Due nomi, Enrico Paolini e Vasco Errani: la terza conferenza per il turismo di Montesilvano si è svolta sotto il segno di questi due personaggi politici molto rampanti e dai modi spicci. Paolini, coordinatore degli assessori regionali al turismo, ha liquidato in due parole i Sistemi turistici locali, sostenendo che «avere 400 stl non risolve nulla, polverizza l'offerta e non riposiziona l'Italia sui mercati internazionali»; ha dato il benservito all'attuale management di Alitalia: «Per la compagnia di bandiera, perché tale è ancora per operatori e consumer, serve un nuovo vertice che comprenda quanto è importante sviluppare i traffici aerei dagli oltre 20 scali minori e fronteggiare un'aerolinea come Ryanair, che presidia i mercati periferici del nostro paese si vanta pure di contribuire allo sviluppo turistico italiano. Ci vuole un'Alitalia regionale che riesca a intercettare nuove nicchie di business». Sempre Paolini ha lanciato una sorta di proclama all'intero universo politico, chiedendo a viva voce «un patto di legislatura per il turismo, condiviso da governo, regioni, enti locali e imprese. Un vero e proprio accordo nazionale fino al 2010 per risolvere le tre emergenze del turismo italiano, ovvero la qualità della Marca Italia, ripristinando il giusto rapporto qualità-prezzo dei nostri prodotti ricettivi, attraverso la condivisione di una strategia tra enti locali e imprenditoria turistica per intervenire su infrastrutture e accoglienza, e l'innovazione delle imprese per avere un management vincente». Vasco Errani, presidente della Conferenza stato-regioni, per molti il vero artefice del nuovo dinamismo delle regioni nel turismo, ha volato alto partendo dalla considerazione che «il vero grande problema del nostro settore non è il brand Italia, bensì l'assenza di un sistema organizzativo». Occorre costruire un sistema di promo-commercializzazione, che condivida strategie per la promozione, il brand e l,offerta commerciale. «C'è poi da metter mano a una grande riorganizzazione turistica che azzeri la confusione nella classificazione alberghiera, imponendo alle imprese dell'hotellerie uno sforzo per uniformare gli standard dei servizi a tutti i livelli. Ci vuole una riqualificazione non solo ricettiva, ma anche delle città, con l'impegno dei comuni a rimodellare l'accessibilità e l'ospitalità dei propri tenitori. Occorre, infine», ha sottolineato Errani, «rivedere anche i rapporti con il sistema bancario, perché è arrivato il momento di far capire a questi essenziali referenti dell'imprenditoria turistica che a fronte di investimenti, le operazioni creditizie devono avere tempi lunghi». Un binomio politico, dunque, che proprio da Pescara ha lanciato la sfida al settore privato: basta pianti, basta steccati, lavoriamo insieme su poche idee, ma forti. Le prime repliche degli operatori sono state abbastanza tiepide e quasi tutte dal tenore velatamente polemico: gli imprenditori turistici sono pronti da anni a condividere progetti e strategie, ma non vengono mai chiamati ai tavoli che contano.