Il sindaco Michele Emiliano è cauto: «Devo leggere il testo della legge finanziaria - spiega - ma escludo categoricamente che sin da oggi si possa quantificare l'indennità». Quindi la cifra di cinque milioni è solo una illazione o quanto meno una ipotesi di valutazione non suffragata dall'ufficialità? «L'indennizzo - continua il primo cittadino - dovrà essere calcolato secondo i prezzi di mercato. Anche perché laddove la indennità fosse risibile, la legge sarebbe incostituzionale. La Cassazione, in numerose pronunce, ha sancito che l'indennità deve rappresentare "un serio ristoro" alla proprietà. E comunque non spetta al sindaco, ma al prefetto determinare l'eventuale indennità». Sì, ma lei che cosa pensa della ipotesi esproprio, sponsorizzata, a quanto pare, dal Consiglio dei ministri? «Non sono né contrario né favorevole all'esproprio - risponde E-miliano -, ma mi auguro che questa scelta sia la più efficace per giungere alla riapertura del teatro, che entrerebbe a fare parte del patrimonio comunale, in tempi rapidi». E come interpreta la iniziativa del Governo? «Può essere che l'esecutivo centrale, di fronte alla necessità di stanziare altri 8 milioni di euro per completare la ricostruzione del monumento della nostra città, e poi di fronte alla prospettiva di pagare il canone annuo per un bene che dopo 40 anni dovrebbe essere restituito alla famiglia Messeni Nemagna, abbia pensato a questa alternativa», afferma Emiliano. E da un segnale di apertura alla famiglia Messeni Nemagna: «Esiste ancora lo spazio di una trattativa per l'acquisto da parte del Comune, a un prezzo, però, che dovrebbe essere non molto diverso dall'indennità valutata dal prefetto». Infine il primo cittadino ricorda che la ipotesi-esproprio era stata ventilata «dall'allora presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, e inoltre - continua Emiliano - da alcuni autorevoli dirigenti del Ministero per i Beni culturali».