Recuperato in Croazia nel 1999, folla a Firenze per l'unica mostra italiana Rappresenta un greco dopo una gara. Il restauratore: straordinario realismo FIRENZE È avvolto da una improbabile nebbia, candida e abbagliante, l'atleta. Effetto di un gioco di luci, magie elet-triche nascoste dietro teli e pannelli di un antico loggiato che Michelangelo trasformò in stanza. Qui, il bronzo scuro, sembra un dio greco e duemila anni dopo ha ancora il potere di stupire, emozionare, fermare il tempo. In fila, davanti alla statua alta quasi due metri, si ritrovano turisti e fiorentini uniti e incantati da quel volto di adolescente affaticato con i capelli in disordine dopo una gara vittoriosa. E dalle mani perfette, che stringono la copia di un oggetto, lo striglie (oggi perduto) usato dagli atleti dell'età classica per pulire il corpo da sudore, polvere e olio prima di un bagno tonificante. Appena un giorno di apertura e sono già migliaia i visitatori accorsi ad ammirare a Firenze il Bronzo di Lussino, la statua strappata nel 1999 dalle acque della Croazia e restaurata grazie anche all'intervento dell'Opificio delle pietre dure. Una mostra allestita a Palazzo Medici Riccardi, l'antica dimora di Lorenzo il Magnifico, voluta dal presidente della provincia Matteo Renzi, dalla Sovrintendenza al polo museale e dal governo croato, che rimarrà aperta sino al 30 gennaio. «Apoxyòmenos, l'atleta della Croazia» racconta storie eroi-che, nasconde enigmi, pone interrogativi storici. Dentro le sue membra, i restauratori hanno trovato gusci di noce, noccioli di oliva, di pesca e di ciliegia, residui di erba morella, una pianta infestante (anche questi reperti in mostra a Firenze). «La statua, una copia di un originale greco mai trovato, era diventata il nido di un roditore spiega Cristina Acidini, sovrintende per il Polo museale fiorentino e responsabile dell'Opificio delle pietre dure e probabilmente era stata abbandonata in un laboratorio in Asia Minore». Restò lì, chissà per quanto tempo, poi fu restaurata e partì su una nave per raggiungere una villa romana sull'alto Adriatico. E naufragò. Il mare e la sabbia hanno nascosto l'atleta per duemila anni. Poi il 12 luglio del 1997 Reni Wouters, sommozzatore belga, si accorse di quella presenza. «Credevo fosse un corpo umano, pietrificato, orribilmente sfigurato dal mareracconta . Solo più tardi ho capito che era una statua, antica». Nel 1999 i lavori di recupero. «Che per la prima volta al mondo sono stati documentati con un video, oggi visibile alla mostra fiorentina», ricorda Maurizio Michelucci, al tempo direttore del settore archeologico dell'Opificio delle pietre dure. Giuliano Tordi, il restauratore, ricorda l'emozione della «prima volta». «Mettere le mani su questo bronzo è stato un viaggio nel tempo. Avevo davanti un mostro avvolto da sedimenti marini e incrostazioni. Dopo l'esame a raggi gamma cominciai a vedere la sua vera anima. Dietro il caos c'era una bellezza straordinaria, il volto di un giovane greco, diverso dallo stereotipo della bellezza classica. C'era un realismo impressionante in quella espressione». Chi fosse quel campione nessuno ancora sa dirlo. Era un giovane di 17-18 anni, che viveva quel momento di gloria con quiete e serena compostezza, ormai lontano dagli dei in declino dell'Olimpo.
Un enigma lungo duemila anni. E' rinato l'atleta di Lussino
La statua del Bronzo di Lussino, un atleta greco, è stata recuperata in Croazia nel 1999 e ora è esposta a Firenze in una mostra allestita a Palazzo Medici Riccardi. La statua, una copia di un originale greco mai trovato, è stata restaurata grazie all'intervento dell'Opificio delle pietre dure e del governo croato. La statua è stata trovata in un laboratorio in Asia Minore, dove era stata abbandonata per duemila anni, e poi naufragò in mare. È stata scoperta da un sommozzatore belga nel 1997 e i lavori di recupero sono stati documentati con un video. La statua è stata restaurata con un esame a raggi gamma e mostra un realismo impressionante.
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