A conti fatti una vacanza potrebbe costare fino a 25 euro di più a persona e per una gita fuori porta si dovrebbero sborsare cinque euro a testa. Probabilmente indigesta ai vacanzieri, la tassa di ingresso e di soggiorno piace (e parecchio) ai sindaci dei Comuni a più alta vocazione turistica, trova diffidenti i centri più grandi, addirittura fa promettere alla Regione uno scontro istituzionale. «Siamo pronti - spiega l'assessore regionale al turismo Marco Di Lello - a penalizzare in termine di finanziamenti i Comuni che sceglieranno di applicare questa tassa. Faremo azioni di disincentivo rispetto alle amministrazioni locali. Personalmente sono contrario a questa ipotesi di legge. Ritengo ci siano limiti costituzionali in quanto invade una competenza regionale, c'è un limite di strategia perché tassa una fonte di sviluppo come il turismo. Ho posto il problema a Rutelli e c'è l'impegno a rivedere la norma. Non c'è solo il rischio di creare città museo poco fruibili, si rischia di penalizzare un fattore di crescita. Sono contento che Napoli si sia già pronunciata per il no». Dalla Iervolino arriva, infatti, un secco rifiuto: «Ci mancherebbe che noi che abbiamo bisogno di attirare turisti a Napoli ci mettessimo pure a mettere la tassa d'ingresso in città». Posizione che trova eco in gran parte della maggioranza che governa Napoli e che viene ricalcata da Nicodemo Petteruti, primo idi cittadino di Caserta. «È ancora presto per esprimere giudizi - afferma - ma il dato da valutare con attenzione è il rapporto tra costi e benefici. Non vorrei si tramutasse in un elemento che disincentiva il turismo. Sia che si tratti di soggiorni lunghi o visite di un giorno alla Reggia». Il coro di entusiasmo si alza, invece, passando in rassegna i centri che fanno del turismo la principale fonte di reddito. «Sono favorevole in maniera incondizionata a qualsiasi iniziativa vada in questa direzione». Antonio De Luca, sindaco di Amalfi, è addirittura euforico nel valutare le ipotesi di attuazione. «Non è giusto -prosegue - che i cittadini si accollino i servizi di cui usufruiscono anche i turisti. Se la città è pulita è giusto che anche un visitatore paghi una quota per il servizio di raccolta e smaltimento. Stiamo già pensando a tasse di sbarco, ad aumentare i ticket per la sosta, a ripristinare l'imposta di tre euro per il transito nel centro». Stessi concetti da Positano. «Favorevole? Favorevolissimo - esclama il sindaco Domenico Marrone - siamo costretti ad affrontare costi elevati per i servizi non avendo possibilità di aumentare gli introiti. Stiamo già ipotizzando ad una tassa di soggiorno che vada dai 30 ai 50 centesimi oppure una gabella di un euro in ragione di ogni stella di valutazione alberghiera. È giusto che chi è ospitato in una struttura più piccola paghi di meno». Qualche distinguo arriva dal primo cittadino di Capri, Ciro Lembo: «Esamineremo con attenzione e valuteremo possibili ipotesi di vantaggio. Certo è che per quanto riguarderebbe la tassa di soggiorno non abbiamo particolare interesse ad applicarla. C'è un numero di posti letto già fissato da tempo e quel tipo di turismo è quello che porta sviluppo. La tassa di ingresso può, invece, servire a disciplinare il "mordi e fuggì" che crea, spesso, solo confusione penalizzando sia noi che i turisti». Se Capri può pensare a imporre con relativa facilità la tassa d'ingresso, discorso diverso riguarda città come Pompei. «Siamo uno dei centri più visitati d'Italia - commenta il sindaco Claudio D'Alessio - ma rispetto a queste norme resta il parere favorevole ma la difficoltà di trovare modi d'attuazione. In città dovremmo poter aumentare la ricettività, creare un'area museale, dare i presupposti a un reale sviluppo turistico. Eppoi come individuare i turisti che entrano in città con mezzi propri o con il treno? Impensabili i posti di blocco, chiediamo da tempo una quota sui biglietti degli Scavi».