Vetro, acciaio, vecchi mattoni rosso sangue. Dalle rovine di una zona dismessa, è nato a Bologna un polo dell'arte, una cittadella della cultura unica in Europa. L'ha progettata l'architetto Aldo Rossi e sarà inaugurata domani dal sindaco Giorgio Guazzaloca e dal rettore dell'Università Pier Ugo Calzolari. Ospiterà cinema, teatro, musica, danza, libri, arti figurative, in manifestazioni pensate e coordinate da docenti universitari in modo che la ricerca teorica, lo studio si bagnino continuamente di realtà e pubblico. La «Manifattura delle arti» sorge poco lontano dal centro della città. Per secoli, quella zona di porto è stata laboratorio di mestieri e imprese. Dal Rinascimento in poi lì si produceva, si scambiava, si inventava. Poi sono arrivati i piani regolatori ottocenteschi e le bombe della guerra. I mulini, le manifatture tabacchi, il macello cittadino, le cartiere, sono stati ridotti in macerie. E lo sono rimasti per parecchi lustri. A partire dal '96, i 100 mila metri quadrati dell'area sono stati riprogettati e ristrutturati dal Comune e dall'ateneo dì Bologna. Con un investimento di circa 50 milioni di euro. I «laboratorii, coordinati da Lamberto Trezzini, comprendono un teatro di 150 posti a struttura mobile (molto rosso, come il sangue delle bestie uccise nel vecchio macello), un auditorium da 210 posti, uno spazio destinato agli uffici del Centro la Soffitta, otto locali per la produzione di cinema e audiovisivi, con studi di registrazione, mixer digitale, sala montaggio e postproduzione. Qui si alternano spettacoli e concerti coordinati dai docenti del dipartimento di musica e spettacolo dell'Università diretto da Marco De Marinis. Progetti culturali ad ingresso gratuito o agevolato che vanno dalla cultura indiana a Pippo Delbono, dal Teatro della Valdoca al No giapponese, dagli omaggi a Carmelo Bene (con lezioni video inedite degli Anni '80) a Martha Graham, dai suoni di Ligeti a quelli di Schumann. La storica cineteca di Bologna, nata negli Anni '60 e sistemata da qualche anno nel bellissimo edificio Liberty che serviva a trattare i tabacchi e a rollare sigarette, avrà nel polo culturale nuovi spazi. Il cinema Lumière, sdoppiato in due sale, che da oggi ospitano il festival cult del «Cinema ritrovato» e la bellissima biblioteca disegnata da Rossi poco prima di morire in un incidente automobilistico, che si estende su 2800 metri quadrati. Conserva 20 mila volumi, 200 mila manifesti e locandine, un milione di fotografie, 2 mila testi di grafica e fumetto, scaffali di gialli popolari, francobolli, brochure. E' dotata di postazioni per collegamenti a Internet e per risanare le pellicole. La cineteca, nota in tutto il mondo, conserva 18 mila pellicole, restaura, strappa all'oblio e alla distruzione fondi provenienti da collezionisti, produttori ed esercenti privati. Tra gli ultimi interventi filologici, il recupero de II bidone di Fellini, II posto di Ermanno Olmi, Dolci inganni di Alberto Lattuada e tutta l'opera di Chaplin, che gli eredi del grande attore e regista americano hanno affidato alle cure bolognesi. La programmazione del Lumière è ispirata, come il cartellone di teatro e musica alla curiosità, al recupero, alla osmosi tra ricerca e pubblico, alle proposte di opere penalizzate dal mercato. La nuova cittadella diventa dunque un importante polo pubblico (le risorse finanziarie per funzionare le trae dall'università, dagli enti pubblici, da un paio di fondazioni private) per la didattica e il consumo culturale. Si integra con la vicina Salara, sede dell'Arcigay, e con il Bastione di Porta Lame. Il progetto di Rossi ha cercato di conservare intatto il nucleo storico delle vecchie fabbriche. Rimangono in piedi i vecchi muri di mattoni, le ciminiere, i tetti operosi. Ma tutto s'accentra ora idealmenlte nel cortile, una sorta di «piazza» dechirichiana, con un cilindro, un cubo, un parallelepipedo, una galleria. Qui, nell'ex forno del pane, nascerà tra poco (nel 2005) la nuova galleria d'arte moderna. A completare idealmente il polittico dell'ingegno.