si estende per circa 8500 mq (l'edificio principale è di oltre 700 mq). Al secondo dopoguerra risale l'ampliamento e ristrutturazione residenziale di lusso, in cui i proprietari utilizzarono una quantità di reperti archeologici:per poi sostenere, come denunciava Cederna, «che le loro case-canili ben si intonano, per via di tegole usate, frammenti archeologici e colori da dentifricio, ai ruderi antichi». Per fortuna,devo dire, il Centro di Documentazione «Antonio Cederna» non ha affatto l'aria di un canile...