La salute pubblica, innanzitutto. La bonifica del fiume Sarno, prima di tutto. La storia si ripete. Questa volta è toccato alla Valle del Sarno; a Poggiomarino, località Longola, dove un insediamento protostorico perifluviale è stato, in parte, sacrificato in nome di un depuratore. A proposito di tutela archeologica e dintorni, abbiamo intervistato il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani. Ministro Urbani, lei ha costituito nei primi giorni del 2003 un Consiglio scientifico per la Tutela. Può illuminarci sui compiti di questo Consiglio e sul lavoro che esso va svolgendo? «Il Codice dei Beni culturali è già pronto in una bozza di lavoro che abbiamo appena sottoposto al Presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo. Non resta quindi che attendere le valutazioni degli Enti Locali per poi varare un codice omogeneo ed esaustivo». L'attuale T.U. sui Beni culturali e ambientali (D.lgs. 49099), punto di arrivo di tutta la normativa in materia emessa nel corso di circa un secolo, tratta in maniera unitaria i beni culturali. Lei crede che i beni archeologici possano richiedere un codice di tutela specialistico? «La specificità dei beni archeologici in particolare, e quella dei beni artistici in generale, deve riguardare innanzitutto le sanzioni per i reati a danno del patrimonio artistico. Oggi come oggi una simile figura di reato non è prevista. Il Ministero da me retto sta collaborando quindi con il Ministero di Grazia e Giustizia per inserire nel codice penale un inasprimento delle pene e alcuni nuovi tipi di reato, riguardanti soprattutto l'archeologia. Si va dal contrabbando alla ricettazione di opere d'arte, ma si è pensato anche a colpire duramente gli scavi archeologici abusivi, oggi a malapena considerati tra i reati». In località Longola di Poggiomarino un insediamento protostorico perifluviale è stato, in parte, distrutto dalla costruzione di un depuratore del medio Sarno. In Italia, in particolar modo nel Sud, in certe aree, difficili, la tutela è a macchia di leopardo. «La domanda riguarda una questione molto delicata. Da un lato essa investe la salvaguardia della salute della collettività e dell'ambiente. Nessuno di noi può dimenticare quanto successo nel Sarno. Si tratta della preservazione del paesaggio, della salute dei cittadini, della pulizia del nostro mare. Dall'altro lato essa coinvolge la tutela e la valorizzazione dei ritrovamenti archeologici». I lavori, appena rinvenuti i reperti archeologici, sono stati fermati... «Il Soprintendente archeologico di Pompei ha giustamente fermato i lavori. È stata quindi avviata una procedura di concertazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. In quella sede, considerato lo stato di emergenza socio-economico ambientale del territorio, si è concordato con la Soprintendenza archeologica di Pompei l'inizio dei lavori di scavo per l'esecuzione dei saggi e contemporaneamente la ripresa dei lavori nelle aree o porzioni di esse non interessate dagli scavi». Cosa hanno portato alla luce i due saggi archeologici? «I primi due saggi archeologici hanno progressivamente messo in luce una serie di abitati sovrapposti l'uno all'altro, databili dal II millennio a.C. fino a tutto il VII secolo a.C., riferibili ad insediamenti palafitticoli risalenti all'attività del bronzo, del ferro e dell'Orientalizzazione (XV-VII a.C.). Questo ha confermato l'interesse archeologico dell'area e determinato l'impossibilità di proseguire i lavori cosi come concordato. Si è quindi resa necessaria una seconda procedura di concertazione che ha rimesso al commissario delegato, Roberto Jucci, la responsabilità di individuare una delle tre soluzioni proposte dal Consiglio dei Ministri; la modificazione tecnologica dell'impianto in modo da limitare l'ingombro del depuratore; la rilocalizzazione dell'impianto in altra zona comunque nel comune di Poggiomarino oppure la rimodulazione del sistema depurativo del medio Sarno su tre impianti di depurazione anziché quattro, escludendo quello di PoggiomarinoStriano». Quale soluzione ha adottato Jucci? «Jucci ha adottato l'ultima soluzione, per la quale non posso che esprimere ogni soddisfazione dato che in questo modo sì dimostra che la tutela è possibile anche quando gli interessi coinvolti sono molteplici. Anzi, come in molti altri casi, si sta recentemente riconoscendo che la tutela del patrimonio culturale e lo sviluppo delle infrastrutture riescono a convivere in un equilibrio di reciproca valorizzazione. Penso a quanto avvenuto a Pisa, dove i lavori dello scalo ferroviario di San Rossore ci hanno riconsegnato uno dei porti romani meglio conservati e numerose imbarcazioni antiche, o a Lucus Feroniae, antica villa romana emersa dagli scavi per l'ampliamento della A1 e recuperata grazie alla sensibilità della Società Autostrade».
Sarno, questione da non dimenticare. Intervista a Giuliano Urbani
Il fiume Sarno, in particolare la Valle del Sarno, è stato oggetto di una bonifica. A Poggiomarino, in località Longola, è stato distrutto un insediamento protostorico perifluviale per costruire un depuratore. Il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, ha costituito un Consiglio scientifico per la Tutela. Il Consiglio ha lavorato per creare un codice di tutela specialistico per i beni archeologici. Il Ministero sta collaborando con il Ministero di Grazia e Giustizia per inserire nuovi tipi di reato nel codice penale, riguardanti l'archeologia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo