Ci confidava nei giorni scorsi un antiquario milanese, Mario Scognamiglio, titolare di una libreria storica in via Rovello, che i libri dedicati a Milano hanno sempre meno acquirenti. Certo, il pezzo raro è comunque cercatissimo, ma quei testi che un tempo stavano sugli scaffali solo pochi giorni, ora rischiano di rimanere lì per dei mesi. E Scognamiglio, che ha origini napoletane ma conosce come pochi i costumi meneghini, concludeva: «Sotto la Madonnina si comincia a perdere il gusto della propria identità. Peccato. E speriamo...». II resto della frase non lo riveliamo, anche perché da essa partiremo per il nostro intervento. Il tema dell'identità, d'altra parte, diventa ormai centrale nella società odierna e non è esagerato sottolineare come la sua crisi coincida con quella del nostro sistema di vita e di quelli che chiamiamo ancora con un certo coraggio morale valori. Nei giorni scorsi su queste pagine vari articoli sono stati dedicati ai locali storici milanesi che stanno chiudendo o che attraversano un periodo difficile; dal bar Taveggia alla ferramenta Colimi. Mettevano a nudo una situazione di cui ogni milanese s'è accorto: la nostra storia sta morendo più in fretta che nel passato. Non sappiamo più cosa farcene. Non entreremo in merito alla questione. Ovvero se, sia un fatto fisiologico che questo accada o se sia un bene (affinchè possano crearsi altre tradizioni) o una catastrofe; chi scrive si limita semplicemente a ricordare che la sopravvivenza dei locali storici è una scelta politica. A Roma, ad esempio, se una certa bottega riceve la targa che la qualifica come tale, è tutelata; a Milano questo non accade. L'esempio più clamoroso ci sembra quello della libreria Remainders' in Galleria che chiuse la scorsa primavera, pochi giorni dopo essere stata riconosciuta, appunto, locale storico. Ma è tutto un morire di tradizioni: alla fine del secolo appena passato chiudeva il caffè Donini in San Babila (ora c'è Guess) e all'inizio della scorsa estate il caffè Portioli al Ticinese (ora ci sono le t-shirt). Non sono che esempi dei mille possibili. Non vogliamo piangere maledicendo il tempo che viviamo e le regole economiche che si fanno sempre più stringenti, più frigide; crediamo semplicemente che salvare i locali storici è come investire sulla nostra identità, per ricordare a una città dal grande passato come Milano che il presente è più umano se non cancella tutto quanto l'ha preceduto.