Il Campidoglio studia la norma inserita nella Finanziaria ERA stato proprio il Campidoglio a sollecitare l'introduzione in Finanziaria di un contributo di soggiorno da far pagare ai turisti nelle città d'arte. E ora che la norma è stata inserita, il Comune di Roma si sta già muovendo per istituire la nuova imposta che farebbe incassare «ma destinati esclusivamente a migliorare l'attrattività del territorio» 50 milioni di euro. «Non ho ancora avuto modo di leggere il testo della manovra», avverte l'assessore al Bilancio Marco Causi, «ma da quel che ne so il Governo avrebbe concesso ai comuni turistici la facoltà di avvalersi della tassa di soggiorno, così come richiesto dall'Anci e deliberato due anni fa dall'Aula Giulio Cesare. Tanto più utile in una città come Roma, in cui gli abitanti si trovano a pagare tramite le imposte e le tariffe locali i costi inevitabilmente e fortunatamente generati dai grandi flussi turistici». Avviati verso «il record storico delle 18 milioni di presenze nel 2006, a conferma del trend degli ultimi tre anni in cui gli arrivi sono cresciuti del 25», ha reso noto ieri il sindaco Veltroni. «Che però significano», incalza Causi, «turni dì pulizia rafforzati nel centro storico, potenziamento della raccolta dei rifiuti, più decoro urbano e manutenzione. Oggi queste attività sono pagate da una famiglia che abita a Tor Bella Monaca in modo uguale all'albergatore di via Condotti: mi sembra perciò equo che tutte le persone non residenti, che fruiscono della capitale, diano un piccolo contributo». Da definire, sottolinea ancora l'assessore, di concerto con le categorie produttive e le parti sociali. Secondo quanto stabilito dal Governo, dunque, i turisti dovranno sborsare un massimo di 5 euro a notte, in linea con quanto già previsto dallo studio del Campidoglio: ossia, un euro per ogni stella dell'hotel prenotato (una stella un euro, due stelle due euro e così via). Prevedendo però l'esenzione totale per il cosiddetto "turismo sociale": dagli ostelli della gioventù ai soggiorni per gli anziani. Una tassa simile a quella già applicata da altre grandi capitali: dalla Francia alla Germania, passando per Inghilterra e Stati Uniti. «A New York», conclude Causi, «il Comune ricava dai turisti 300 milioni di euro».